“È andato! È andata!”

messaggero ragazziParlare della morte non è semplice, soprattutto quando i destinatari di questa riflessione sono i più giovani. E se si dovesse andar dietro alla logica del nostro tempo (quella che preferisce cambiare discorso di fronte a certi temi), il mistero della sofferenza e della morte resterebbe un argomento da dimenticare e tenere lontano.

Nel giorno della commemorazione di tutti i defunti, il Messaggero dei Ragazzi (MeRa) – il mensile francescano dedicato ai preadolescenti, edito dalla Messaggero sant’Antonio editrice – compie, invece, una scelta editoriale controcorrente, e nel suo editoriale (a firma di fra Simplicio, alias fra Fabio Scarsato, direttore della rivista) decide di parlare ai ragazzi della morte, attraverso il racconto di un aneddoto autobiografico.

Il passaggio di una grande nave da crociera, in quell’estate di anni fa, aveva catturato l’attenzione di un gruppo di giovani amici, seduti sul molo ad osservare il movimento del grande transatlantico, battente bandiera russa. Quando uscì dal loro campo visivo, qualcuno esclamò: «È andata!». «L’espressione – scrive il direttore – era paurosamente simile all’idea di qualcosa o qualcuno che non c’è più, appunto: se n’è andato. Insomma, è morto». «In che senso è andata? Dove?», ribatte prontamente un altro. «È sparita dalla nostra vista, ecco tutto», aggiunge qualcun altro. «Cioè – riprende il primo – vuoi dire che non è che non esiste più solo perché noi non la vediamo più?».

«È forse così il morire?», si chiede a distanza di anni fra Simplicio, e probabilmente – prosegue nel suo racconto – «mentre noi ce ne uscivamo con un solenne: «È andata!», ci saranno stati altri, o forse anche solo Dio, da qualche altra parte, che avranno intravisto al largo la sua sagoma avvicinarsi, e magari avranno urlato a squarciagola: «Eccola che arriva!».

«Il punto – precisa il direttore del Messaggero dei Ragazzi, commentando la linea editoriale del mensile – è la fatica di noi adulti a parlare ai ragazzi di certe tematiche, molte volte semplicemente perché sono argomenti che facciamo fatica noi a digerire e a guardare in faccia con serietà e verità. La morte, e la paura del morire, è proprio una di queste. La mia esperienza con i ragazzi mi insegna invece che con loro si può parlare di tutto. Anzi, sono i ragazzi stessi che si aspettano che gli adulti parlino loro anche di temi “scottanti”, ma lo facciano con rispetto verso il loro linguaggio e le loro capacità di comprensione. In altre parole si aspettano soprattutto che gli adulti siano testimoni più che professori. O, semmai, professori che testimoniano ciò che insegnano».

Nel numero di Novembre, il MeRa propone anche: un’inchiesta “Se perdono vinco…”, di fra Fabio Scarsato, dedicata al tema del perdono, attraverso alcune interviste raccolte da studenti e studentesse di una terza media tra i visitatori del Festival Francescano di Bologna, a fine settembre; il dossier di Maurizio Malè “Per baco che seta!” spiega e approfondisce il ruolo di questo tessuto pregiato nella storia economica italiana; Laura Pisanello intervista una “Ragazza magica”: Bebe Vio, la giovane atleta della nazionale paralimpica di scherma, che ha vinto la medaglia d’oro e quella di bronzo ai giochi di Rio; un approfondimento sulla più importante mostra di illustrazione per l’infanzia in Italia; e, infine, il fumetto religioso a puntate su san Francesco, “Il saio del Santo”, di Maurilio Tavormina, che a luglio, nell’ambito del Cartoon Club di Rimini, si è aggiudicato il “Premio Fede a Strisce 2016”.

Scritto per Vatican Insider

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