Il rischio del gioco d’azzardo

E’ necessaria una legge che regolamenti davvero e in modo rigoroso la diffusione del gioco d‘azzardo nel nostro Paese. Ne sono convinti i partecipanti (tra i quali parlamentari ed esponenti degli enti locali) all’incontro promosso in questi giorni a Roma da “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo e dal cartello Insieme contro l‘azzardo. Tra le proposte – emerse durante il confronto e suggerite da alcune associazioni del terzo settore: Acli, Adusbef, Auser, Cnca, Fict, Fondazione Pime, Gruppo Abele, Libera e Uisp – l’idea di eliminare il termine “ludopatia” dagli atti pubblici, sostituendolo con il termine, più adeguato, di “gioco d‘azzardo patologico”; “divieto di introdurre nuovi giochi con vincite in denaro; completare, entro due mesi, il percorso di inserimento del gioco d‘azzardo patologico nei livelli essenziali d‘assistenza garantiti dallo Stato; istituzione di un fondo per la prevenzione, cura e riabilitazione finanziato per un terzo dalla riduzione delle somme destinate alle vincite, per un terzo dagli introiti dei concessionari e per un altro terzo dallo Stato” (Sir).

Pare ci siano circa un milione di persone con problemi patologici relativi al gioco che ogni anno necessitano di cure specifiche. Antonio Russo, responsabile del dipartimento legalità delle Acli, ai microfoni di Radio Vaticana dichiara: “Il gioco d’azzardo è una patologia, come abbiamo detto. Sta succedendo, quindi, che le circa 800, 900 mila persone che sono malate di questa malattia non sempre oggi hanno dei punti di riferimento cui rivolgersi sui territori. Ma soprattutto non sono state previste all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza le sufficienti coperture, affinché il Servizio Sanitario Nazionale possa tutelare le persone che si ammalano di questa malattia. (…) Ora occorre, però, fare un passaggio successivo e prevedere appunto nei bilanci le coperture, in modo che si possa operare attraverso un meccanismo di prevenzione, perché è importante oggi spiegare ai cittadini italiani che di gioco d’azzardo ci si ammala – c’è già, infatti, chi si è ammalato di questo – e quindi c’è bisogno di cura e di ricerca”.

Le ricerche svolte nel territorio italiano rivelano dati preoccupanti per la nostra società. Migliaia di minorenni giocano d’azzardo nonostante il divieto della legge; numerosissimi i giovani studenti con problemi di patologia legati al gioco d’azzardo. Talvolta alcune campagne di sensibilizzazione sui rischi causati dal gioco d’azzardo, appaiono equivoche, dannosa e diseducativa, quando per esempio si sottolinea maggiormente la dimensione ludica senza definire in modo netto il confine tra ciò che è ludico e ciò che è azzardo, e quindi dannoso; proponendo, peraltro, solo due vie percorribili: quella del gioco d’azzardo legale e quella del gioco d’azzardo illegale. Mentre la terza via – quella che invita a non giocare affatto – non viene assolutamente ipotizzata!

Anche il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Angelo Bagnasco, a tal proposito aveva dichiarato la necessità di “arginare la piaga del gioco d’azzardo, quale fuga disperata da una realtà ritenuta ingrata, o quale seducente sirena di vita facile, ma che si rivela come abbrutente dipendenza che deforma l’umano dell’uomo, e sconquassa le famiglie”. Secondo Bagnasco si tratta di “malattie nuove di una post-modernità infragilita dalle proprie ossessioni prima ancora che dai deficit di bilancio”.

L‘incontro svoltosi a Roma in questi giorni è stato dedicato a Mario Castaldi, il diciottenne suicidatosi qualche giorno fa per la vergogna provocata dall‘aver perso i risparmi di famiglia nel gioco d‘azzardo. L’ultima prova di quanto sia diventato indispensabile porre rimedio all’emergenza ludopatica che è scoppiata in Italia.

Scritto per Vatican Insider

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