Senzatetto bruciato vivo a Palermo

Foto: Ansa

«Se un uomo è capace di fare un gesto di questo genere vuol dire che il cuore realmente sta diventando di pietra, un cuore che si indurisce, che perde se stesso, che perde la propria identità». È il commento, indignato e carico di amarezza, espresso dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, – in una intervista a Radio Vaticana – immediatamente dopo aver appreso la notizia del clochard, ucciso vigliaccamente in piena notte a ridosso della Missione San Francesco (ai Cappuccini) di Palermo.

Si chiamava Marcello Cimino, il quarantacinquenne che era solito frequentare il centro di assistenza ai poveri gestito dai volontari francescani e che – a detta delle persone che lo conoscevano – non disturbava mai nessuno. Era uno di quei “poveri”, potremmo dire, del terzo millennio, sempre più numerosi e mossi a vivere in strada per motivazioni diverse. Marcello Cimino – lo ha raccontato la sorella su Repubblica.it – aveva lasciato casa e le due figlie in seguito alla separazione con la moglie. Per riuscire a vivere – non avendo un lavoro stabile – frequentava alcuni mercatini abusivi per provare a guadagnare qualcosa. Durante la notte, tra venerdì e sabato di questa settimana, il corpo di Marcello Cimino, in pieno sonno, è stato dato alle fiamme, senza nessuna pietà. «È un gesto – prosegue mons. Lorefice – che si consuma anche nei confronti di gente che comunque porta dentro un disagio, il segno di una povertà non solo materiale. I poveri ad alcuni possono dare problemi, anche fastidio, ma non è assolutamente ipotizzabile un atto scellerato del genere».

Non si conosce ancora il movente del gesto criminale, che non fa certamente onore alla città di Palermo, recentemente designata come “Capitale della cultura 2018”. Anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha condannato il brutale gesto di violenza, invitando tutti i cittadini a prendere parte ad una fiaccolata silenziosa.

«Ci sono clochard – conclude Lorefice su Radio Vaticana – che sono “nostri”, nel senso che sono del luogo e altri che vengono da fuori, sono stranieri. A Palermo abbiamo tante realtà… La situazione è quella di una città che sempre di più, quando succedono queste cose, dovrebbe non riuscire a trovare una giustificazione. Se non si riesce a rispettare neanche la libertà personale di chi sceglie di stare in mezzo alla strada, non possiamo assolutamente pensare di essere arrivati, anzi, dobbiamo fare di tutto, lavorare su una cultura della non violenza. A vedere anche le immagini il cuore si strappa: è impensabile che un uomo sia capace di fare un gesto così efferato. Noi tutti siamo sempre di più interpellati a ripensare alla nostra vita in altri termini, a ripensarla dai più fragili. Questa è una cosa che sento come vescovo: una città degli uomini non può che ripensarsi a partire dai più fragili».

Scritto per Vatican Insider

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