Il bossolo dell’elemosina

elemosina“Una volta Levi Isacco fu invitato a una riunione di una comunità e gli dissero: «Vogliamo che da ora in poi i poveri non mendichino più alla soglia della casa, ma che venga messo un bossolo e tutti gli abbienti vi depongano del denaro, ciascuno secondo le proprie sostanze, e con questo si provveda ai bisogni». Udita questa proposta rabbi Levi disse: «Fratelli miei spero che il bossolo per l’elemosina non sia un modo per non guardare i poveri negli occhi»” (M. Buber, I racconti dei Chassidim, Mondadori).

Il monito contenuto in questo breve racconto chassidico ci costringe a rivedere il senso generato da alcune delle nostre azioni. Non è difficile, oggi, estrarre una monetina dalla tasca e lasciarla scivolare nella mano del mendicante; un gesto che qualche volta rischia di diventare persino meccanico se non è adeguatamente motivato o addirittura accompagnato con una preghiera.

Bisognerebbe guardare gli occhi dei nostri poveri ed entrare, solo per un istante, nel dramma della loro indigenza e questo, tuttavia, non risulterebbe ancora bastevole. Sarebbe però già tanto! Un’occhiata di intendimento ma soprattutto uno sguardo amorevole capace di ridurre le distanze.

A poco a poco si inizierebbe a diventare amici, e il povero avrebbe così un amico capace di prendersi cura di lui; un giorno gli porti una coperta, poi un sacchetto con un po’ di spesa; gli chiedi se ha dei bambini e se vanno a scuola così da portare qualcosa anche per loro; tu impari il suo nome e lui il tuo, adesso non è più uno dei milioni di poveri che esistono al mondo ma il tuo “amico povero”.

Mi vengono in mente, a tal proposito, le parole che Antoine De Saint-Exupéry affida al piccolo principe e alla volpe per descrivere l’amicizia:

«Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste…»
«Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomestica».
«Ah! scusa», fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
«Che cosa vuol dire addomesticare?»
[…]
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…»
«Creare dei legami?»
«Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo» (A. De Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe).

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