Amico, Fratello, Padre, Pastore… questo è don Corrado!

doncorrado
Foto di Guglielmo Francavilla

In 7 giorni la città di Palermo è cambiata.

Il cinque Dicembre nella Cattedrale di Palermo, mons. Lorefice è consacrato vescovo della metropoli siciliana. Tanti fedeli, in preghiera per chiedere al Signore di donare al nuovo Pastore, lo Spirito Buono, affinché possa guidare verso i pascoli della vita eterna il gregge affidato alle sue cure pastorali, nel segno della fedeltà al Vangelo e a don Giuseppe Puglisi, il sacerdote palermitano ucciso dalla mafia in odio alla fede. A termine della celebrazione saluta l’assemblea e ricorda ai presenti:“Ricordiamoci delle parole di Pietro al tempio, di fronte al dolore dell’uomo storpio: «Guarda verso di noi […] Non ho né oro né argento, ma tutto quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina» (At 3,6). Non abbiamo altro da far vedere, da vivere e da dare al mondo se non la potenza di questo annuncio portato da Gesù di Nazareth nel cuore della storia umana: Dio ci ama, ama ogni donna e ogni uomo, prima e indipendentemente da ogni merito e da ogni virtù. Ci ama mentre siamo poveri e peccatori (cf. Rm 5,8). Per questo la Chiesa è la casa di tutti, la casa che per fedeltà al Vangelo del suo Signore accoglie tutti e non ha nemici, non alza barriere, non accampa diritti o privilegi”. 

Da quel momento, Don Corrado, è entrato nel cuore dei palermitani. Anche la “santuzza” sembra soddisfatta. Su FB leggiamo: Sapessi come è contenta Santa Rosalia! Per ora sta facendo festa con la Madonna…”. L’incrocio degli sguardi, le mani poggiate con tenerezza sui volti dei fedeli, una parola buona da scambiare con tutti, gli abbracci con quanti hanno il desiderio di sentire l’amore del Padre che ha cura delle sue pecore, sono immagini che ricordano i racconti del Nuovo Testamento, quando Gesù andava per le vie delle città e dei villaggi per annunziare la buona novella. Sembra che quelle pagine di Vangelo mai scritte, comincino a prendere forma nelle strade gelide e senza speranza di Palermo: tutti vogliono vedere, toccare, ascoltare, ricevere un sorriso, essere guariti dal peccato. Cosa è successo di così importante? Nulla di nuovo. Nell’Arcivescovo, brilla la luce serena della Parola di Dio. Quanti lo hanno incontrato hanno avuto la sensazione di conoscerlo da sempre. E’ il miracolo della fede, che nasce dal profondo rapporto di Amore con il Signore. Senza di Lui nulla è possibile! Ma le “sorprese” non finiscono qui. L’indomani, come nuovo sposo o meglio “come marito” della Sposa, –“la Chiesa palermitana”-, inizia il suo cammino di fedele servitore di Cristo dalle “periferie” ignorate dal politicamente corretto, che cerca di nascondere i volti piagati di tanti fratelli e sorelle che anche se hanno sbagliato macchiandosi di crimini efferati e violenti, hanno pure loro bisogno di speranza.

