Ucciso a bastonate per aver mangiato carne di manzo

animalisacriIl rigorismo religioso, come ferrea disciplina morale che dev’essere rispettata, costi quel che costi, può diventare pericoloso e spesso si traduce in un vero e proprio fondamentalismo. Ne ha fatto le spese – perdendo la propria vita – Mohammad Akhlaq, un cinquantenne residente nello Stato indiano dell’Uttar Pradesh, ucciso a bastonate con l’accusa presunta di aver allevato e macellato carne di manzo.
Secondo una prima ricostruzione, pubblicata su AsiaNews, un centinaio di aggressori, venuti a conoscenza (durante un raduno in un tempio indù locale) che nell’abitazione di Mohammad Akhlaq si consumava carne di manzo, si sono precipitati a casa del loro concittadino aggredendolo con ferocia, tentando anche di molestare la figlia diciottenne Sajida e colpendo al volto la nonna settantenne. Il figlio di 22 anni, Danish, peraltro, lotta in ospedale tra la vita e la morte.

«Quando accaduto sembra suggerire che gli animali sono diventati più importanti della vita umana» – dichiara mons. Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi.  Ma la maggioranza dei fedeli indù è tollerante, per questo lancia «un appello alla maggioranza, affinché condanni l’estremismo delle frange nazionaliste» (AsiaNews).

Nella religione induista la vacca e il vitello sono considerati sacri perché manifestano il divino e favoriscono la beatitudine, nessuno – tranne i cosiddetti “paria” (i poveri e chi esercita lavori umili, considerati impuri) può mangiare la carne di questi animali. Recentemente – dopo diciannove anni di attesa – il presidente dell’India ha approvato una legge che vieta la macellazione, la vendita, l’esportazione e il consumo di mucche, tori e manzi nello Stato occidentale indiano, pena cinque anni di prigione e una multa di almeno 10mila rupie (circa 145 euro).
Pare però, che a fondamento di questo divieto religioso ci sia una interpretazione errata; in passato, infatti, i bovini venivano macellati dai sacerdoti “brahmini” (appartenenti alla prima delle quattro caste indù, abolite nel 1950) che ne offrivano la carne a chi partecipava ai riti della tradizione induista, dunque non era un alimento esplicitamente bandito dalla cultura indù. Tuttavia, oggi, chi non riconosce la sacralità dell’animale bovino come principio della religione induista viene considerato oscurantista e dunque peccatore.

La morte di Mohammad Akhlaq e altri episodi di intolleranza preoccupano la piccola comunità di Ranchi nel territorio indiano dell’Uttar Pradesh. Che Akhlaq allevasse e consumasse carne di manzo – come rilevato dalla polizia locale – era solo un sospetto; sembra, invece, – secondo le dichiarazioni di Sajida (figlia di Mohammad Akhlaq) che la carne rinvenuta in casa sua era di muflone e non di mucca, come era stato annunciato nel tempio.

Anche il vescovo ausiliare di Ranchi è molto preoccupato, «forze disgregatrici sembrano prendere il sopravvento. Il governo dell’India è sceso al livello più basso. Il mondo intero ci deride. Ci sono grandi problemi che il Paese deve affrontare». «Siamo orgogliosi – conclude mons. Mascarenhas su AsiaNews – di essere indiani perché la maggioranza dei fratelli indù sono tolleranti. Non lasciamo che queste frange minoritarie oscurino la maggioranza degli indù che sono ospitali. Io faccio appello alla maggioranza dei fratelli indù affinché condannino questi fondamentalisti. […] L’omicidio di un essere umano e la violenza crudele nei confronti di suo figlio, solo perché qualcuno “sospettava” che avessero mangiato carne di mucca, solleva molte questioni: il governo è incapace di far rispettare le leggi o permette attacchi simili in base ad un programma ben definito? la vita umana è meno preziosa di quella degli animali? Incidenti come questo oscurano il buon nome del nostro Paese e della nostra amata maggioranza tollerante».

Scritto per Korazym.org

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