“Spesso l’uomo non accoglie il Vangelo della Vita”

La «Giornata dell’Evangelium vitae». Così gli organizzatori hanno voluto denominare il grande incontro sulla sacralità della vita che si è svolto a Roma in questi giorni in occasione dell’Anno della Fede, “per attestare – afferma il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella – tutta la grande tematica che si sviluppa intorno all’impegno della Chiesa sulla promozione, rispetto e difesa della dignità della vita umana”.
Come per gli altri eventi, anche questo è stato preparato secondo uno schema tradizionale per l’Anno della Fede: il pellegrinaggio alla Tomba di Pietro, l’opportunità di celebrare il sacramento della riconciliazione e prendere parte all’Adorazione eucaristica, e una catechesi organizzata in diverse chiese di Roma.
La riflessione offerta al gruppo linguistico italiano è stata dettata dal card. Camillo Ruini, vicario generale emerito di Sua Santità per la Città di Roma. Con vibrante determinazione, il card. Ruini ha ricordato che “troppo spesso la fede non è quello che dovrebbe essere: il fondamento e il criterio di indirizzo per la nostra vita e la nostra decisione”, e che “se noi cattolici non cresciamo in questa consapevolezza, saremo condannati a una crescente irrilevanza e insignificanza, che penalizzerebbe ogni nostra capacità di evangelizzazione. Non solo in ambito politico, ma in ogni dimensione della proposta cristiana”.

Con la nota schiettezza e le diplomatiche capacità oratorie il Vicario generale emerito di Roma ha detto che quella contenuta nella “Evangelium Vitae” è “una dottrina molto forte e molto chiara” sui temi della vita, che dà indicazioni nette anche nel campo della legislazione in tale materia. Per Giovanni Paolo II, infatti, i valori morali sono “essenziali e nativi” e in quanto costitutivi della dignità della persona non possono essere “né creati, né cambiati e tantomeno distrutti o soppressi”. “Sembrano di un altro pianeta – prosegue Ruini – i comportamenti di molti politici che si dichiarano cattolici, ma che sono a favore di legislazioni che contemplano aborto e eutanasia”. Da stigmatizzare, però, è anche “il comportamento di quegli elettori che si comportano quasi indifferentemente nelle loro scelte”, e non tengono conto delle posizioni che i loro candidati assumono in tale ambito decisivo per la testimonianza dei credenti. “È un problema grave lo scarso senso di appartenenza ecclesiale”, ha commentato il cardinale, secondo il quale tale atteggiamento è frutto di una “laicità male intesa”, cioè “interpretata come autonomo giudizio morale quando siamo in sede politica e legislativa”. “La traduzione legislativa dei valori morali passa per gli elettori”, chiarisce mons. Ruini, “ma se sono consapevoli dei contenuti antropologici della nostra fede, non possono prescindere da questi. Se lo fanno, commettono una grave mancanza” (Sir).

“Credendo abbiamo vita”. E’ il tema e la sfida della «Giornata dell’Evangelium vitae» che prende le mosse dall’omonimo documento di Giovanni Paolo II, pubblicato nel marzo del 1995, sul valore e l’inviolabilità della vita umana. Un documento che a distanza di anni mantiene inalterata la sua attualità, percorrendo le frontiere della vita nascente, quelle della fragilità dell’uomo difeso in ogni suo stadio esistenziale.
“Siamo in una situazione – afferma senza mezzi termini ai microfoni di Radio Vaticana il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita – in cui la vita è circondata da una selva di delitti di ogni specie”; e per offrire qualche esempio, Sgreccia riferisce alcuni dati allarmanti: “Le ombre su questo piano e i delitti che si stanno compiendo sono enormi: se si pensa che la sola Cina, negli ultimi 40 anni, per limitare le nascite a non più di un figlio ha obbligatoriamente imposto 400 milioni di aborti; se si pensa che nel mondo, ogni anno, si praticano – con l’approvazione della legge – dai 45 milioni ai 50 milioni di aborti. Adesso si fa pressione sull’eutanasia, specialmente l’eutanasia neonatale: uccidere cioè il bambino quando si scopre che esso non è sano o prima della nascita, con un uso scorretto della diagnosi”.