Puntuale con la Ford portata da Modica, arriva nel carcere più rinomato di Palermo: l’Ucciardone. Ad attenderlo i detenuti. Varca (forse in anticipo, la prima porta della speranza), e confida all’inizio dell’omelia tenuta nel piazzale stracolmo di detenuti: “Facciamo una cosa così siamo più liberi e più contenti”, togliendosi la mitria. “Vi racconto una storia: quando si diventa preti, la prima messa la vai celebrare nella tua parrocchia, a casa tua. Io, ieri, sono stato ordinato vescovo e oggi sono qui”. Come, dire, questa è la mia casa! Si commuove. E i detenuti delle ultime file si alzano in piedi per applaudire. Poi, anche tutti gli altri si alzano. E l’applauso sembra non terminare. Cita il passo del Vangelo di Matteo che dice: «Ero in carcere e mi avete visitato». Ripete: «Il Signore Gesù vi vuole bene. E’ questo l’annuncio che vi porto. Io vi voglio bene, perché nessuno di voi è cattivo. Siete qui per la durezza della vita delle nostre città». Ad ascoltarlo ci sono gli ergastolani, poi giovani e meno giovani che stanno scontando condanne per rapina, per spaccio. Distanti dagli altri detenuti ci sono i condannati per pedofilia, fra loro anche don Paolo Turturro, che fino a qualche anno fa era il parroco di Santa Lucia, la chiesa che sorge di fronte all’Ucciardone. Più in là, altri detenuti condannati per omicidio, c’è Antonino Speziale, il giovane che uccise l’ispettore Filippo Raciti durante il derby Catania-Palermo. Per tutti ha una parola di speranza. «Che possiate vedere la bellezza che illumina la nostra vita. Tutti abbiamo bisogno di luce. E il Vangelo è la bella notizia»: Fa una pausa, sorride e dice: «Voi lo sapete cos’è una bella notizia, vero? Ad esempio, il ministero scrive al direttore per dirle: devi liberare tutti, subito. Ecco, questa è una bella notizia». E scoppia una grande risata. Don Lorefice è già di casa all’Ucciardone, realizzando in pieno il comandamento di Gesù: amare i fratelli, soprattutto quelli che hanno sbagliato, più di se stessi. Il cappellano, fra Carmelo, gli dice«L’aspettiamo ancora, nella nostra vita di ogni giorno». Sembrano lontane e senza significato, le parole scritte all’indomani dell’omicidio del Generale Dalla Chiesa: “Questa notte è morta qui, la speranza dei palermitani”. 

Siamo alla Vigilia dell’Immacolata. Festa profondamente sentita dai fedeli. Nella Chiesa di San Francesco, partecipa ai primi vespri della solennità mariana. Anche qui, un bagno di folla enorme attende il suo passaggio, per salutarlo. Il vescovo si ferma con tutti. Non tralascia nessuno e per ognuno ha una parola pronta di accoglienza e di attenzione. Intanto sui social gli internauti commentano: “Grazie Signore per il nuovo vescovo, supera le nostre aspettative”; “amico, fratello, padre, pastore… questo è don Corrado!”; “porto a tutti voi l’abbraccio di Don Corrado… io ho portato a lui quello del gruppo “AE’ stato un amore a prima vista, i palermitani si sono innamorati di Corrado”; “anche stavolta papa Francesco ha visto bene!!! Don Corrado umile tra gli umili!!!”; “…mi sembra di essere piacevolmente ritornata indietro ai tempi della primavera di Palermo con il Cardinale Pappalardo che insisteva sulla Promozione Umana e si è prodigato con tante iniziative per gli ultimi che hanno coinvolto pure il mio quartiere …sei grande Dio per questo miracolo che ci hai donato con la venuta di Don Corrado in mezzo a noi”; “ci stupiamo se un Vescovo è vicino alla gente, è umile, non vuole essere chiamato eccellenza, monsignore … io per prima mi stupisco e gioisco, ma poi, riflettendo, penso che questa dovrebbe essere la normalità… purtroppo però siamo in tanti a stupirci… questo fa pensare…”; “vi prego tenetemi in considerazione ve lo chiede un agnostico ma affascinato da questo Uomo di Dio”; “è un padre amorevole, da cui traspare la bellezza e la dolcezza della paternità di Dio”.. Ritornano alla mente le parole di San Francesco: “ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore ed umiltà, potrà costruirlo. Se davvero tu saprai vivere umilmente, una pietra dopo l’altra alto arriverai!”. 

