Lettera di un regista polacco al Papa

mani carcere-ka1B-U1080147412081251E-1024x576@LaStampa.itScrive al Papa, Janusz Mrozowski, produttore e regista cinematografico franco-polacco, per raccontare le prospettive, le attese e le delusioni legate al progetto “Prison Match”, su cui Mrozowski ha investito e continua ad investire – in termini economici e professionali – tutta la sua vita. Da tredici anni, infatti, Janusz Mrozowski gira film nelle prigioni polacche, per raccontare le difficoltà quotidiane, la solitudine e le speranze che possono essere vissute dietro le sbarre di un carcere.

Il progetto “Prison Match” nasce dal desiderio di ringraziare i detenuti e le guardie carcerarie polacche per gli anni di proficua collaborazione mostrati durante le riprese cinematografiche; «doveva essere – precisa Janusz Mrozowski – il mio canto “carcerario” del cigno, per unire questi gruppi sociali, in teoria nemici, in una squadra di calcio, composta da sei detenuti e cinque guardie, che doveva giocare una partita contro una squadra italiana, ugualmente composta, sul campo della Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso di Roma».

L’iniziativa, “Una partita di calcio della misericordia e dell’alleanza”, era stata pensata in occasione del Giubileo dei detenuti che si celebrerà a Roma il prossimo 6 novembre, e già a maggio, Janusz Mrozowski era stato ricevuto da Papa Francesco per presentargli il progetto e chiedergli di aprire il Match italo-polacco. «Ci tenevo particolarmente – spiega Mrozowski – a sfidare i pregiudizi: i detenuti e le guardie diventavano qui i veri protagonisti che devono cavarsela con le proprie debolezze e superano i pregiudizi reciproci, dando in tal modo un esempio a tutta la società e contribuendo alla riflessione sul tema del carcere del XXI secolo, affinché diventi un vero luogo di riabilitazione e reintegrazione, e non semplicemente, come purtroppo spesso accade, un deposito di persone giudicate socialmente pericolose».

Organizzata per la vigilia del Giubileo dei detenuti, e arbitrata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, ex arbitro del pallone, Mrozowski sperava che fosse proprio Papa Francesco ad aprire personalmente l’inedito incontro calcistico. Il progetto però deve superare alcune difficoltà. Nonostante l’entusiasmo iniziale delle due amministrazioni penitenziare italo-polacche, infatti, il Ministero polacco della Giustizia ha fatto sapere che la partenza della squadra polacca per l’Italia non è possibile a causa… della minaccia di attacchi terroristici, e l’idea di far disputare la partita in Polonia pare assai remota, poiché la legge italiana non concede ai detenuti italiani la possibilità di viaggiare all’estero.

Tra le iniziative legate a questo progetto il regista polacco avrebbe voluto realizzare anche un documentario lungometraggio italo-franco-polacco per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccontare la realtà carceraria italiana e polacca. «Il film – precisa Janusz Mrozowski – doveva iniziare con le immagini d’archivio come splendida testimonianza della misericordia e dell’amore verso il prossimo da parte di Papa Giovanni Paolo II per il Suo attentatore, il turco Ali Ağca che aveva tentato di ucciderlo il 13 maggio 1981; un anno e mezzo dopo, il 27 dicembre 1983 Giovanni Paolo II ha incontrato a Rebibbia l’uomo, perdonandolo personalmente».

Mrozowski, con un po’ di amarezza, conclude la sua lettera (pubblicata dal giornale polacco “Gazeta Wyborcza”) sottolineando il dispiacere di non poter regalare a Papa Francesco – in occasione del viaggio apostolico a Cracovia – la realizzazione di questo progetto, che doveva costituire un omaggio all’iniziativa giubilare del Pontefice a favore dei detenuti. Il regista polacco, però, non si arrende, e promette al Papa di fare il possibile perché i detenuti polacchi partecipino al giubileo del 6 novembre, inoltre – precisa – «cercherò di creare e allestire in vista della partita a Rebibbia una squadra composta da ex detenuti e calciatori non professionisti, che desiderino aderire alla Tua bella, profondamente umana iniziativa, che sostiene spiritualmente i nostri fratelli e le nostre sorelle dietro le sbarre».

Scritto per Vatican Insider

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