Il Papa ai Valdesi: “Una comunione ancora in cammino”

Tempio Valdese in Corso Vittorio Emanuele
Tempio valdese (Torino)

La seconda giornata di Papa Francesco, in occasione della visita pastorale a Torino, è caratterizzata da un importante e attesissimo incontro. Il Romano Pontefice, infatti, – per la prima volta, dopo quasi dieci secoli di storia – varca la soglia di un tempio valdese. Ovviamente, – al di là dell’immagine altisonante proposta con l’espressione «per la prima volta» – un certo tipo di dialogo e una reciproca attenzione tra cristiani cattolici e valdesi – così come per altre realtà ecumeniche – è già in atto da molto più tempo; il Pontefice stesso lo sottolinea nel suo discorso, dicendo che «uno dei principali frutti che il movimento ecumenico ha già permesso di raccogliere in questi anni è la riscoperta della fraternità che unisce tutti coloro che credono in Gesù Cristo e sono stati battezzati nel suo nome. Questo legame non è basato su criteri semplicemente umani, ma sulla radicale condivisione dell’esperienza fondante della vita cristiana: l’incontro con l’amore di Dio che si rivela a noi in Gesù Cristo e l’azione trasformante dello Spirito Santo che ci assiste nel cammino della vita».

La Chiesa evangelica valdese – legatasi in seguito alla Riforma protestante di Martin Lutero nel XVI secolo – nasce ad opera del mercante francese Valdo di Lione, e tra gli aspetti maggiormenti più specifici della sua identità vi è l’attenzione esclusiva alla povertà evangelica. Presenti in Piemonte da diverso tempo, i cristiani valdesi si contraddistinguono oggi per una generosa apertura verso i temi riguardanti il matrimonio tra omosessuali, l’aborto e l’eutanasia.

Papa Francesco viene accolto nel tempio valdese di Torino con entusiasmo. «Caro fratello Francesco, – afferma il pastore Paolo Ribet – benvenuto!». Anche il pastore Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese, riserva al Papa parole di amicizia, ricordando le dolorose dispute accadute in passato, e apprezzando le aperture ecumeniche di Papa Francesco contenute negli ultimi documenti magisteriali. Due le questioni che il pastore Eugenio Bernardini chiede al Papa si possano ridiscutere e chiarire a breve termine: il Concilio Vaticano II ha parlato delle chiese evangeliche come “comunità” ecclesiali. Che significa? – Chiede Bernardini – Siamo chiese a metà? Noi siamo “chiesa” dice il Pastore. La seconda questione riguarda la condivisione delle parole pronunciate da Cristo nell’Ultima Cena. Le interpretazioni di quelle parole, sul pane e sul vino, sono diverse tra le chiese. Bisogna che prevalgano – afferma Bernardini – solo le parole di Gesù e non le nostre interpretazioni che non fanno parte del Vangelo. Sarebbe bello che si ritornasse a discutere su questo. Nel discorso del pastore Eugenio Bernardini il richiamo evidente al “sola scriptura” (cioè le sole cose scritte), uno dei principi normativi delle chiese protestanti.

Nel suo discorso, Papa Francesco, sottolinea il valore e la riscoperta della fraternità, essa «ci consente di cogliere il profondo legame che già ci unisce, malgrado le nostre differenze. Si tratta di una comunione ancora in cammino, che, con la preghiera, con la continua conversione personale e comunitaria e con l’aiuto dei teologi, noi speriamo, fiduciosi nell’azione dello Spirito Santo, possa diventare piena e visibile comunione nella verità e nella carità».

Le diversità dottrinali – nonostante l’origine comune in Cristo – che contraddistinguono le varie realtà cristiane, hanno in passato portato ad un inasprimento dei rapporti, finendo – afferma il Papa – «per farsi la guerra l’uno contro l’altro». Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni – prosegue Francesco – «non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci».

Poi il Papa dichiara: «Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!». Il Pontefice ricorda anche la collaborazione per la pubblicazione in italiano di una traduzione interconfessionale della Bibbia, le intese pastorali per la celebrazione del matrimonio e, più recentemente, la redazione di un appello congiunto contro la violenza alle donne. Ma c’è soprattutto il compito dell’evangelizzazione che invita cattolici e valdesi a collaborare; «andiamo insieme – dice il Papa – incontro agli uomini e alle donne di oggi, che a volte sembrano così distratti e indifferenti, per trasmettere loro il cuore del Vangelo ossia «la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto». Si può lavorare insieme, prosegue Francesco, aiutando chi soffre, i poveri, gli ammalati, i migranti. «La scelta dei poveri, degli ultimi, di coloro che la società esclude, ci avvicina al cuore stesso di Dio, che si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9), e, di conseguenza, ci avvicina di più gli uni agli altri».
Le differenze su importanti questioni antropologiche ed etiche, – conclude Papa Francesco – che continuano ad esistere tra cattolici e valdesi, non ci impediscano di trovare forme di collaborazione in questi ed altri campi. Se camminiamo insieme, il Signore ci aiuta a vivere quella comunione che precede ogni contrasto».

Scritto per Korazym.org

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