Un convegno sulla relazione tra anima e corpo

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Lapresse

La funzione del corpo, nella vita di ogni persona, possiede un importante e indiscutibile primato. In esso si registra, in relazione allo spirito umano, tutto ciò che – in bene o in male – segna il nostro cammino di vita, e – anche in questo caso nel bene e nel male – quello di coloro che ci stanno accanto o incontriamo per le strade del mondo. Considerate le nuove tecnologie e i linguaggi mediatici in voga soprattutto tra i più giovani – che tendono sempre più spesso a nascondersi dietro rapporti e identità virtuali – è diventato però difficile, oggi, conoscere e definire se stessi come un’intrinseca e intima relazione tra corpo e spirito. Una difficoltà, questa, che interroga anche gli educatori e quanti hanno il compito di aiutare i più giovani a gestire intelligentemente ed educativamente il rapporto tra virtuale e reale.

Il Messaggero di sant’Antonio editrice e l’Ufficio di Pastorale dell’educazione e della scuola della diocesi di Padova, per poter rispondere a tali esigenze hanno organizzato, dal 4 al 5 settembre prossimi, nella città del “Santo”, un convegno interdisciplinare dal titolo “In carne e ossa. Tra corpo e spirito”. Un’iniziativa che intende favorire un confronto sul ruolo dell’anima e del corpo nei rapporti educativi e che, attraverso un approccio interdisciplinare e interreligioso aperto a tutti (insegnanti, educatori, religiosi, laici), per permettere uno sguardo il più possibile completo e arricchente su questi temi che risultano di grande attualità.

Le due principali riviste antoniane del Messaggero di Padova – in preparazione anche del convegno – hanno dedicato al tema della corporeità i numeri estivi con inchieste e approfondimenti adatti alle differenti fasce d’età. Nell’inchiesta “Con, nel, per il tuo corpo!”, di Davide Penello, pubblicata nel “Messaggero dei Ragazzi”, per esempio, s’indaga – attraverso i racconti di alcuni giovani di 15 e 16 anni – sull’evoluzione del proprio corpo, considerato come una sorta di cantiere aperto nella sfida a definire la propria identità. L’inchiesta mette in luce le contraddizioni del periodo adolescenziale, il desiderio di apparire e di essere originali con vestiti alla moda, tatuaggi, piercing, taglio e colore di capelli, ma anche il bisogno di curare nel proprio corpo un esigente ed infinito desiderio di serenità e compiutezza interiore. Indirizzato ad un pubblico più adulto, il dossier “In carne e ossa”, pubblicato dal “Messaggero di sant’Antonio”, offre invece una serie di autorevoli interventi (Marc Augé, Vittorino Andreoli, Gilberto Borghi, Marco Trabucchi, Simona Atzori e Simona Segoloni Ruta) che – da punti di vista differenti (antropologico, psichiatrico, educativo, geriatrico, artistico e teologico) – raccontano il mistero del corpo, la sua capacità relazionale e il legame con Dio.

Il corpo, considerato sacro nella vita di fede cristiana, va rispettato. C’è un «tempio materiale luogo di adorazione» – ricordava, infatti, Papa Francesco nel corso di un’omelia a Santa Marta – «e il tempio spirituale dentro di me, dove abita lo Spirito Santo». Il nostro corpo è anche interiorità – dichiara Vittorino Andreoli, psichiatra, nel “Messaggero di sant’Antonio” prima citato – «e avere il vissuto del corpo significa conoscerci profondamente. […] Io difendo in modo deciso il corpo, quale entità che è alla base dell’uomo e della donna. Ecco perché non è possibile eliminare, come si vorrebbe ora, il genere, nel tentativo di essere un po’ uomo e un po’ donna: l’identità del corpo è fondamentale ed è alla base del sentirsi bene e dell’autostima, che si fonda sempre sul corpo».

Nella società odierna (citando altri contributi della rivista antoniana) tende anche a prevalere il culto del corpo, a cui viene chiesto il massimo in termini di giovinezza e prestanza fisica. «Un culto della giovinezza – afferma l’antropologo Marc Augé – un po’ spropositato. [..] Perché, se da un lato è bene curare il proprio aspetto per essere belli, a posto, prestando attenzione a come si appare, dall’altro il rischio è quello di ritenersi più giovani di quello che si è. Credo che ci sia un equilibrio da trovare tra la cura del corpo e la preoccupazione dell’apparire». Per Simona Segoloni Ruta, teologa, il corpo è il cuore del mistero cristiano, «perché Dio stesso ha voluto entrare nella carne e l’ha fatta propria non come un provvisorio espediente per salvare gli uomini, ma come conquista definitiva. Il corpo, dunque, è il luogo in cui Dio stesso abita e nel quale ha realizzato la pienezza della vita umana».

Questi, e altri temi ­– sul linguaggio corporeo dell’adolescente, l’uso del corpo nella pubblicità e l’importanza delle relazioni – verranno discussi in occasione del convegno organizzato a Padova, nel tentativo – dichiarato dagli organizzatori – di offrirli all’attenzione di tutti, studiandone gli aspetti sociali ed educativi, e ponendoli alla base di una seria programmazione formativa nei diversi ambiti pedagogici della nostra cultura.

Scritto per Vatican Insider

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