Recensione: Nel “Castello interiore” di Santa Teresa d’Avila

quadernicarmelitaniANTONIO MARIA SICARI, Nel “Castello interiore” di Santa Teresa d’Avila, introdotto da L’inaccessibile castello. Da Franz Kafka a santa Teresa, Jaca Book, Milano 2006, pp. 270.

Il presente volume può essere considerato certamente un capolavoro di spiritualità carmelitana di notevole portata. A partire dalla preziosissima opera mistico-dottrinale che Teresa d’Avila compone per descrivere il cammino spirituale del cristiano e per condurre l’uomo verso il centro dell’anima dove abita Dio, Antonio Maria Sicari offre al lettore l’opportunità di comprendere quanta corrispondenza spirituale esista tra le intuizioni mistiche di Teresa e la vita di ogni credente. Non è, pertanto, un’opera rivolta esclusivamente ai consacrati ma a tutti coloro i quali desiderano incontrare Dio.
E’ nell’introduzione – curata dall’Autore stesso – che rintracciamo le linee portanti di quest’opera. Una duplice narrazione che all’inizio mette a confronto “Il Castello interiore” di S. Teresa d’Avila scritto nel 1577 e “Il Castello” di Franz Kafka scritto nel 1922. “Una doppia avventura – spiega l’Autore – […] Il triste viaggio dell’uomo che sente d’essere chiamato alla felicità, ma non riesce mai a rintracciare l’ingresso del suo Castello né a farvisi ospitare […], e l’avventura travolgente e dolcissima di una donna (ma è l’avventura offerta ad ogni «anima») che si è sentita invitare nell’intimità stessa di Dio e vi ha scoperto il mistero più profondo del suo stesso cuore (il suo «interiore Castello»)” (p. 15-16).
Un primo indiscutibile merito della riflessione proposta da Antonio Maria Sicari – sacerdote e teologo carmelitano – è quello di aver saputo mostrare il fascino e l’attualità del messaggio teresiano: “«Il Castello interiore» di Santa Teresa, anche se scritto alcuni secoli prima, continua ad avere il valore di una risposta ‘graziosa’ anche per l’uomo moderno: una risposta, cioè, piena di grazia. […] Non è più l’uomo moderno e contemporaneo che interroga un testo del passato, ma è il testo “antico” che chiama a sé l’uomo di oggi e si offre a lui come risposta, come promessa, come salvezza e speranza; come futuro verso cui si è incamminati. È esattamente questo che accade quando si legge Santa Teresa d’Avila” (p. 13-14).
Per andare al cuore dell’itinerario spirituale teresiano bisogna guardare a Cristo come al vertice interiore della nostra umanità; esperienza, questa, che l’Autore pone in risalto offrendo una serie di preziosissimi spunti relativi alla preghiera e alla contemplazione (cf pp. 94-95; 110-114), insieme ad una importante indicazione di metodo di grande valore. “Le Dimore – Chiarisce P. Sicari – sono essenzialmente un’esperienza di preghiera: ognuna di esse stabilisce, per così dire, «un centro», un punto d’incontro tra l’uomo e Dio, centro che viene determinato dall’intensità dell’amore. […] Nella preghiera, insomma, l’anima deve imparare a soffermarsi sulla bellezza e sulla ricchezza dei doni che Dio vuole farci. Bisognerà, perciò, imparare ad «apprezzare» Dio e i suoi misteri: non scorrerli via frettolosamente, ma soffermarsi su di essi, scandagliarli, assaporarli, non allo scopo di «molto pensare», ma allo scopo di «molto amare»” (pp. 110. 113).
l’Autore, infine, in un ampio intermezzo (cf pp. 153-162), propone un breve «metodo carmelitano» per la preghiera mentale.
Il libro si articola in due parti. Nella prima (lo accennavamo all’inizio) l’Autore mette a confronto le opere di Teresa e Kafka e il differente destino dell’uomo descritto nelle loro narrazioni. La seconda parte presenta l’itinerario spirituale indicato da S. Teresa d’Avila, dove “l’uomo (ogni uomo) vi è descritto come abitazione nobile e sacra, in cui tutto è predisposto per l’incontro  sponsale tra la creatura (l’io profondo di ciascuno) e il Dio che la attrae verso la «Dimora più interna», per un “dialogo amoroso” sempre più avvolgente e unificante” (p. 70).
I sette capitoli di questa seconda parte dell’opera contengono i temi principali delle sette dimore descritte da S. Teresa nel Castello interiore che l’Autore ha voluto esplicitare attribuendo a ciascuno di essi un titolo che potesse dettagliare sinteticamente il tema proposto: Conoscere se stessi, Lotta e perseveranza, Imparare la gratuità, Il raccoglimento e l’abbraccio, Trasformazione, Fidanzamento spirituale, Matrimonio spirituale.
Il volume, per la profondità delle riflessioni messe a tema, merita una lettura attenta. Le meditazioni di P. Sicari risultano avvincenti e dense di significato spirituale (il successo editoriale del testo ne è prova); esse raggiungono il cuore del lettore e lo accompagnano con serietà verso il mistero di grazia che immerge Teresa nella contemplazione della Trinità di Dio.
“In fondo – conclude l’Autore – quello che Teresa racconta come esperienza non è altro che l’attuazione della promessa fatta da Gesù a tutti i discepoli: «Se uno mi ama osserverà la mia Parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui» (Gv 14,23), una promessa che comincia già a realizzarsi, per tutti, al momento del Battesimo e che si approfondisce ad ogni comunione eucaristica”.

Michelangelo Nasca
Recensione pubblicata in Quaderni Carmelitani n. 25, Simboli familiari nel Carmelo, Edizioni OCD (2012).

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