Come Maria, a passo lento e costante, per servire gli altri

vergine_cobreAccorrono numerosi i fedeli verso il Santuario della Vergine della Carità del Cobre, Patrona di Cuba, per celebrare insieme a Papa Francesco il mistero dell’Eucaristia. L’entusiasmo, le grida di gioia, lo sventolio interminabile di bandierine e gadget vari al passaggio della papamobile, ci fanno percepire – seppur attraverso le immagini dello schermo televisivo – quanto sia stata attesa la visita del Pontefice latinoamericano nel grande arcipelago dei Caraibi.
Papa Francesco prima trasferirsi a Washington, per la seconda tappa del suo viaggio apostolico, offre al popolo cubano un motivo in più per “non rimanere tranquilli, ad essere incontrati per incontrare, amati per amare”, indicando a tutti il “passo deciso e costante” della Vergine Maria.

Il Signore, – afferma il Papa – ogni volta che ci visita: ci fa uscire da casa, ci spinge a muoverci. Qui vediamo Maria, prima discepola, capace di uscire di casa per andare incontro agli altri e servire, come nel racconto evangelico che tratta la visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. «La gioia che scaturisce dal sapere che Dio è con noi, con la nostra gente, risveglia il cuore, mette in movimento le nostre gambe, “ci tira fuori”, ci porta a condividere la gioia ricevuta come un servizio, come dedizione in tutte quelle situazioni “imbarazzanti” che i nostri vicini o parenti stanno vivendo».
Maria esce di fretta, i suoi sono passi decisi e costanti, «passi – precisa il Pontefice – che sanno dove andare; passi che non corrono per “arrivare” troppo rapidamente o vanno troppo lenti come per non “arrivare” mai». Maria, visitata da mistero di Dio che porta in grembo, si mette subito in cammino, esce fuori a visitare gli altri, diventando questa la peculiarità più rilevante della sua vocazione. «E’ stata la donna che ha visitato tanti uomini e donne, bambini e anziani, giovani. Ha saputo visitare e accompagnare nelle drammatiche gestazioni di molti dei nostri popoli; ha protetto la lotta di tutti coloro che hanno sofferto per difendere i diritti dei loro figli. E ora, Lei non cessa di portarci la Parola di vita, suo Figlio, nostro Signore».

Maria è una importantissima presenza materna in questa terra caraibica «La patria cubana – dice Papa Francesco – è nata e cresciuta nel calore della devozione alla Vergine della Carità. “Ella ha dato una forma propria e speciale all’anima cubana – hanno scritto i Vescovi di questa terra – suscitando nel cuore dei cubani i migliori ideali di amore per Dio, per la famiglia e per la Patria”». Maria custodisce le radici di fede e l’identità del popolo di Cuba, talvolta, – come ricordato dal Papa – «tra dolori, privazioni che non sono riusciti a spegnere la fede; quella fede che si è mantenuta viva grazie a tante nonne che hanno continuato a render possibile, nella quotidianità domestica, la presenza viva di Dio; la presenza del Padre che libera, fortifica, risana, dà coraggio ed è rifugio sicuro e segno di nuova risurrezione».

Papa Francesco invita, infine, il popolo dei cubani a «vivere la rivoluzione della tenerezza come Maria, Madre della Carità», ad “uscire di casa” e a tenere gli occhi e il cuore aperti agli altri. «La nostra rivoluzione – precisa il Pontefice – passa attraverso la tenerezza, attraverso la gioia che diventa sempre prossimità, che si fa sempre compassione e ci porta a coinvolgerci, per servire, nella vita degli altri. La nostra fede ci fa uscire di casa e andare incontro agli altri per condividere gioie e dolori, speranze e frustrazioni. La nostra fede ci porta fuori di casa per visitare il malato, il prigioniero, chi piange e chi sa anche ridere con chi ride, gioire con le gioie dei vicini. Come Maria, vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità. Come Maria, Madre della Carità, vogliamo essere una Chiesa che esca di casa per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione. Come Maria vogliamo essere una Chiesa che sappia accompagnare tutte le situazioni “imbarazzanti” della nostra gente, impegnati nella vita, nella cultura, nella società, non nascondendoci ma camminando con i nostri fratelli».

Al termine della Messa, Papa Francesco incontra le Famiglie nella Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione a Santiago. L’incontro si svolge in un clima di festosa accoglienza, e per il Pontefice si tratta – lui stesso lo dice – di una speciale “ciliegina sulla torta”; «Concludere la mia visita vivendo questo incontro in famiglia è un motivo per rendere grazie a Dio per il “calore” che promana da gente che sa ricevere, che sa accogliere, che sa far sentire a casa. Grazie».
Le nozze sono momenti speciali nella vita di una coppia, «è l’opportunità – afferma il Papa – di vedere, per un istante, che tutto ciò per cui si è lottato ne valeva la pena. Accompagnare i figli, sostenerli, stimolarli perché possano decidersi a costruire la loro vita, a formare la loro famiglia, è un grande compito per tutti i genitori».
Gesù, come ricordano i Vangeli, comincia la sua vita pubblica in un matrimonio, durante le Nozze di Cana. Egli – ricorda il Pontefice – «comincia la sua vita pubblica all’interno di una famiglia, in seno ad una comunità domestica. Ed è in seno alle nostre famiglie che Egli continua ad inserirsi, continua ad esser parte».

