Da Enna si leva il grido per l’assistenza alle “persone” affette da Alzheimer

«Ho girato per tutta la provincia: non esiste un centro di permanenza per malati di Alzheimer, e a nessuno interessa crearlo o cambiare le “regole” delle strutture già presenti nel territorio». Lo riferisce in una lettera aperta, a malincuore, la signora Laura Lima, che da sei anni segue l’itinerario ospedaliero della propria madre affetta da Alzheimer. Una lettera indirizzata ai vescovi di Caltanissetta e di Piazza Armerina, al Prefetto di Enna, al Commissario del Libero Consorzio dei Comuni e alla Direzione dell’ASP di Enna, e dettata dalla speranza di riuscire a trovare una soluzione per quanti vivono (familiari compresi) il dramma dell’Alzheimer.

Mia madre – racconta Lura –, «per la natura della sua patologia, necessita di assistenza continua per 24 ore al giorno. […] la sua sveglia suona il mattino alle 3.00 e lei inizia a vagabondare, senza mai stancarsi, tutto il giorno. Non abbiamo la possibilità di gestirla a casa poiché non abbiamo una rete familiare tale da poterla accudire, e non possiamo chiedere aiuto esterno, in quanto percepisce un assegno mensile pari a 295,00 euro e siamo in attesa dell’accompagnamento. Unica soluzione è rimasta il ricovero presso le case di riposo private che, oltre la retta onerosa, non accettano pazienti nella condizione di mia madre, perché è stata definita un elemento di disturbo, difficilmente gestibile».

Quello levato dalla signora Laura non è un grido isolato; il Rapporto Mondiale Alzheimer 2018 ha infatti stimato 1.241.000 casi di demenza degenerativa on tutta l’Italia, oltre 55.000 in Sicilia. La differenza sta però nella possibilità di poter usufruire delle strutture sanitarie adeguate, ma soprattutto nel fatto che – come ricordava Papa Benedetto XVI, nel 2009, in visita all’Hospice Fondazione Roma – «accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre offrire ai malati gesti concreti di amore, di vicinanza e di cristiana solidarietà per venire incontro al loro bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento», porre al centro del proprio impegno «la cura e l’accoglienza premurosa dei malati e dei loro familiari, in consonanza con quanto insegna la Chiesa, la quale, attraverso i secoli, si è mostrata sempre come madre amorevole di coloro che soffrono nel corpo e nello spirito».

La mamma della signora Laura è stata dimessa dalla struttura sanitaria assistita dove si trovava prima, «hanno ben pensato di dimetterla a dieci mesi dal ricovero e, pur consapevoli della sua condizione, non hanno avuto nessun problema. Continuano a fare tavoli di lavoro – si legge nella Lettera aperta pubblicata da Ennapress.it – ma nel frattempo i nostri cari sono dimessi e le famiglie lasciate sole».

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