Gesù, invitato nelle nostre case, perché cambi idea!

blablaIl filosofo scozzese, Thomas Carlyle, diceva che «se Cristo oggi arrivasse tra noi, la gente non lo metterebbe più in croce. Forse lo inviterebbe a cena, lo ascolterebbe parlare. E poi? Poi si burlerebbe di lui!». E’ davvero una bella provocazione! Molti, probabilmente, anche per un solo istante si saranno posti il problema. Una eventualità – quella relativa al ritorno di Cristo, che nella fede comunque riteniamo fondata (Parusia) – che ci troverebbe assolutamente impreparati e incapaci di rispondere, visto il groviglio di contraddizioni in cui spesso navighiamo, “indisturbati”, senza una vera meta… e sempre pronti a salpare per nuove (talvolta pericolose) avventure!

La riflessione di Thomas Carlyle è assolutamente condivisibile; probabilmente nessuno di noi oggi metterebbe in croce Gesù (non sia mai!). Lo inviteremmo a cena per sentirlo parlare, con la cordiale attenzione di chi sta dicendo a se stesso: «È il Suo mestiere, non potrebbe parlare diversamente!». E poi, al termine di una sontuosa cena, lo costringeremmo ad ascoltare le nostre idee di cristianesimo. Sarebbe quella l’occasione provvidenziale per cercare di “correggere” alcuni principi della fede e della morale cristiana (a nostro avviso appesantiti dal tempo). Il buon Gesù dovrebbe solo avere l’accortezza di prendere qualche piccolo appunto, e alla fine anche Lui – ne siamo certi – rimarrebbe affascinato della nostra riflessione!

La verità è che il nostro grado di superficialità supera ogni limite e non abbiamo nemmeno l’onestà di riconoscerlo! Siamo disposti a cambiare la ratio della legge di Dio (pur conoscendola molto poco) piuttosto che cercare di comprenderla, come insegnavano S. Agostino e i Padri della Chiesa: “Credo ut intelligam” (credo, per capire) e “Intelligo, ut credam” (Capisco, per credere). Uno sforzo in termini di ricerca e di lavoro su se stessi che difficilmente siamo disposti ad operare!

L’aspetto più triste di questa vicenda lo ritroviamo al termine della citazione di T. Carlyle, quando dice che la gente inviterebbe Gesù a cena, lo ascolterebbe parlare… e «poi si burlerebbe di lui!». Il commento a questa inquietante ipotesi lo affidiamo a Gianfranco Ravasi: «Sì, Cristo lo si lascerebbe parlare, come ormai si concede il diritto di interloquire a tutti, a chi ha qualcosa da dire e al chiacchierone vaniloquio. Solo che alla fine, di fronte a un messaggio che è come una spada di luce, si preferirebbe ricorrere all’irrisione e allo scherno. Non lo si farebbe tacere chiudendogli la bocca e la vita su una croce; lo si emarginerebbe perché non abbia a disturbare la festa e il proprio benessere immediato».

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