Rita e Maria Teresa da Cascia

santarita_beatafasceDifficile contare i pellegrini che ogni anno – e il 22 maggio in modo particolare – si recano a Cascia per rendere omaggio a santa Rita, una delle figure di santità più note e amate al mondo; la donna che fece esperienza – nel corso della sua esistenza (1380-1457) – di tre importanti vocazioni, in quanto moglie, madre e monaca.
Canonizzata nel 1900 da Papa Leone XIII, santa Rita verrà conosciuta in Italia e nel mondo grazie al rilancio spirituale operato dalla beata Maria Teresa Fasce (1881 – 1947), anch’ella monaca agostiniana, che per ventisette anni, in qualità di Badessa, guidò il monastero di Cascia. È proprio al coraggio e all’intraprendenza della beata Fasce che si devono la trasformazione spirituale del monastero, la costruzione del nuovo Santuario, l’Orfanotrofio, la Casa del pellegrino, il Seminario, la Casa di esercizi spirituali, l’Ospedale e, soprattutto, il rilancio della devozione a Santa Rita.
Il pellegrino che si reca a Cascia per venerare santa Rita incontra, inevitabilmente, anche la figura della beata Fasce alla quale è dedicata una cappella, dove sono custodite le sue spoglie e una raccolta di oggetti a lei appartenuti. Solo in pochi, però, conoscono questa importante figura di santità.

Di santa Rita conosciamo ogni dettaglio della sua esistenza terrena; sposerà, quasi costretta, un uomo noto per la sua violenza; strapperà i figli dal desiderio di vendicare l’assassinio del padre, chiedendo a Dio di chiamarli a Sé (e così avverrà) piuttosto che vederli morire con l’odio e la vendetta nel cuore. Rimasta sola, entrerà nel convento agostiniano di Cascia dove per quarant’anni perseverò – come riportano le cronache – a servire Dio con amore.  Segnata in fronte da una “ferita” come di spina (segno d’inequivocabile appartenenza a Dio), Rita – venerata oggi come la “santa degli impossibili” – trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in contemplazione del Volto Santo di Dio. Nel 1457, prima di morire, si rivolse ad una parente per una particolare richiesta, quella di ricevere una rosa e due fichi. Non era, però, ancora la stagione delle rose ma il buon Dio volle accontentare ugualmente il desiderio di Rita regalandole ciò che aveva chiesto! Un gesto di tenerezza che non poteva essere negato a chi come Rita aveva donato l’intera esistenza all’amore del suo Creatore.

La beata Maria Teresa Fasce conosceva bene questo antico racconto di santità; fu anche questo uno dei motivi che la spinse, con grande determinazione, a scegliere Cascia per ritirarsi in monastero, nel giugno del 1906, e consacrare così la sua esistenza a Dio. Proprio in quegli anni s’incrementava il culto di santa Rita. Nel 1900 Rita veniva, infatti, canonizzata e la gente cominciava a conoscerla come modello di sposa, madre e consacrata a Cristo. Maria Teresa, raccontano i biografi, attratta dalla figura di santità di santa Rita, fu affascinata dall’idea di diventarne consorella!

Le esistenze di Rita e Maria Teresa – sostiene Luigi Montanari, il vicepostulatore del processo di canonizzazione della Fasce – si “identificano” nel desiderio di appartenere totalmente a Cristo. “Tutte e due – specifica Montanari – sono state delle meravigliose donne che hanno incarnato nella loro esistenza il dolore fisico fino alla morte… Sono state due suore, hanno vissuto nello stesso ambiente, anche se a distanza di secoli”. Teresa sarà, infatti, madre non soltanto per le sue consorelle ma anche per i bambini che abiteranno l’orfanotrofio da lei costruito a Cascia; vivrà la sofferenza come dono esclusivo di Dio in qualità di sposa consacrata a Cristo. Rita e Maria Teresa sono, dunque, «sorelle in Cristo» più di quanto sia possibile immaginare.

Quando il 12 ottobre del 1997, Giovanni Paolo II beatificò Maria Teresa Fasce insieme ad altri quattro Servi di Dio (tra i quali l’agostiniano Elias del Soccorso Neves) disse durante la sua omelia: “I nuovi Beati, oggi elevati alla gloria degli altari, hanno invece accolto con prontezza ed entusiasmo l’invito di Cristo: «Vieni e seguimi!» e l’hanno seguito sino alla fine. Si è così rivelata in loro la potenza della grazia di Dio e nella loro esistenza terrena sono giunti a compiere persino quanto umanamente sembrava impossibile. Avendo riposto ogni fiducia in Dio, tutto per loro è divenuto possibile”. Maria Teresa sperimenterà fino in fondo il senso di queste parole.
L’affermazione di Giovanni Paolo II, compiere persino quanto umanamente sembrava impossibile, mette in luce quel particolare aspetto della fede, capace – come viene ricordato nel Vangelo – di spostare le montagne, e che la stessa Rita da Cascia ebbe modo di verificare nel corso della sua vita. «Se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile» (Mt 17,20).

Rita è una delle sante più amate del popolo cristiano, e il santuario di Cascia meta di numerosissimi pellegrinaggi, però – scriveva sul quotidiano “Avvenire” (Gennaio 2012) Padre Antonio Maria Sicari – «solo i devoti più affezionati sanno che quasi tutto è nato dal cuore e dalla forza d’animo di una ragazza genovese che, agli inizi del Novecento, difese con tenacia e passione la sua vocazione a consacrarsi a Dio, proprio nel monastero di Cascia, allora quasi sconosciuto e in difficoltà. La beata Maria Teresa Fasce (1881-1947), che oggi riposa accanto a santa Rita, fu per quasi trent’anni la Madre e l’anima del monastero. […] Coloro che vanno a Cascia, per venerare “la santa degli impossibili”, anche quando non lo sanno, vanno tutti a venerare pure la beata Maria Teresa Fasce. Anche lei riteneva che all’amore tutto è possibile».

Scritto per Korazym.org

Il mio libro sulla Beata Maria Teresa Fasce, “Inabissata nel mio nulla”, per chi volesse approfondire l’argomento.

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