“Chi ha orecchi, ascolti”

ascoltareCertamente le parole pronunciate da Papa Francesco, ieri, nel corso del post Angelus domenicale, hanno avuto una notevole eco internazionale. «In prossimità del Giubileo della Misericordia, – ha dichiarato il Pontefice – rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma».

Chi ha orecchi, ascolti”, si legge in almeno quattordici passi della Bibbia. Un invito audiometrico rivolto a tutti, che non sarà sfuggito neanche ai sostenitori politici della Padania, già inorriditi per l’accoglienza festosa che la Germania ha riservato ai profughi siriani.

Ma questo Vangelo ci parla anche di noi – aveva detto Papa Francesco un istante prima di rivolgere il suo appello alle realtà ecclesiali di tutta Europa –, «spesso noi siamo ripiegati e chiusi in noi stessi, e creiamo tante isole inaccessibili e inospitali. Persino i rapporti umani più elementari a volte creano delle realtà incapaci di apertura reciproca: la coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa… E questo non è di Dio! Questo è nostro, è il nostro peccato».

Papa Francesco non è solo l’artefice di gesti simbolici, e forse ad avere bisogno di buoni occhiali da vista – se non addirittura di una protesi acustica – sono altri!

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