Il Papa ai seminaristi: lasciatevi modellare da Cristo

Da Ouidah, agli inizi del XVIII secolo, partivano ogni anno 20 mila schiavi presi in tutta l’Africa Occidentale e costretti a raggiungere le terre del continente americano. Papa Benedetto XVI incontra oggi, nel corso del suo ventiduesimo viaggio internazionale, nel Cortile del Seminario di S. Gall, i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi, le religiose e fedeli laici della chiesa afroccidentale. Il Santo Padre ha espresso gratitudine per l’impegno pastorale e per lo zelo “malgrado le condizioni talvolta difficili nelle quali siete chiamati a testimoniare il suo amore. Lo ringrazio per i tanti uomini e donne che hanno annunciato il Vangelo nella terra del Benin, come pure in tutta l’Africa”. Benedetto XVI ricorda tre aspetti principali contenuti nel testo dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Africae munus” : la pace, la giustizia e la riconciliazione che riguardano in modo particolare la vita dei sacerdoti, dei consacrati e dei fedeli laici.

Ai sacerdoti il Pontefice chiede di realizzare una vita di comunione e di riflettere – come il cristallo che non trattiene la luce – ciò che il sacerdote celebra e riceve.“Vi incoraggio quindi a lasciar trasparire Cristo nella vostra vita […]. Lasciandovi modellare da Cristo, voi non sostituirete mai la bellezza del vostro essere sacerdotale con realtà effimere e talvolta malsane che la mentalità contemporanea tenta di imporre a tutte le culture. Vi esorto, cari sacerdoti, a non sottovalutare la grandezza insondabile della grazia divina depositata in voi e che vi abilita a vivere al servizio della pace, della giustizia e della riconciliazione”. Ai religiosi e alle religiose l’invito a seguire Cristo incondizionatamente e ad amare il prossimo. “La povertà e la castità – ricorda il Pontefice – vi rendono veramente liberi per obbedire incondizionatamente al solo Amore che, quando vi afferra, vi porta a diffonderlo dovunque. Povertà, obbedienza e castità approfondiscono in voi la sete di Dio e la fame della sua Parola, che, crescendo, si trasformano in fame e sete per servire il prossimo privo di giustizia, di pace e di riconciliazione”. Il Papa invita a vivere di Cristo e a fare delle comunità dei “riflessi della gloria di Dio e dei luoghi in cui non avete debiti verso nessuno, se non quello dell’amore vicendevole (cfr Rm 13,8)”.

Rivolgendosi ai seminaristi, Benedetto XVI ricorda che “senza la logica della santità, il ministero non è che una semplice funzione sociale”, e che la qualità della vita futura dipende dalla qualità della relazione personale instaurata con Dio. Bisogna preoccuparsi di diventare sacerdoti umili ed equilibrati per essere testimoni credibili a servizio della pace. “Dopo 60 anni di vita sacerdotale, posso confidarvi, – afferma il Pontefice – cari seminaristi, che non rimpiangerete di avere accumulato durante la vostra formazione tesori intellettuali, spirituali e pastorali”. Ai fedeli laici che, al cuore delle realtà quotidiane della vita, sono chiamati ad essere il sale della terra e la luce del mondo, il Papa rivolge l’invito a rinnovare l’impegno per la giustizia, la pace e la riconciliazione. “Questa missione – precisa Benedetto XVI – richiede anzitutto fede nella famiglia edificata secondo il disegno di Dio e fedeltà all’essenza stessa del matrimonio Cristiano”, per far sì che le famiglie siano come autentiche «chiese domestiche» e grazie alla forza della preghiera, si arricchisca il dialogo e la trasmissione della fede e si accresca il piacere di stare insieme, facendo regnare nelle famiglie l’amore e il perdono.

“L’amore per il Dio rivelato e per la sua Parola, – conclude il Pontefice – l’amore per i Sacramenti e per la Chiesa, sono un antidoto efficace contro i sincretismi che sviano. Questo amore favorisce una giusta integrazione dei valori autentici delle culture nella fede cristiana. Esso libera dall’occultismo e vince gli spiriti malefici, perché è mosso dalla potenza stessa della Santa Trinità. Vissuto profondamente, questo amore è anche un fermento di comunione che infrange ogni barriera, favorendo così l’edificazione di una Chiesa nella quale non vi è segregazione tra i battezzati, perché tutti non sono che uno in Cristo Gesù (cfr Gal 3,28)”.

Applauditissimo, infine, l’augurio che Benedetto XVI rivolge ai fedeli “in lingua fon”: “Il Signore vi ricolmi delle sue grazie!”.

Articolo pubblicato su Korazym

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