8 Dicembre. La giornata inizia con la Celebrazione dell’Eucarestia nella Basilica di San Francesco, e poi il pontificale in Cattedrale. Nel pomeriggio la solenne processione al termine della quale l’Arcivescovo tiene il tradizionale discorso ai fedeli e alle autorità riunite per onorare la Vergine Maria. A tutti, chiede di guardare a lei, donna nuova, come modello di vita cristiana ed ecclesiale. Nei giorni successivi, continuano gli incontri e le Celebrazioni. Il nuovo Pastore nella Chiesa Madre, incontra tantissimi giovani. Sono quelli del cammino di preparazione alla GMG 2016, che da Palermo andranno fino a Cracovia per partecipare insieme ad altri fratelli e sorelle al grande raduno giovanile, alla presenza di Papa Francesco. Il 10 Dicembre celebra il IX anniversario della morte del Cardinale Pappalardo, ancora oggi ricordato nella Chiesa come uomo profondamente innamorato di Cristo e della sua gente. Come non ricordare il famoso appello che scosse profondamente l’opinione pubblica di quel tempo: “mentre a Roma si pensa sul da farsi, Sagunto viene espugnata, e questa volta non è Sagunto ma Palermo! Povera Palermo!”. Vangelo e profezia. Giustizia e misericordia. Sono gli antidoti per non essere espugnati dal male. Sono questi gli insegnamenti del Cardinale Pappalardo, che oggi cominciano a rivivere per l’edificazione del regno del Signore, nella pastorale di don Corrado.  

13 dicembre, Apertura della Porta Santa. Un fiume di fedeli ha attraversato la Porta Santa della Cattedrale di Palermo in uscita, su invito dell’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice, nel corso dell’Omelia della Messa svoltasi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giubilare della Misericordia a Palermo. “L’apertura della Porta santa è stato un gesto feriale, semplice ma carico di un forte significato simbolico – ha proseguito – soprattutto se compreso alla luce della parola di Dio contenuta nelle pagine della Sacra Scrittura. Il Signore ci chiede l’audacia di uscire per essere degli autentici testimoni della sua misericordia e del suo perdono, nelle nostre famiglie, nei nostri quartieri, nella nostra città. E ricordiamo che non ci potrà essere pace nei nostri cuori, nelle nostre città, nel mondo intero se – come diceva Giovanni Paolo II, – non c’è giustizia e, soprattutto, perdono. Il perdono – diceva il grande Papa – si rende necessario anche a livello sociale. Le famiglie, i gruppi, gli Stati, la stessa Comunità internazionale, hanno bisogno di aprirsi al perdono per ritessere legami interrotti, per superare situazioni di sterile condanna mutua, per vincere la tentazione di escludere gli altri non concedendo loro possibilità di appello. La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale. Sia un anno di rinascita per tutti nel segno della pace e del perdono”. 

