Verso il Giubileo straordinario della Misericordia

giubileo_piazzaAd informarci dell’anno giubilare è il Levitico, uno dei cinque libri del Pentateuco (quella parte della Bibbia – Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio – contenente le origini e i fondamenti della Storia Sacra). Questo libro, nel prospetto letterario della Bibbia, interrompe l’elemento narrativo dei due libri che lo precedono (Genesi ed Esodo) e si sofferma, in modo più dettagliato, sulle prescrizioni riguardanti il culto sacerdotale e sugli insegnamenti relativi alla santità da praticarsi nelle varie circostanze della vita.
La prescrizione dell’anno giubilare rientra nel piano di questa seconda sezione e presuppone come obiettivo principale il raggiungimento della santità, sottolineato a più riprese dal testo stesso: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (cf. Lv 19,2).
Rileggiamo allora l’annuncio del Giubileo tratto da questo libro: «Nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. […] non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è un giubileo: esso sarà per voi santo» (Lv 25,9-12).

La parola “giubileo” deriva dal termine ebraico “yobel” (= corno di montone/ariete), lo strumento musicale con il quale si annunziava solennemente l’inizio di questo particolare anno. Il Giubileo era l’occasione – per utilizzare un termine tecnico – di una “restitutio in integrum” di tutto. E cioè: durante tutto l’anno giubilare le terre precedentemente espropriate venivano restituite ai loro legittimi proprietari, perché dice il Signore: «La terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini» (Lv 25,23); tutti i debiti erano condonati e gli schiavi potevano tornare in libertà, «Poiché gli israeliti sono miei servi; miei servi, che ho fatto uscire dal paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio» (Lv 25,55). Persino la terra osservava un periodo di riposo: «non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate» (Lv 25,11-12).

L’obiettivo del Giubileo era dunque quello di risanare gli squilibri sociali che minacciavano la vita agricola e urbana. Il potere economico, infatti, si condensava sempre più nelle mani di pochi ricchi, e spesso la persona povera era costretta a vendere la propria libertà per poter sopravvivere. Questo illecito modo di arricchirsi, a discapito dei poveri, rappresentava una grossa piaga per gli israeliti, che i profeti non temevano di denunciare come frutto di furto e di estorsione. Bisognava allora fare in modo che la terra tornasse ad essere “santa” e restituita ai suoi proprietari.
A garantire questo aspetto è un fondamento religioso che considera i beni del mondo una risorsa per tutti gli uomini. La terra è ritenuta, infatti, proprietà di Dio; essa è un bene “inalienabile” (che non può cioè essere ceduta o venduta) che nessuno può sottrarre indebitamente, ma ancor di più è inalienabile la libertà di ogni uomo.
L’anno giubilare rappresentava, pertanto, il tempo del “riscatto” economico e sociale della persona, per far sì che nessuno vivesse nel bisogno e nella miseria e a tutti potesse essere garantita una vita dignitosa.

Il giubileo cristiano, dunque, è strutturato fondamentalmente sulla base della tradizione ebraica, «noi – affermava Pio XI – siamo spiritualmente semiti». Il passaggio dal giubileo ebraico a quello cristiano è sancito dalle parole di Gesù proclamate nella sinagoga di Nazaret: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).
Con queste parole, Gesù capovolge l’intera legislazione ebraica, forzando i cardini della tradizione rabbinica, e nello stesso tempo realizza “l’anno di grazia” presentandosi come il Messia da lungo tempo atteso. Con Gesù ha inizio “il giorno della salvezza”. Dio entra nella storia dell’uomo assumendone tutta la realtà umana, con il preciso intento di risanarla. Egli, attraverso la sua misericordia, può guarire l’uomo dal peccato, può rigenerarlo a vita nuova (in qualsiasi situazione esso si trovi) e ricondurlo a sé.

Per tali ragioni la Chiesa considera “santo” quel tempo in cui ciascun uomo è chiamato a convertirsi, a cambiare radicalmente la propria vita, per ritornare tra le braccia del Padre.
L’anno giubilare contiene in sé una componente penitenziale. In questo particolare anno di grazia, infatti, ciascuno potrà ricevere l’Indulgenza Plenaria (cioè la completa remissione della pena temporale, conseguenza dei peccati) attraverso la quale l’uomo può essere ricondotto nelle viscere della misericordia di Dio che cancella il peccato togliendone tutte le tracce.
L’indulgenza è un “dono”; “tutto è grazia” scriveva Bernanos, ma – poiché la creatura umana è stata pensata libera – per realizzarsi è necessario che l’uomo si impegni per una vera conversione, «Colui che ha potuto crearti senza di te – diceva sant’Agostino –, non può salvarti senza di te».

Il giubileo “ordinario” viene indetto ogni 25 anni. Vi sono poi circostanze particolari (per intensificare la pietà dei fedeli, in situazioni difficili per la Chiesa o per le nazioni, o per altre ricorrenze di carattere religioso) che portano il Romano Pontefice ad indire un giubileo “straordinario”.
Papa Francesco, infatti, ha voluto indire – annunciandolo il 13 marzo scorso – un Giubileo straordinario che metterà a tema la misericordia di Dio. “Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: «Siate misericordiosi come il Padre» (cf. Lc 6,36)”. Questo particolare Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016. “Sono convinto – prosegue il Pontefice – che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ad ogni donna del nostro tempo. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e Dio perdona sempre” Non ci stanchiamo – conclude Papa Francesco – “di chiedere perdono. Affidiamo fin d’ora questo Anno alla Madre della Misericordia, perché rivolga a noi il suo sguardo e vegli sul nostro cammino: il nostro cammino penitenziale, il nostro cammino con il cuore aperto, durante un anno, per ricevere l’indulgenza di Dio, per ricevere la misericordia di Dio”.

Scritto per Korazym.org

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