Non c’è tempo da perdere in chiacchiere

papa_sorride“Veri missionari del Regno di Dio”. E’ così che Papa Francesco desidera che diventino i seminaristi, i novizi e le novizie incontrati ieri a Roma  nel corso del pellegrinaggio speciale organizzato a Roma in occasione dell’Anno della Fede. Oggi il Pontefice latinoamericano – dalla finestra dell’Angelus – ricorda a tutti i credenti lo stile di vita missionario annunciato e vissuto da Cristo: “Gesù – dichiara – non è un missionario isolato, non vuole compiere da solo la sua missione, ma coinvolge i suoi discepoli. (…) Non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, con lo stile della fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria. Subito li allena alla missione, ad andare”.

Certamente lo scopo principale – come sottolinea Papa Bergoglio – non è quello di socializzare, trascorrendo un po’ di tempo in compagnia di altre persone, ma quello di annunciare il Regno di Dio. Tale annuncio è la vera urgenza educativa; “Non c’è tempo da perdere in chiacchiere – ricorda Francesco –, non bisogna aspettare il consenso di tutti, bisogna andare e annunciare. A tutti si porta la pace di Cristo, e se non la accolgono, si va avanti uguale. (…) Non vivere per se stesso, non vivere per se stessa, ma vive per andare a fare il bene!”.

Chi sono gli altri missionari i settantadue discepoli, che Gesù manda davanti a sé, ricordati dal Vangelo? “In senso più largo – risponde Papa Bergoglio – possiamo pensare agli altri ministeri nella Chiesa, ai catechisti, ai fedeli laici che si impegnano nelle missioni parrocchiali, a chi lavora con gli ammalati, con le diverse forme di disagio e di emarginazione; ma sempre come missionari del Vangelo, con l’urgenza del Regno che è vicino. Tutti devono essere missionari, tutti possono sentire quella chiamata di Gesù e andare avanti e annunciare il Regno!”.

Al termine dell’Angelus Papa Francesco ritorna a fare memoria della recente Enciclica “Lumen fidei”, pubblicata in questi giorni. Ed è ancora un’occasione per ringraziare il papa emerito, Benedetto XVI, per averla scritta e donata alla Chiesa senza pretenderne la paternità redazionale. “Per l’Anno della fede, il Papa Benedetto XVI aveva iniziato questa Enciclica, che fa seguito a quelle sulla carità e sulla speranza. Io ho raccolto questo bel lavoro e l’ho portato a termine. Lo offro con gioia a tutto il Popolo di Dio: tutti infatti, specialmente oggi, abbiamo bisogno di andare all’essenziale della fede cristiana, di approfondirla e di confrontarla con le problematiche attuali. (…) La metto nelle mani di Maria, icona perfetta della fede, perché possa portare quei frutti che il Signore vuole”.

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