Per Papa Francesco si scioglie il cuore dei napoletani… e il sangue di San Gennaro!

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Foto Ansa.it

Il viaggio apostolico di Papa Francesco a Napoli prosegue con la visita alla Casa Circondariale “Giuseppe Salvia”, a Poggioreale. Il Papa degli ultimi e delle periferie del mondo pranza con una rappresentanza di detenuti, risponde ad alcune delle loro domande, e poi – con la paternità che gli è propria in numerosissime circostanze – parla ai carcerati per esprimere loro la vicinanza del papa e per annunciare la Parola di Dio. “A volte – dice il Pontefice – capita di sentirsi delusi, sfiduciati, abbandonati da tutti: ma Dio non si dimentica dei suoi figli, non li abbandona mai! Egli è sempre al nostro fianco, specialmente nell’ora della prova; è un Padre «ricco di misericordia» (Ef 2,4), che volge sempre su di noi il suo sguardo sereno e benevolo, ci attende sempre a braccia aperte”.
Il Papa conosce molte delle situazioni dolorose vissute da chi è in prigione; sono tante, infatti, le lettere che i detenuti – da diverse parti dell’Italia – gli scrivono, per raccontare il dolore e il disagio vissuto quotidianamente, le condizioni non sempre degne che contribuiscono ad appesantire la loro condizione carceraria, e la difficoltà di ritornare – usciti di prigione – ad una vita normale e riabilitante. Papa Francesco racconta a voce alta questo disaggio, egli ricorda che “l’amore può sempre trasformare la persona umana. E allora un luogo di emarginazione, come può essere il carcere in senso negativo, può diventare un luogo di inclusione e di stimolo per tutta la società, perché sia più giusta, più attenta alle persone”. Poi un ultima parola di incoraggiamento: “anche in mezzo a tanti problemi, anche gravi, – afferma il Pontefice – non perdiamo la nostra speranza nella infinita misericordia di Dio e nella sua provvidenza. Con questa sicura speranza, prepariamoci alla Pasqua ormai vicina, orientando decisamente la nostra vita verso il Signore e mantenendo viva in noi la fiamma del suo amore”.

Terminato il pranzo con una rappresentanza di detenuti, Papa Francesco si reca in Duomo per venerare le reliquie di San Gennaro e incontrare il clero, i religiosi e i Diacono permanenti. L’entusiasmo è alle stelle e in ogni angolo della città si respira l’aria delle grandi feste; nei suoi spostamenti Papa Francesco incontra – com’era prevedibile – il calore dei napoletani.
All’ingresso del Papa in Duomo, il card. Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe annuncia la presenza straordinaria delle suore di sette conventi di clausura; qui un simpatico siparietto… alcune delle suore circondano il Pontefice per salutarlo, mentre l’Arcivescovo con simpatica cadenza partenopea esprime la sua sorpresa, cercando di far ritornare a posto le suore.
Papa Francesco, venera le reliquie di San Gennaro, poi si rivolge ai fedeli parlando a braccio. Lo spirito della vita religiosa – sottolinea il Pontefice – è nel cuore di quei missionari che sono sempre in viaggio per il mondo per fondare nuove missioni. Bisogna essere sempre in cammino, andare dietro a Gesù, con la voglia di lavorare per il Signore. Il sacerdote non va mai in pensione! Il centro della vita dev’essere Gesù. Se non avete Cristo al centro della vita, – dice Francesco ai giovani che si accostano alla vocazione religiosa o sacerdotale – ritardate la vostra ordinazione, aspettate per essere sicuri. Sia Gesù il centro della nostra vita e non le chiacchere! Pregate e onorate la Vergine Maria. Non cercate affarismo e denaro. Altro pericolo sottolineato da Papa Francesco è quello di vivere mondanamente, con lo spirito del mondo che Gesù non voleva. Se non è facile portare avanti una fraternità in un monastero o in una diocesi e perché regna il “terrorismo delle chiacchere” di chi vuole solo distruggere! Tre cose, ricorda al termine del suo discorso il Papa: riprendere ad adorare il Signore, amare Gesù e la Chiesa sua sposa, maggiore zelo apostolico.

Il Pontefice conclude l’incontro con la benedizione, poi bacia la reliquia contenente il sangue di San Gennaro, poi l’annuncio del card. Sepe: “Il sangue di San Gennaro si è liquefatto per metà”. Evento questo che ha fatto esplodere l’applauso dei napoletani che assistevano all’incontro.

Alle 16,15 Papa Francesco incontra privatamente gli ammalati nella Basilica del Gesù Nuovo. La giornata si conclude con l’incontro del Papa con i giovani e le famiglie sul Lungomare Caracciolo. L’accoglienza è festosa e colorata, i giovani accolgono il Papa con tutta la freschezza della loro età. Papa Francesco li abbraccia e li invoglia a costruire un tempo di speranza.

A Papa Francesco vengono rivolte tre domande. I giovani chiedono: c’è fame di sogno e di speranza nel nostro cuore nonostante la corruzione che ci circonda; come piantare semi di gioia?
Il Pontefice – ancora a braccio – risponde: il nostro Dio è un Dio delle parole, dei gesti e dei silenzi. Il più grande silenzio di Dio è stata la Croce; Egli ha vissuto il silenzio del Padre fino a chiamarlo “abbandono”. Ci sono alcuni silenzi di Dio che non si possono spiegare se non con la Croce, come quello della sofferenza che riguarda i bambini.
Un’anziana novantacinquenne racconta l’esperienza di incontro con una comunità di giovani che le fanno compagnia. Come far sentire partecipi le persone anziane nelle comunità?
Quello che non è utile nella nostra società – risponde il Papa – purtroppo viene scartato! C’è anche una sorta di “eutanasia” che porta gli uomini a non prendersi cura delle persone. La vicinanza, l’amicizia e la tenerezza sono la migliore medicina per gli anziani. Tutti abbiamo bisogno di affetto. Chi ha genitori anziani deve fare un esame di coscienza! L’affetto è la medicina più grande per noi anziani.
La terza domanda – rivolta da una coppia di sposi – ricorda il bello della famiglia (come diceva il Papa in precedenza) da comunicare nel mondo. Lei ci invita a non lasciarci rubare la speranza. Ma qui a Napoli, dove la corruzione è grande, come possiamo comunicare pastoralmente la bellezza della famiglia e lasciare spazio alla speranza?
La famiglia è in crisi – afferma il Pontefice – e i figli non vogliono sposarsi. Ci sono anche le colonizzazioni ideologiche delle famiglie, proposte e modalità che provengono da oltre oceano e la “teoria del gender” che crea tanta confusione. La famiglia è sotto attacco! Io non ho una ricetta. La preparazione al matrimonio non è come un corso di lingue. E’ una realtà che bisogna preparare fin dalla gioventù e dal fidanzamento. Nel matrimonio è il “noi” che deve prevalere, per vivere la vita insieme, con molta preghiera e la testimonianza che l’amore non si spegne.

Vi chiedo – dice al termine dell’incontro Papa Francesco – di pregare per me e per i giovani, oggi in questo giorno di primavera e di speranza per i giovani; si fiorisce un’altra volta. Andiamo avanti sempre. Gli anziani sono come i buon vino quando invecchia, che serve ai giovani. I giovani hanno la forza, gli anziani la saggezza. Un popolo che non cura gli anziani e i giovani non ha futuro.
Concluso l’incontro con i giovani, il Papa si trasferisce in auto alla Stazione Marittima di Napoli e da qui, alle ore 18.15, decolla in elicottero per rientrare a Roma, mentre i giovani cantano “O sole mio”!

Scritto per Korazym.org

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