Il Papa al popolo indigeno del Chiapas: «Voi avete molto da insegnarci»!

papa_messa_chiapas_virPapa Francesco incontra le comunità indigene del Chiapas, lo Stato più meridionale e più povero del Messico, con antichissime tradizioni etniche che affondano le radici nella cultura Maya. Una terra difficile, considerata di estrema frontiera, che lotta quotidianamente per la sopravvivenza e che assiste al fenomeno dell’emigrazione delle popolazioni centramericane. Nel Chiapas è molto frequente il contrabbando dei migranti; «trasportano – dichiara, a Radio Vaticana, Padre Florenzo Rigoni che assiste da 20 anni i migranti che cercano di raggiungere gli Stati Uniti – anche fino a 180 migranti in doppi fondi dei camion, in condizioni disumane. Qui si ripete quella che io chiamo la “Shoah delle migrazioni”: i campi nazisti; i treni della morte… Il treno merci che passa dal Sud verso il Nord lo chiamano la “bestia”, la “ghigliottina”».

Il Pontefice raggiunge San Cristóbal de Las Casas in elicottero per celebrare la Santa Messa. L’accoglienza è fragorosa, e all’ingresso della papamobile il Papa latinoamericano viene abbracciato dal calore del popolo del Chiapas, mentre al microfono vengono diffuse – come una sorta di litania festosa – alcune espressioni di benvenuto: Viva il Papa della Pace, benvenuto il Papa della giustizia, benvenuto il Papa dell’annuncio del Vangelo…

«Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli – dice Papa Francesco nel corso della sua omelia – è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace». Tema che il Pontefice introduce prendendo spunto dalle parole del Salmo 19, «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima»; Legge che il Popolo d’Israele ha ricevuto per mano di Mosé, e «che avrebbe aiutato il Popolo di Dio a vivere nella libertà alla quale era stato chiamato». In Cristo – precisa il Papa – «troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In Lui vediamo come quella legge perfetta prende carne, prende volto, prende la storia per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli».

Il Papa parla dell’anelito a vivere in libertà, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente; «In molte forme e molti modi si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili». Anche il creato – d fronte a tutto questo – sa alzare la voce, per il male che provochiamo, usando e abusando irresponsabilmente i beni della terra. «Siamo cresciuti – afferma il Papa, citando il testo della Laudato si’ – pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi».

Le sfide ambientali riguardano tutti, non possiamo far finta di nulla. «In questo – ricorda il Papa – voi avete molto da insegnarci. I vostri popoli, come hanno riconosciuto i Vescovi dell’America Latina, sanno relazionarsi armonicamente con la natura». Spesso, però, «in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, li hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!».

Un pensiero particolare, il Pontefice lo rivolge, infine, ai giovani. Essi – afferma Francesco – «esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani! Il mondo di oggi, preso dal pragmatismo, ha bisogno di reimparare il valore della gratuità!».

Al termine della Messa, Papa Francesco pranza con alcuni rappresentanti della popolazione indigena. Poi la visita alla Cattedrale di San Cristóbal de las Casas, il trasferimento in elicottero a Tuxtla Gutiérrez, e l’Incontro con le Famiglie nello Stadio “Víctor Manuel Reyna”.

Scritto per Korazym.org

Foto: CTV

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