La Lettera Apostolica del Papa a tutti i consacrati

vita_consacrataNella lettera apostolica che Papa Francesco rivolge a tutti i consacrati – in occasione dell’Anno della Vita Consacrata che avrà inizio proprio in questi giorni, e che terminerà con la festa della Presentazione di Gesù al tempio il 2 febbraio 2016 – è possibile accorgersi del tono paterno e nello stesso tempo deciso che il pontefice latinoamericano riserva a questo particolare itinerario ecclesiale che, in Italia e nel mondo, coinvolge numerosissimi fedeli battezzati. Con molta schiettezza Papa Francesco sottolinea i cardini della vita consacrata, ne rilancia i diversi carismi e nello stesso tempo pone i rilievo la fragilità e le incertezze del carisma umano, che genera talvolta rallentamenti e incomprensioni. C’è però – ricorda il Pontefice citando l’Esortazione post-sinodale “Vita consecrata” una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, e soprattutto da costruire! Bisogna volgere lo sguardo al passato, ma con gratitudine, poiché in quel frammento di storia antica lo Spirito Santo ha chiamato alcuni alla sequela ravvicinata di Cristo e a rispondere con creatività alle necessità della Chiesa.

Ricordare gli inizi e lo sviluppo storico di un carisma, per ravvivarne l’identità e l’unità è una cosa molto utile. «Non si tratta – afferma il Pontefice – di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse, a iniziare dai Fondatori, dalle Fondatrici e dalle prime comunità. È un modo anche per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate. Si potranno scoprire incoerenze, frutto delle debolezze umane, a volte forse anche l’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Tutto è istruttivo e insieme diventa appello alla conversione. Narrare la propria storia è rendere lode a Dio e ringraziarlo per tutti i suoi doni».

Bisogna vivere il presente con passione, è questo il secondo richiamo principale suggerito dal Papa in questo particolare Anno dedicato alla vita consacrata. Se per i Fondatori e le Fondatrici dei numerosi carismi di vita consacrata il Vangelo è stata la principale regola da vivere e attraverso cui lasciarsi custodire, non possiamo non chiederci se anche oggi, per noi, il Vangelo è la regola della nostra vita. E ancora – scrive il Papa – «I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, siamo ad essa vicini fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi?».

Le difficoltà diventano maggiori osservando il clima conflittuale e talvolta esasperato delle nostre relazioni, quelle che ordinariamente viviamo nel mondo e che spesso ci mettono gli uni contro gli altri. La difficile convivenza tra culture diverse, la sopraffazione nei confronti dei più deboli, le diseguaglianze e la sete di giustizia chiamano tutti noi ad offrire un modello concreto di comunità, che sappia riconoscere la dignità delle persone e la condivisione dell’essere dono per gli altri. Il Papa esorta: «Siate dunque donne e uomini di comunione, rendetevi presenti con coraggio là dove vi sono differenze e tensioni, e siate segno credibile della presenza dello Spirito che infonde nei cuori la passione perché tutti siano una sola cosa (cfr Gv 17,21). Vivete la mistica dell’incontro».

L’analisi operata dal Pontefice tiene conto anche di alcune particolari circostanze che hanno in qualche modo scoraggiato la vita di alcun istituti di vita consacrata: «la diminuzione delle vocazioni e l’invecchiamento, soprattutto nel mondo occidentale, i problemi economici a seguito della grave crisi finanziaria mondiale, le sfide dell’internazionalità e della globalizzazione, le insidie del relativismo, l’emarginazione e l’irrilevanza sociale…». Abbracciare il futuro con speranza diventa, così, un altro degli obiettivi da raggiungere nel corso di quest’Anno. Consapevoli – ricorda Papa Francesco – che la «La speranza di cui parliamo non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia […]. Non cedete alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle proprie forze. […] Mi rivolgo soprattutto a voi giovani. Siete il presente perché già vivete attivamente in seno ai vostri Istituti, offrendo un contributo determinante con la freschezza e la generosità della vostra scelta».

Tra le attese per l’Anno della Vita Consacrata quella di ritornare ad una “sequela Christi” contraddistinta dalla letizia, anche nei momenti di difficoltà e di particolare scoraggiamento, soprattutto – ricorda Francesco – «in una società che ostenta il culto dell’efficienza, del salutismo, del successo e che marginalizza i poveri ed esclude i “perdenti”».
Il Papa invita tutti i consacrati a diventare “esperti di comunione”, sperimentando e proponendo anche agli altri la “mistica” del vivere insieme; «Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando. Aspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati, di vicinanza ai poveri, di creatività nella catechesi, nell’annuncio del Vangelo, nell’iniziazione alla vita di preghiera. Di conseguenza auspico lo snellimento delle strutture, il riutilizzo delle grandi case in favore di opere più rispondenti alle attuali esigenze dell’evangelizzazione e della carità, l’adeguamento delle opere ai nuovi bisogni».

Nella parte finale della sua Lettera, nel delineare gli orizzonti dell’Anno della Vita Consacrata, il Pontefice fa un esplicito riferimento a quella porzione di laicato che condivide ideali, spirito e missione della persone consacrate, cristiani laici che, proprio nella loro condizione laicale, partecipano della stessa realtà carismatica. «In alcune occasioni, – scrive il Papa – quando i consacrati di diversi Istituti quest’Anno si incontreranno tra loro, fate in modo di essere presenti anche voi come espressione dell’unico dono di Dio, così da conoscere le esperienze delle altre famiglie carismatiche, degli altri gruppi laicali e di arricchirvi e sostenervi reciprocamente».

L’Anno della Vita Consacrata riguarda tutta la Chiesa, nelle sue diverse realtà vocazionali, anche quella della “famiglia”. Il Papa non dimentica la felice coincidenza dell’Anno della Vita Consacrata con il Sinodo sulla famiglia. «Famiglia e vita consacrata – afferma Papa Francesco – sono vocazioni portatrici di ricchezza e grazia per tutti, spazi di umanizzazione nella costruzione di relazioni vitali, luoghi di evangelizzazione. Ci si può aiutare gli uni gli altri». Nella Lettera del Papa non mancano chiari riferimenti alle comunità appartenenti a Chiese di tradizione diversa da quella cattolica e all’episcopato, perché in questi 365 giorni dell’anno si possa «accogliere cordialmente e con gioia la vita consacrata come un capitale spirituale che contribuisce al bene di tutto il corpo di Cristo e non solo delle famiglie religiose». In tale contesto, – conclude il Pontefice – «invito voi, Pastori delle Chiese particolari, a una speciale sollecitudine nel promuovere nelle vostre comunità i distinti carismi, sia quelli storici sia i nuovi carismi, sostenendo, animando, aiutando nel discernimento, facendovi vicini con tenerezza e amore alle situazioni di sofferenza e di debolezza nelle quali possano trovarsi alcuni consacrati, e soprattutto illuminando con il vostro insegnamento il popolo di Dio sul valore della vita consacrata così da farne risplendere la bellezza e la santità nella Chiesa».

Scritto per Korazym.org

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