Dio tra le macerie del terremoto

Dio tra le macerie3Non è semplice parlare del dolore. Il terremoto che in questi giorni ha messo in ginocchio il Centro Italia lascia sgomenti, ma è proprio nelle circostanze più drammatiche e dolorose della vita, che la domanda su Dio riaffiora con maggior intensità e forza, accompagnata dal più struggente degli interrogativi: “Perché tanta sofferenza?”. «Le prove – asseriva lo scrittore britannico Clive Staples Lewis – non sono esperimenti che Dio fa sulla mia fede o sul mio amore per saggiarne la qualità. Lui, questa, già la conosce; ero io che non la conoscevo. […] Lui l’ha sempre saputo che il mio tempio era un castello di carte».

Non siamo, dunque, di fronte ad un Dio sadico e incurante dei propri figli, l’uomo non è stato creato per il dolore. Eppure non possiamo fare a meno di osservare (non volendolo nemmeno accettare) che tra la sofferenza di Cristo in croce e le sofferenze di ogni uomo ci sia un misterioso e profondissimo legame. Non c’è, infatti, sofferenza nella terra che non sia stata già assunta da Cristo, in quell’estremo e per noi assurdo dolore patito in Croce.

C’è una immagine biblica che sintetizza bene questo concetto: la scena è quella della Crocifissione di Gesù insieme ai due ladroni. Cristo prende su di sé i peccati del mondo intero, compresi quelli dei due malfattori. Il Nazareno soffre per il peso di quei peccati fino a morirne. Anche i due malfattori soffrono e, a prescindere dal bene e dal male compiuto, vengono crocifissi insieme a Gesù! Il dolore dei due ladroni non è lontano dallo sguardo di Dio. Attraverso il sacrificio di Cristo la sofferenza di ogni uomo assume un volto nuovo, e colui che soffre può unirsi alla Sua passione redentrice. Andiamo alla domanda che da quel preciso momento – mentre i tre muoiono in croce – ha iniziato a tormentarci: dov’era Dio quando due sue creature (in questo caso i due ladroni) venivano uccisi? La risposta – che potrebbe apparire persino scontata – ci dice che Egli stava di fronte a loro, il loro dolore era il Suo dolore, anticipatamente accolto e sofferto da Cristo stesso. Egli stava di fronte a loro così come sta di fronte a noi nel momento della sofferenza.

Dio non è un carnefice che desidera saziare la sua sete di giustizia con il sangue dei suoi figli. Sarebbe solo l’immagine (già nota nei racconti mitologici) di una divinità pagana! Se un terremoto o una qualsiasi calamità naturale si abbatte sulla nostra vita, portando morte e distruzione, non è una colpa da imputare certamente a Dio!

In questi giorni abbiamo osservato, però, come a causa del terremoto nel Reatino una nazione intera come l’Italia si sia fermata improvvisamente per soccorrere le vittime del terribile sisma. Non è un atteggiamento scontato se pensiamo ai tanti episodi in cui ognuno pensa solo a se stesso! Ancora più grande del terremoto è la girandola di solidarietà e d’amore che sta abbracciando la gente di Amatrice e delle località limitrofe, un vero “terremoto d’amore” che squarcia il velo dell’indifferenza umana e dell’egoistica cura dei propri interessi.

Così dovremmo vivere, sempre protesi gli uni verso gli altri; in comunione d’amore, capaci di venirci incontro in qualsiasi situazione, senza attendere necessariamente un cataclisma per potersi dire quanto amore e comprensione siamo capaci di offrirci reciprocamente.

Scritto per Ucsi – Unione Cattolica Stampa Italiana

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