La teoria degli “inchini” per screditare le chiese locali

inchini_2«Io tolgo il disturbo» fece il parrino. S’inchinò a don Balduccio che arrispose con un gesto delle due mani, s’inchinò al commissario che rispose con una leggera calata di testa, pigliò sottobraccio Guttadauro”. I racconti del commissario Montalbano nascono dalla penna di Andrea Camilleri e dal particolare e mediterraneo substrato culturale che lo stesso è stato capace di rappresentare nelle pagine dei suoi fortunatissimi libri. In questi giorni, pare però che di “inchini” – di natura illecita e attribuiti al simulacro della Madre di Dio, intenta a rendere omaggio al boss del quartiere, durante le processioni patronali – se ne senta parlare un po’ troppo. Episodi che mettono immediatamente in cattiva luce (tanto per cambiare!) la Chiesa stessa e i suoi ministri, e offrono un’immagine di Chiesa in balia dei signorotti di quartiere.

Dopo l’episodio registrato in terra calabrese, ad Oppido Mamertina, viene segnalato un nuovo caso a Palermo, l’Arcidiocesi ne prende Atto e in un dettagliato comunicato stampa, immediatamente risponde: “La notizia riportata sul quotidiano La Repubblica lo scorso 29 luglio circa il «presunto inchino» del simulacro della Madonna del Carmelo davanti ad un esercizio commerciale di un mafioso induce a riaffermare con forza che la mafia è una realtà profondamente antievangelica, anche se talvolta mascherata di linguaggi e cerimonie a prima vista religiosi”. Poi alcuni dettagli che smonterebbero la dinamica della notizia raccontata sui giornali. “In questi giorni – prosegue il comunicato stampa – avendo ricevuto notizie più precise dal Centro Diocesano delle Confraternite con riferimento alla citata processione… non sembrerebbe che vi sia stato alcun inchino, così come riportato da organi di stampa. Il simulacro della Madonna non si è inchinato, non è stato girato verso l’esercizio commerciale. Vi è stata solo una fermata per la richiesta di avvicinare un bambino al simulacro. Dal video si può costatare che si è trattato di una brevissima sosta”. L’Arcidiocesi esprime, inoltre, “un particolare plauso ai presbiteri ed ai numerosi operatori pastorali che lavorano quotidianamente nei quartieri del centro storico e delle periferie della nostra Città, ben coscienti della difficoltà cui si va incontro per creare una cultura nei comportamenti della gente. Luoghi spesso degradati e privi dei più elementari servizi di aggregazione sociale e, pertanto, da considerare a rischio per quanti vi abitano”.

Nel testo emanato dall’Arcidiocesi palermitana, viene allegata anche una dichiarazione (anch’essa molto dettagliata) a firma del Priore dei carmelitani calzati P. Pietro Leta, per fornire un diretto resoconto dei fatti, che lo stesso ha vissuto in prima persona. “Durante il percorso ufficiale della Processione – afferma P. Leta – sono state fatte almeno una quarantina di fermate della statua… Si esclude, ancora, categoricamente che con la statua della Madonna sia stato operato alcun genere di “inchino” o altri gesti o segni similari. La sosta davanti dell’Agenzia del boss in questione, sebbene ad alcuni metri e per i minuti strettamente necessari, è stata dovuta solamente e precisamente su richiesta formale di una coppia di genitori che ha presentato il proprio bambino da issare al viso della Madonna”. “Siamo certi che il diavolo si annida dentro i mafiosi, – conclude il sacerdote carmelitano – ma è altrettanto vero che fa anche breccia dentro alcuni giornalisti disposti a fare scoop a qualsiasi costo”.

Per concludere, a proposito di “inchini”, ci sembra corretto segnalarne due: il primo (paradossalmente, rispetto alla cronaca) lo compie proprio la Vergine Maria, nel registro centrale delle iconostasi della cultura liturgica bizantina, chiamata in greco “deesis” (supplica, intercessione), che rappresenta al centro il Cristo benedicente e ai suoi lati la Madonna e san Giovanni Battista (o san Nicola, o altri santi) “inchinati” verso di Lui, in atto di preghiera e supplica per i peccatori. Il secondo inchino lo compie l’uomo quando si lascia determinare dal potere di una ideologia, da una cultura mafiosa… o dai capricci del proprio capoufficio! “Guarda i girasoli: s’inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po’ troppo significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l’arte suprema. Dio è il primo servitore; Lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini” (Zio Eliseo al nipote ne “La vita è bella”).

Scritto per Korazym.org

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