Talvolta – lo sa e lo ricorda anche il Papa – l’unico momento che offre alla famiglia l’opportunità di stare insieme è il momento della cena, al termine del lavoro e quando i piccoli hanno finito di studiare. Sono momenti dove è possibile dialogare sulla giornata appena trascorsa, oppure assistere a qualche discussione generata dalla stanchezza. «Gesù – dice il Pontefice – sceglie questi momenti per mostrarci l’amore di Dio, Gesù sceglie questi spazi per entrare nelle nostre case e aiutarci a scoprire lo Spirito vivo e operante nelle nostre cose quotidiane. È in casa che impariamo la fraternità, la solidarietà, il non essere prepotenti. È in casa che impariamo ad accogliere e apprezzare la vita come una benedizione e che ciascuno ha bisogno degli altri per andare avanti. È in casa che sperimentiamo il perdono, e siamo continuamente invitati a perdonare, a lasciarci trasformare. In casa non c’è posto per le “maschere”, siamo quello che siamo e, in un modo o nell’altro, siamo invitati a cercare il meglio per gli altri. Per questo la comunità cristiana chiama le famiglie con il nome di chiese domestiche, perché è nel calore della casa che la fede permea ogni angolo, illumina ogni spazio, costruisce la comunità. Perché è in momenti come questi che le persone hanno cominciato a scoprire l’amore concreto e operante di Dio».

Oggi però questi particolari momenti di vita familiare vengono sempre meno, e diventa sempre più difficile trovarsi insieme. Si vive il vuoto delle relazioni e degli incontri e la casa diventa vuota. «Cominciano a mancare le reti che ci sostengono nelle difficoltà, che ci alimentano nella vita quotidiana e motivano la lotta per la prosperità. La famiglia ci salva da due fenomeni attuali: la frammentazione (la divisione) e la massificazione. In entrambi i casi, le persone si trasformano in individui isolati, facili da manipolare e governare. Società divise, rotte, separate o altamente massificate sono conseguenza della rottura dei legami familiari; quando si perdono le relazioni che ci costituiscono come persone, che ci insegnano ad essere persone».

«Le famiglie – afferma Papa Francesco – non sono un problema, sono prima di tutto un’opportunità. Un’opportunità che dobbiamo curare, proteggere, accompagnare. […] Tra pochi giorni parteciperò insieme alle famiglie del mondo intero all’Incontro Mondiale delle Famiglie, e tra meno di un mese al Sinodo dei Vescovi che ha per tema la Famiglia. Vi invito a pregare in modo particolare per queste due intenzioni, perché sappiamo tutti insieme aiutarci a prenderci cura della famiglia, perché sempre più sappiamo scoprire l’Emmanuele, il Dio che vive in mezzo al suo popolo facendo delle famiglie la sua dimora».

Durante il suo discorso, Papa Francesco, parlando a braccio, regala ai fedeli cubani e al mondo intero questa bellissima immagine. «Quando nell’udienza del mercoledì – racconta il Pontefice –, passo a salutare la gente, tante donne mi mostrano il loro grembo e mi dicono “padre, me lo benedice?”. Vi propongo una cosa: a tutte quelle donne che sono incinte di speranza – perché un figlio è una speranza – si tocchino la pancia, tutte quelle che mi stanno ascoltando; ad ognuna di loro, ad ogni bambino o bambina che c’è lì dentro, io do la benedizione».

Subito dopo l’incontro con le famiglie, Papa Francesco ha lasciato il suolo cubano alla volta di Washington, Stati Uniti. All’aeroporto di Santiago de Cuba è stato accompagnato dal presidente di Cuba Raoul Castro.
Alle 16,00 – ora locale – Papa Francesco è atterrato alla Andrews Air Force Base di Washington; ad accoglierlo il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama insieme con la moglie Michelle e le figlie Natasha e Malia. Fra le autorità religiose, il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, card. Donald William Wuerl. All’arrivo del Pontefice non sono stati pronunciati i tradizionali discorsi di benvenuto; cerimonia che si svolgerà, invece, domani nel corso della visita alla Casa Bianca. Tra Papa Bergoglio e il presidente Obama solo un breve colloquio in aeroporto. All’arrivo, una piccola folla di americani ha salutato Papa Francesco scandendo: “Hey Hey Pope Francis is on the way” (Hey Hey Papa Francesco è sulla strada) e “We love Pope Francis every day” (Amiamo Papa Francesco ogni giorno).

Scritto per Korazym.org

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