Bregantini: “S. Francesco oggi abbraccerebbe i giovani precari”

bregantiniIn questi giorni, a Roma (dal 4 al 6 dicembre), si sono radunati in convegno 250 religiose e religiosi per discutere sulle principali problematiche sociali e pastorali del nostro tempo (emergenza educativa, migranti, giovani precari, povertà, crisi della famiglia), e per tracciare insieme nuovi itinerari di carità che sappiano offrire risposte concrete al disagio attuale. Questo è l’obiettivo principale del convegno promosso dalla Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) e dall’Unione Superiori Maggiori d’Italia (USMI), a cui prendono parte – oltre ai religiosi – i rappresentanti regionali dell’area Solidarietà della CISM e dei Servizi sociali dell’USMI e i collaboratori delle Caritas diocesane.

“A pochi giorni dall’apertura ufficiale dell’Anno dedicato alla vita consacrata – spiega in un comunicato stampa il responsabile dell’Area solidarietà della CISM padre Wladimiro Bogoni – risuona forte l’invito di Papa Francesco a non aver paura di lasciare gli otri vecchi, rinnovando abitudini e strutture. Mai il Santo Padre – aggiunge – manca occasione di sollecitare il mondo della vita religiosa, soprattutto quello impegnato nelle opere di carità, di solidarietà e sulla frontiera dell’emarginazione, a scelte profetiche e coraggiose. Lo fa con poche parole e con più eloquenza di gesti”.

Tra i relatori della prima giornata del convegno è intervenuto mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso – Boiano e Presidente della Commissione CEI Problemi Sociali e lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del Creato. “Se oggi – ha dichiarato Bregantini – San Francesco uscisse ad abbracciare qualcuno, non abbraccerebbe il lebbroso ma i giovani precari. […] È necessario che ci lasciamo evangelizzare da loro, scoprire il Cristo in loro, prestare loro la nostra voce di difesa, essere loro amici, ascoltarli e comprenderli, accogliendo ciò che Dio dice attraverso la loro presenza”.

Nel tema trattato dall’Arcivescovo di Campobasso – Boiano, «“Non so dove posare il capo”: i giovani precari provocazione della Vita Consacrata oggi», emerge l’importante figura dei giovani e il contributo che essi offrono ai Consacrati per maturare i loro voti di obbedienza povertà e castità. “Obbedienza – spiega mons. Bregantini –, chiedendoci un ascolto fatto di grande attenzione ricco di empatia e compassione. Del resto, la Chiesa in uscita non nasce dal voto di povertà ma di obbedienza, quando abbandoni i tuoi obiettivi per i Suoi. Educano la nostra povertà chiedendoci sobrietà di vita e rinnovato amore per la terra. Il miracolo non è fare cooperative ma far gustare ai ragazzi la bellezza della propria terra, come i monaci benedettini hanno da sempre insegnato facendo l’Europa”. È fondamentale quindi conoscere questa “marginalità per trasfigurarla in sovrabbondanza, in tipicità da creare, reciprocità da intrecciare. I giovani – aggiunge – ci aiutano a vivere più profondamente la castità nella dimensione della gratuità. A selezionare e creare relazioni gratuite, che valgono più delle azioni. La gratuità sa dare più importanza al tempo che allo spazio con cui crei processi di futuro. Siate quindi lungimiranti – ha esortato Bregantini – come insegna la dimensione escatologica della vita consacrata”. Non lasciarsi intristire quindi, citando l’Infinito di Leopardi, “coltiviamo il gusto della giustizia sociale, facciamo in modo che la precarietà non resti la chiave unica di lettura, difendiamo in particolar modo la Domenica, vivendo a sigillo di tutto in piena fraternità”.

Il nostro tempo ha un urgente bisogno di giustizia sociale e di nuove opportunità di lavoro. Papa Francesco lo ha ricordato con estrema schiettezza a Strasburgo, e rivolgendosi ai rappresentanti del Parlamento Europeo ha dichiarato: “E’ tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli”.

Scritto per Korazym.org

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