L’attenzione per i poveri non è stato solo un pronunciamento verbale. Don Corrado nelle scorse ore, ha incontrato una delegazione delle famiglie senza casa che da circa due anni occupano i mini alloggi dell’Opera Pia Cardinale Ruffini. Presente all’incontro anche una delegazione del Comitato di lotta per la casa 12 luglio. «Da laico voglio dire che ho apprezzato molto l’atteggiamento di don Corrado scrive Toni Pellicane del Comitato di lotta per la casa 12 luglio –cche a differenza dei suoi predecessori che ci hanno ricevuto con l’anello al dito chiedendoci il bacia mano, don Corrado invece ci ha ricevuti offrendoci un dolcetto e un succo di frutta, piccoli gesti umili ma carichi di significato». «Una volta stabilito che quello di oggi non era l’incontro tra l’Arcivescovo e i cittadini ma era l’incontro tra un gruppo di amici che insieme dovevano capire come risolvere alcuni problemi – racconta Pellicane – si è entrati nello specifico delle problematiche che riguardano le famiglie»L’Arcivescovo ha subito rassicurato le famiglie che l’ipotesi di essere sgomberate è definitivamente scongiurata e che trattandosi di famiglie altamente disagiate non avrebbe mai permesso che finissero per strada. Inoltre, è stato stabilito che sarà chiesta la collaborazione al Comune per avviare, in collaborazione con la stessa Curia, un progetto di accompagnamento all’autonomia abitativa nei confronti di queste famiglie che, non potendo contribuire economicamente, si sono impegnate a prestare alcuni servizi all’interno dell’Opera Pia, come la manutenzione del giardino o degli stessi alloggi, in modo da diventare ed essere parte integrante del progetto. Inoltre, ha manifestato l’intenzione di estendere questo “progetto” anche alle famiglie senza casa che da oltre un anno occupano l’ex convento delle vergini. Il Comitato di lotta per la casa, sottolineando come il problema dell’emergenza abitativa non possa essere addossato esclusivamente sulle spalle di don Corrado, è stato piacevolmente spiazzato dalle parole dell’arcivescovo che li ha informati di avere già convocato un incontro con il sindaco Leoluca Orlando, la Regione e la Prefettura, affinché tutte le istituzioni facciano la loro parte. Infine, l’ennesimo gesto di amore da parte di don Corrado. Appena saputo che nell’androne della Curia era presente Luigino, un bambino affetto da una malattia rarissima che lo costringe a stare in una carrozzella, che vive insieme alla famiglia in una scuola occupata, il prelato ha subito espresso la volontà di conoscerlo ed è sceso nell’atrio dove lo ha incontrato e lo ha stretto a sé con un forte abbraccio. «Don Corrado non ha fatto promesse – afferma con un pizzico di commozione Pellicane – non ha detto ai genitori di Luigino che domani avranno una casa, ha detto con assoluta semplicità che prenderà un impegno con Luigino che gli ha voluto consegnare una sua lettera, e l’impegno è che si troverà una soluzione anche per lui e la sua famiglia». Un ulteriore segno che qualcosa, in questi giorni, a Palermo è cambiato. Sono tanti gli episodi che si potrebbero raccontare, e che in meno di sette giorni – dall’inizio del suo ministero episcopale – hanno raccolto l’inedito entusiasmo di tantissime persone per il nuovo arcivescovo. Chi in queste prime settimane ha incontrato don Corrado Lorefice – riuscendo a stringergli la mano o chiedendo il piccolo regalo di un selfie fotografico, confidandogli un personale disagio o desiderando una benedizione per la propria famiglia – ha riscoperto la semplicità dei piccoli gesti, apparentemente insignificanti e feriali, che possono però far crescere un’amicizia… anche se si tratta del proprio vescovo! La Chiesa palermitana, tra le tante risorse da offrire al nuovo Pastore, può vantare un presbiterio valido e competente, che desidera “davvero” una collaborazione e soprattutto la condivisione di un’amicizia ministeriale e pastorale con chi è stato chiamato a guidare l’arcidiocesi. E forse non è un “caso” (il nome con cui gli sciocchi talvolta definiscono la provvidenza) che nella cattedra di San Mamiliano sia stato chiamato un sacerdote senza – dal punto di vista dell’esperienza gerarchica – «né arte né parte!». Tra i primi appuntamenti dell’Arcivescovo non è mancato, infatti, l’incontro con tutti i sacerdoti – già ricordati, insieme ai seminaristi, nel primo messaggio alla Chiesa di Palermo, immediatamente dopo l’avvenuta nomina ad arcivescovo. “Mi sento – scriveva nel messaggio – particolarmente legato a tutti i presbiteri, a me carissimi, ai quali intendo dedicare, nel dialogo franco e leale, un ascolto attento, alimentato dalla comune obbedienza al Vangelo e dalla condivisione dell’unico pane eucaristico, sacramento di carità e di unità che Gesù ha lasciato come eredità preziosa ai suoi discepoli”. Chi ha preso parte all’incontro, che si è svolto in questi giorni, ne descrive l’evento con gli esiti di un grande successo, non solo per la partecipazione massiccia del presbiterio diocesano ma anche per l’efficace empatia che ne è scaturita. Dialogo, confronto, affabilità, rassicurazioni, disponibilità, pare siano state le coordinate principali su cui l’Arcivescovo e i suoi sacerdoti hanno deciso di scommettere insieme. A noi il compito di accompagnarli con la preghiera, perché, in comunione con il Romano Pontefice, tutta l’Arcidiocesi possa progredire e crescere nella testimonianza del Vangelo.

Don Salvatore Lazzara – Michelangelo Nasca

Pubblicato sul Faro di RomaAlla Quercia di Mamre, Da Porta San’Anna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *