Per difendersi dalle molestie del web

minoriIl web è certamente una delle principali risorse della tecnologia moderna, uno spazio utile e ricco di opportunità per tantissime persone, ma è anche il luogo dove con maggior frequenza vengono messe a rischio la sensibilità e la vita delle nuove generazioni, che trascorrono in rete (purtroppo) gran parte del loro tempo. Una recente inchiesta, infatti, rivela che: su 20mila giovani europei un ragazzo su tre confessa di essere stato vittime di molestia sul web, sotto forma di intimidazione, insulti, pubblicazione di foto o video della vittima.

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con il “Bureau International Catholique de l’Enfance” (BICE), ha voluto organizzare un incontro per celebrare il 25° anniversario della Convenzione relativa ai diritti dell’infanzia e per dare visibilità a questa nuova preoccupante forma di violenza contro giovani e giovanissimi. “Stop alle minacce su internet”, è questo il titolo della campagna internazionale di mobilitazione, presentato in questi giorni nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede.

Il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, durante la conferenza stampa ha ricordato i numerosi casi di violenza e di asservimento dei minori per il mercato della prostituzione, della pornografia, compravendita di stupefacenti, l’espianto di organi, il reclutamento di soldati e mendicanti; giovani e giovanissimi costretti a lavorare in condizioni di schiavitù nel settore agricolo manifatturiero, minerario e domestico, e altro ancora. La comunità internazionale – ricorda mons. Turkson – negli anni si è progressivamente dotata di strumenti giuridici vincolanti per contrastare alcuni di questi gravi fenomeni (Convenzione relativa ai diritti dell’infanzia, insieme ai due Protocolli addizionali) e per assicurare ai minori una serie di diritti fondamentali; “Malgrado l’adozione di questi strumenti normativi e i vari programmi realizzati, a livello statale o di società civile, l’umanità non è ancora riuscita a sradicare completamente le diverse forme di violenza e di sfruttamento nei confronti dei bambini”. Per tamponare questa grave piaga sociale, – prosegue il card. Turkson – oltre agli interventi giuridico-legislativi, è necessario educare i giovani ai diritti umani, alla giustizia ed alla pace, a riconoscere negli altri persone di pari dignità, da considerare nonnemici o concorrenti, – come ha dichiarato Papa Francesco – ma fratelli da accogliere ed abbracciare.

Tra i partecipanti alla conferenza stampa anche don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter Onlus contro la pedofilia. “In riga su Internet” è il nome della nuova campagna nazionale che l’Associazione “Meter” (www.associazionemeter.org) ha presentato oggi – presso la Sede Nazionale –  in occasione dei 25 anni della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e che durerà un anno intero (fino a novembre 2015) per raggiungere il più ampio numero possibile di studenti in Italia. Ogni scuola riceverà un righello e dei manifesti da consegnare agli alunni e da affiggere nelle classi e negli ambienti frequentati dai minori (oratori, associazioni, palestre, parrocchie, club sportivi), contenenti un decalogo per “abitare” al meglio e in sicurezza il mondo del Web con qualsiasi mezzo (Pc, tablet, smartphone). “I social networks – spiega il sacerdote siciliano ai microfoni di Radio Vaticana – sono reti positive, che aiutano la socializzazione, ma possono diventare luoghi di minacce e molestie”. “Pensiamo, ad esempio, che su «Facebook» esistono più di cento milioni di falsi profili. «MySpace», lo scorso anno, ha cancellato più di novanta mila profili di molestatori”. “Mi è capitato di scoprire un caso, sulla chat del social «Ask» – prosegue don Di Noto –  in cui una minore era stata accerchiata da una serie di utenti adulti che si erano accordati per molestarla”. “Va sottolineato inoltre – ricorda il fondatore di Meter – che la rete non dimentica. Ed è quindi pericoloso immettere sul web informazioni e immagini soprattutto relative a minori”. “Purtroppo però – aggiunge il fondatore di Meter – l’85% per cento dei giovani parla con difficoltà con gli adulti di ciò che accade nella loro vita in rete”.

Negli ultimi dieci anni Meter (2002-2013) ha accolto 987 vittime (1.203 al 2014) segnalato 107.781 siti pedofili e pedopornografici e ne ha monitorati 1.500.000 facendo avviare 18 indagini nazionali e internazionali con migliaia di arresti e indagati in tutto il mondo oltre che in Italia. Ha anche individuato decine di bambini ritratti nei video e nelle foto anche a distanza di anni, si è costituita parte civile nei processi, ha incontrato 81.218 studenti per iniziative di prevenzione sugli abusi e 71 diocesi per la formazione del clero e dei laici, ha sostenuto proposte di legge nel Parlamento Europeo e in quello italiano, contribuendo alla stesura di nuove norme per il Giappone ed altri Paesi.

Finora sono diecimila le firme raccolte dal BICE (Bureau International Catholique de l’Enfance) www.bice.org – ha spiegato il presidente del Bureau, Olivier Duval che ha presentato le cyber- molestie come un fenomeno mondiale sottostimato. “La statistica – ha dichiarato Duval – dimostra che a un giovane su tre capita, una volta o l’altra, di subire molestie in Internet. Vorrei anche insistere sul fatto che non si tratta di un fenomeno occidentale: oggi abbiamo informazioni raccolte dalla rete dai nostri partner – ad esempio in Mali o in Perù – dalle quali risulta che la diffusione degli smartphone ha portato alla scoperta che anche in questi Paesi ci sono ragazzini che subiscono cyber-molestie. E’ quindi un fenomeno a livello mondiale, che porta all’ansia, alla vergogna, alla demotivazione, a risultati scolastici in ribasso, all’isolamento, l’abbandono, la depressione e può portare perfino al suicidio”.

La presentazione della campagna internazionale di mobilitazione, “Stop alle minacce su internet”, ha ricevuto anche l’agghiacciante racconto di una giovane ragazza francese di 21 anni, Laetitia Chanut, vittima per un lungo periodo di molestie via Facebook e sms, che l’hanno condotta lentamente alla depressione e a un tentativo di suicidio e che oggi è stata scelta dal Bice come testimonial della campagna (Sir). “Anche se – confessa – non è facile per me parlare. Io ne sono uscita, ma non so se altri come me ci stanno riuscendo”. Le conseguenze sono devastanti: le molestie provocano ansia, stress, sentimento di vergogna, demotivazione, crollo del rendimento scolastico, depressione fino addirittura al suicidio. Spesso le giovani vittime non si confidano con i genitori e le violenze vengono vissute in solitudine e nell’isolamento.

Flaminia Giovannelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, infine, nel suo intervento ha invocato il ruolo essenziale della famiglia che deve essere aiutata e accompagnata soprattutto perché solo “l’affetto può condurre i ragazzi ad aprirsi e confidarsi. E la confidenza è il primo passo per lottare contro questa piaga”. “Certamente, nel nostro mondo globalizzato in cui le famiglie, passata l’età della formazione dei figli e dei nipoti, vedono sempre più spesso i loro componenti vivere in luoghi distanti fra di loro, i social network costituiscono un veicolo importante di informazioni e di intrattenimento di relazioni familiari. (…) E, comunque, nei momenti di solitudine, nei momenti estremi, nei momenti ultimi, la vicinanza virtuale anche se in grado di esprimere quella vicinanza spirituale, non può sostituire quella fisica”.

Scritto per Korazym.org

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