Il Papa a Saint Gall per Gantin

La terza ragione che spinge Benedetto XVI a visitare la popolazione del Benin – lo rivela il Papa stesso durante il tradizionale colloquio con i giornalisti, in volo verso il continente africano – è legata a quella particolare amicizia stretta anni fa con il card. Bernardin Gantin, per il quale – afferma il Papa – “avevo sempre il desiderio di poter pregare, un giorno, sulla sua tomba”. “Ne ho sempre ammirato – prosegue il Pontefice – la sua intelligenza pratica e profonda; il suo senso di discernimento, di non cadere su certe fraseologie, ma di capire che cosa fosse l’essenziale e che cosa non avesse senso. E poi il suo vero senso d’umorismo, che era molto bello. E soprattutto era un uomo di profonda fede e di preghiera.

Tutto questo ha fatto del cardinal Gantin non solo un amico, ma anche un esempio da seguire, un grande Vescovo africano, cattolico. Sono realmente lieto di poter ora pregare sulla sua tomba e sentire la sua vicinanza e la sua grande fede, che lo rende – sempre per me – un esempio e un amico”. Benedetto XVI, così, prima di incontrare i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi e fedeli laici – in questa seconda giornata del Viaggio Apostolico in Benin – rende omaggio alla tomba del cardinale e amico Bernandin Gantin (morto a Parigi il 13 maggio 2008) nella Cappella del Seminario “Saint Gall” (a Ouidah). Saint Gall è il seminario più antico dell’Africa Occidentale e attualmente forma 147 seminaristi provenienti da diversi Paesi africani (Togo, Nigeria, Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana …). Dal 1923 l’antico seminario africano è diventato un’istituzione internazionale, e grazie agli aiuti economici offerti dalla diocesi svizzera di San Gallo fu restaurato nel 1928 e ribattezzato – per riconoscenza e gratitudine nei confronti della diocesi elvetica – “Saint Gall”. Nel 1929 ebbe luogo la benedizione della prima pietra della nuova Cappella del seminario, dedicata alla Patrona delle Missione, S. Teresa di Gesù Bambino.

“Io ho visto la prima volta il cardinal Gantin – ricorda ancora Benedetto XVI – nella mia ordinazione ad arcivescovo di Monaco nel ’77. […] In questo giorno decisivo della mia ordinazione episcopale è stato bello per me incontrare questo giovane Vescovo africano, pieno di fede, di gioia e di coraggio. Poi abbiamo collaborato moltissimo, soprattutto quando lui era Prefetto della Congregazione per i Vescovi e poi nel Sacro Collegio”.

Bernardin Gantin, fu arcivescovo di Cotonou; nel 1971 Papa Paolo VI lo chiamò come suo collaboratore presso la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e nel Concistoro del 1977 lo creò cardinale. Nel 1984 fu nominato da Papa Giovanni Paolo II Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina (incarichi mantenuti per più di quattordici anni, fino al 1998). Dal 5 giugno 1993 al 30 novembre 2002 è stato Decano del Collegio Cardinalizio. Del card. Gantin, Giovanni Paolo II così scrisse: “Un Collaboratore ricco di un profondo «sensus Ecclesiae» e di una vasta esperienza di cose e di uomini”. All’ingresso della cappella del Seminario – accompagnato dai colori e dalla presenza di una folla entusiasta – il Papa viene accolto dal Rettore Père Didier Affolabi. Sono presenti 60 persone circa tra sacerdoti e religiosi anziani, malati e un piccolo gruppo di malati di lebbra. Dopo un momento di preghiera davanti all’Eucaristia, il Santo Padre rende omaggio alla tomba del cardinale Bernandin Gantin e di mons. Louis Parisot, Vicario Apostolico di Dahomey e Ouidah, primo arcivescovo di Cotonou (1935 – 1955).

Articolo pubblicato su Korazym

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