Quando i separati tornano dai genitori

In Italia non c’è più diritto di cittadinanza per le famiglie. Il rapporto annuale dell’Istat, presentato in questi giorni, parla chiaro: sono 370mila i nuclei familiari che nel 2012-13 si sono ricompattati, con un aumento di 438mila negli ultimi 5 anni. 1 milione e 567mila italiani, cioè, persone giovani fino a 34 anni, più spesso donne, che ritornano alle famiglie di origine (Sir). Come nella parabola del figlio prodigo, moltissimi giovani ritornano nel proprio focolaio domestico, in seguito ad una separazione con il proprio coniuge o dopo diverse peregrinazioni alla ricerca di un’autonomia economica, solcando le acque impervie dell’emancipazione o naufragandovi miseramente. “L’Italia non è un Paese per famiglie, – dichiara Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori) – occorre una strategia di lunga durata”.

Già da tempo, la Chiesa – a livello istituzionale e pastorale – è scesa in campo per andare incontro alle difficoltà della famiglia. Nel dicembre 2010 Papa Benedetto XVI metteva chiaramente in luce il particolare momento di difficoltà vissuto nelle famiglie: “Sappiamo tutti quanto sono a rischio il matrimonio e la famiglia oggi – da un lato per l’erosione dei loro valori più intimi di stabilità e indissolubilità, a causa di una crescente liberalizzazione del diritto di divorzio e dell’abitudine, sempre più diffusa, alla convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica e la protezione del matrimonio, dall’altro lato per diversi generi di unione che non hanno alcun fondamento nella storia della cultura e del diritto in Europa”. Anche Papa Francesco, recentemente, parlando all’episcopato italiano durante la 66° Assemblea Generale della Cei, affermava: “Tra i «luoghi» in cui la vostra presenza mi sembra maggiormente necessaria e significativa – e rispetto ai quali un eccesso di prudenza condannerebbe all’irrilevanza – c’è innanzitutto la famiglia. Oggi la comunità domestica è fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio. Fatevi voce convinta di quella che è la prima cellula di ogni società. Testimoniatene la centralità e la bellezza. Promuovete la vita del concepito come quella dell’anziano. Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo. E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita”.

Dopo ripetuti appelli, molte diocesi italiane sono corse ai ripari, moltiplicando iniziative, incontri, sensibilizzazioni volte a soccorrere le famiglie in difficoltà. Nel rispondere, inoltre, al questionario preparatorio in vista del prossimo Concistoro straordinario sulla famiglia, quasi tutte le diocesi italiane hanno sottolineato le numerose e variegate difficoltà che pongono a rischio il benessere e il futuro del nucleo familiare. “Il nodo cruciale per il futuro del Paese e della famiglia in Italia – dichiara presidente dell’Age – sono politiche vere di conciliazione dei tempi di vita e il sostegno pubblico alle famiglie con persone con limitazioni dell’autonomia personale” (Sir). L’Italia è infatti il penultimo Paese europeo per le risorse dedicate alle famiglie; l’auspicio, allora, – conclude Fabrizio Azzolini – è che “il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, che si apre il 1° luglio, sia l’occasione anche per nuove risorse a favore della famiglia, in linea con quello che avviene negli altri Paesi europei. Perché l’Italia diventi davvero un Paese per famiglie, che finora non è, come registrano puntualmente ormai da anni analisi e studi”.

Il problema che pone al centro la stabilità della famiglia non è solo di ordine morale o spirituale, ma anche sociale ed economico. Un aspetto, questo, che dev’essere esaminato con maggiore attenzione dai responsabili di ogni governo, proponendo risposte e interventi concreti. In visita ufficiale al Presidente della Repubblica italiana, nel novembre 2013, Papa Francesco sottolineò questa particolare esigenza: “Con rinnovata convinzione, – disse – la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili. La famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione. Mentre mette a disposizione della società le sue energie, essa chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”.

Scritto per Vatican Insider

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