Il presidente del Movimento per la vita italiano, Carlo Casini, ricorda che le aggressioni contro la vita, elencate dal Pontefice polacco nel ’95, si sono moltiplicate. “Basti pensare all’aggressione contro la famiglia, alla sperimentazione sull’embrione, alle aggressioni anche di questi giorni contro l’obiezione di coscienza del personale sanitario… Ma non ci dobbiamo scoraggiare, perché in effetti questa virulenza delle aggressioni dimostra che in realtà il tema centrale oggi – culturale, politico, educativo – è proprio quello della vita umana”. Casini considera il testo dell’Evangelium vitae la più grande enciclica sociale dopo la Rerum Novarum, e per queste ragioni “bisogna che diventi un testo di insegnamento, di approfondimento nelle università, nei seminari, nelle parrocchie e nella preghiera. Dovremmo ricordarci ogni domenica di avere un pilastro in difesa della vita, cambieremmo la mentalità, difenderemmo e salveremmo molte vite umane”.

Durante la Santa Messa celebrata sul Sagrato della Basilica Vaticana gremita di fedeli, Papa Francesco coniuga il tema della vita con le verità di fede contenute nella Sacra Scrittura e le contraddizioni di un’umanità che tende, talvolta, a seminare la cultura della morte. Citando l’adulterio commesso dal re Davide, Papa Francesco ricorda come la Bibbia mostri “il dramma umano in tutta la sua realtà, il bene e il male, le passioni, il peccato e le sue conseguenze. Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte”. Dio però non è un giudice severo e non limita la nostra libertà di vivere; Egli è “colui che dona la vita e che indica la via della vita piena. (…) La nostra vita è piena solo in Dio, Egli è il Vivente!”.

Commentando i brani suggeriti dalla liturgia, Papa Francesco torna a descrivere un Dio amorevole e misericordioso, capace di portare la vita di fronte alle opere di morte, al peccato e all’egoismo. E per tre volte il Papa (con un fuori programma al quale ormai ci ha abituati) invita i fedeli presenti a Piazza San Pietro a ripetere questa verità: “Dio il vivente e misericordioso!”. “Gesù – afferma il Pontefice – accoglie, ama, solleva, incoraggia, perdona e dona nuovamente la forza di camminare, ridona vita. In tutto il Vangelo noi vediamo come Gesù con i gesti e le parole porta la vita di Dio che trasforma”. E’ lo Spirito Santo donato da Cristo che ci introduce nella vita divina con la dignità dell’essere figli di Dio, e di fronte a tale consapevolezza bisognerebbe chiedersi quanto davvero – afferma Papa Francesco – “Siamo aperti noi allo Spirito Santo? Ci lasciamo guidare da Lui?”.
“Il cristiano – prosegue il Pontefice – è un uomo spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive “nelle nuvole”, fuori della realtà, (come se fosse un fantasma), no! Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé”.

E’ al termine dell’omelia che le parole di Papa Francesco diventano ancor più determinate e inconfondibilmente legate al modo di vivere del nostro tempo: “Spesso – dichiara – l’uomo non sceglie la vita, non accoglie il «Vangelo della vita», ma si lascia guidare da ideologie e logiche che mettono ostacoli alla vita, che non la rispettano, perché sono dettate dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro”. Papa Francesco invita a non cadere nell’illusione “di voler costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’amore di Dio”, a non sostituire Dio con “idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e di morte”, o come spesso ricordava il Papa emerito Benedetto XVI a vivere “Etsi Deus non daretur”, come se Dio non esistesse!
Al termine della Santa Messa celebrata per la Giornata dell’Evangelium Vitae, e dopo i saluti di mons. Rino Fisichella, Papa Francesco guida la recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro ricordando la figura del beato di Odoardo Focherini, sposo e padre di sette figli, giornalista. Focherini – ricorda il Pontefice – fu “catturato e incarcerato in odio alla sua fede cattolica, morì nel campo di concentramento di Hersbruck nel 1944, a 37 anni. Salvò numerosi ebrei dalla persecuzione nazista”. “Rendiamo grazie a Dio – conclude Papa Francesco – per questo testimone del Vangelo della Vita!”.

Scritto per Korazym.org

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