Come muoiono i santi

come_muoiono_i_santi_sicari«Quando muore un Santo, è la morte che muore!», ed è attraverso quest’antica intuizione cristiana che è possibile riuscire a raccontare, “senza tristezza”, come muoiono i santi; perché così è fatta la speranza cristiana, che va incontro alla morte «con la certezza gioiosa di abbracciare la Vita, dopo che in terra» – come nell’esperienza del vecchio Simeone – «si è potuto umanamente contemplare il Germe della Salvezza». È su tali presupposti che padre Antonio Maria Sicari – teologo carmelitano – ha costruito il suo ultimo lavoro, “Come muoiono i santi. 100 racconti di risurrezione”, per le edizioni Ares; un’interessante collezione agiografica che racconta gli ultimi istanti di vita terrena di numerose figure di santità cristiana. Santi che hanno incontrato la morte prematuramente o l’hanno desiderata, in un impeto mistico del cuore; altri l’hanno attesa e vissuta attraverso l’esperienza del dolore e in comunione mistica con la Passione di Cristo, e altri ancora ne hanno atteso il momento in tarda età, “sazi di giorni”, dopo aver dedicato tutta l’esistenza alle opere di carità e all’amore verso gli altri.

Tra gli otto capitoli che compongono l’opera: i temi del martirio, dell’amore innocente, della passione ecclesiale, le fatiche apostoliche (di sacerdoti e maestri nella fede), della carità (paterna e materna), della santità laicale. Figure che ripercorrono un arco ti tempo che va dal 315 (Ilario di Poitiers, Dottore e Padre della Chiesa) fino al 1997 (Madre Teresa di Calcutta). I Santi – spiega l’Autore – contemplavano spesso le scene descritte nei racconti evangelici della “Passione di Gesù”, «scoprendovi anche – pieni di stupore – il racconto delle proprie sofferenze (già anticipatamente innestate in quelle di Cristo), e perfino il desiderio del proprio morire».

Struggente e carico di significato eucaristico è il martirio dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, descritto con le mani ancora aggrappate al corporale (il quadrato di tela di lino, dove vengono poggiate le specie eucaristiche del corpo e sangue di Cristo), e il vino e le ostie, che avrebbe dovuto consacrare, intrise del suo sangue. «Tutti i martiri – commenta Padre Sicari – mescolano il loro sangue con quello di Gesù: muoiono della sua Morte e risuscitano per la sua Vita. Ma quelli che muoiono fisicamente abbracciati all’Eucaristia, e quasi stringendosela sul cuore, o addirittura celebrando il Sacrificio eucaristico sono dei privilegiati. Diventare eucaristia per i propri fratelli, infatti, è il compito chiesto a tutti i cristiani, ma realizzarlo con “evidenza fisica” è il dono straordinario che la Chiesa intera ha ricevuto dal Vescovo Romero».

Particolarmente carico di tenerezza è il capitolo dedicato alla morte degli innocenti, una morte non violenta vissuta da alcuni bambini che hanno accettato – abbracciandola per Gesù – con santa maturità cristiana una morte spesso ritenuta ingiusta e prematura. Tra questi Santa Rosa da Viterbo, San Domenico Savio, Santa Maria Goretti, i Beati Francesco e Giacinta Marto (due dei tre Pastorelli di Fatima). Della piccola Antonietta Meo (Nennolina), per esempio, Antonio Mara Sicari racconta: «Morì a sette anni, dopo aver subito un ultimo dolorosissimo intervento chirurgico. Aveva chiesto: “Mamma, come si fa a morire?” e questa reagì con incredibile forza e bellezza: “Mi raccomandai di cuore al Signore perché mi ispirasse e trasformasse le mie parole in verità, e risposi: Si sente un grande desiderio di morire e l’anima vola in braccio a Gesù”. La piccola sorrise, ma precisò che lei in cielo non avrebbe voluto riposare, ma lavorare per la conversione delle anime, come S. Teresa del Bambino Gesù. La santa di Lisieux aveva fatto cadere sulla terra una pioggia di rose. Lei, Nennolina, più piccola e bianca, prometteva di far cadere una pioggia di gigli».

Significativi e commoventi, inoltre, gli ultimi istanti di vita del Papa Buono, Giovanni XXIII. «Il 30 maggio – annota Antonio Maria Sicari – riceve gli ultimi sacramenti e i presenti ascoltano il suo discorso di commiato: “Questo letto – dice – è un altare e l’altare vuole la sua vittima. Eccomi pronto. Offro la mia vita per la Chiesa, per la continuazione del Concilio Ecumenico, per la pace nel mondo e l’unione dei cristiani. Molti mi hanno domandato quale fosse il segreto del mio sacerdozio… Ebbene, oggi credo di poter dare la risposta. Il segreto del mio sacerdozio sta nel Crocifisso che vedete davanti a me, di fronte al mio letto. Egli mi guarda e io gli parlo”. Muore il 3 giugno 1963, nel tardo pomeriggio. E le ultime parole rivolte al suo segretario sono: “Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria”».

Antonio Maria Sicari (1943), sacerdote e teologo, è fondatore del «Movimento Ecclesiale Carmelitano». Grazie ai suoi numerosi volumi di «Ritratti di Santi» è diventato il più celebre agiografo italiano.

Antonio Maria Sicari, «Come muoiono i santi. 100 racconti di risurrezione», Edizioni Ares, 2016, pp. 224. 

Scritto per Vatican Insider

 

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