Conclusi i lavori della 54° Assemblea Generale della CISM

religiosiDal 3 al 7 novembre si è svolta a Tivoli la 54° Assemblea Generale della CISM, la Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, l’organismo di diritto pontificio comprendente i religiosi rappresentanti di oltre 118 diversi Istituti, tra Ordini, Congregazioni e Società di Vita Apostolica. Il tema scelto per quest’appuntamento annuale è la “Missione della Chiesa e la Vita consacrata. Una lettura dell’Evangelii Gaudium”. “I religiosi d’Italia – ha dichiarato P. Gaetani, Presidente della CISM – hanno piacere di sognare lo stesso sogno di Papa Francesco: una scelta missionaria della Chiesa capace di trasformare ogni cosa. Vogliamo coinvolgerci attraverso la gioia dell’annuncio, dove la buona notizia è gioia e speranza, dialogo con l’uomo, con chi non crede, chi è lontano, è povero e in difficoltà. […] Crediamo che il futuro della Vita religiosa non sia affatto nero perché non è un mondo che sta morendo, ma un nuovo mondo che sta nascendo e noi dobbiamo avere occhi per scrutare gli spazi della speranza e cuore per piegarci su ogni uomo”.

Non sono rimaste inascoltate le parole che Papa Francesco, nel novembre dello scorso anno, rivolgeva proprio ai Superiori generali della vita consacrata incontrati in Vaticano. “La Chiesa – diceva il Papa nel suo intervento – deve essere attrattiva. Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere! È possibile vivere diversamente in questo mondo. […] I religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io mi attendo da voi questa testimonianza. I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo”.

Quella proposta da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium – sottolinea P. Gaetani, nella sua relazione di apertura della 54 assemblea generale – è “una missione che esige un continuo rinnovamento e richiede un amore non rassegnato” per cercare l’uomo lungo le periferie umane e geografiche. Dove manca questa dimensione l’annuncio cristiano si sclerotizza e diviene incomprensibile. Per questo, aggiunge, “è fondamentale andare vero l’uomo ferito, ascoltarlo, comprendere la prostrazione esistenziale nella quale si trova, perché in lui c’è il desiderio di essere curato, amato, liberato”. Un vero rinnovamento della vita consacrata è possibile sempre all’interno del cammino di fede del popolo di Dio. La vera ricchezza di una comunità religiosa si esprime nell’essere e nel compiere, all’interno della Chiesa locale, ciò che gli è proprio, attualizzando il carisma e lo stesso servizio ecclesiale.
Anche il Segretario Generale della CISM, P. Fidenzio Volpi, sottolinea l’importanza e l’utilità di un valido discernimento, personale e comunitario, che “permette di prendere coscienza di qualcosa che viene da qualcuno più grande a favore di qualcuno che incontro, generando lo stile del servizio, che è il vero potere”. “Le grandi domande spirituali sono più vive che mai” ha sottolineato P. Volpi. “C’è bisogno che qualcuno le interpreti e le capisca”. Lo sguardo infine, è quello che rifugge l’autoreferenzialità, che sa vedere, porta ad ascoltare, stare al mondo tanto da far “odorare delle proprie pecore”.

P. Gian Paolo Salvini, ex direttore de La Civiltà Cattolica, nella seconda giornata di lavori dell’assemblea generale della CISM, parla della capacità di vivere la missione con gioia, lontana dal pessimismo e dalla stanchezza; chi ha incontrato Cristo desidera comunicarlo agli altri; della diversità dei carismi in un mondo secolarizzato e appiattito. Nessuna religione è oggi tanto perseguitata quanto il cristianesimo! Chiaro il compito dei religiosi: denunciare gli idoli mostrando con la propria che è possibile una vita diversa, che rende liberi e felici nell’incontro con il Signore. “Oggi si ha paura del definitivo ” ha sottolineato P. Salvini. “Se la cultura secolarizzata è una sfida per il Vangelo, la vita consacrata ne è una controsfida. L’obbedienza liberamente scelta diviene segno profetico della Signoria di Dio, tanto più se vissuta autenticamente nella povertà e fraternità”.
Luciano Manicardi, vice priore della Comunità di Bose, nel corso della sua riflessione – dove ha anche sottolineato con grande decisione l’importante ruolo di Papa Francesco nell’odierno contesto storico – ha parlato di obbedienza evangelica e testimonianza. “Il testimone – dichiara – è la persona mutata dall’incontro fatto. Non rinvia a se stesso, ma a Dio. E’ colui che suscita una presenza altra e si realizza nella povertà. Non chi prende iniziativa per dire, ma chi interpella, suscita domande”. Bisogna aprirsi allora al fuoco dello Spirito, alla novità della Parola, “per testimoniare come Gesù è vissuto sulla terra, recuperandone la sua umanità”. E poi avere coraggio, ciascuno a partire dal proprio carisma, per indicare il cammino verso il futuro.

Mercoledì 5 novembre, a prendere la parola è stato il Segretario Generale della CEI, mons. Nunzio Galantino. “Stiamo vivendo – ha dichiarato il Presule – una stagione che mette a dura prova la società, una crisi finanziaria, ma soprattutto una crisi di umanità, che segna le pagine della storia di tanti uomini e donne. Dove trovare in questo un contributo di ampio respiro, che sia risorsa preziosa per tutti, se non cercarlo tra di noi? Dove la gente deve andare a trovare stili alternativi, parole di senso se non da noi? Sì, voi siete un segno prezioso, ben al di là delle mura dei vostri conventi”. “Uscire”, non uno slogan, ma invito ad abbracciare prospettive altre, quelle della periferia per tornare a guardare e comprendere la realtà, non sfera, ma poliedro, che riflette tutte le parzialità. E’ il superamento della cultura del frammento, per una cultura che non lo snobba ma lo integra. L’uscire – precisa mons. Galantino – rimanda a tre scelte precise: decentrarsi per saper prendere le distanze dalle proprie idee; mostrarsi disponibili a vincere la paura di ciò che è altro, sentendosi parte di questa storia; assumere lo sguardo di Cristo, il suo modo di vivere e relazionarsi.

“I religiosi sono intraprendenti, originali, generosi. Li si trova spesso agli avamposti della missioni, in frontiera, ed assumono i più grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa vita”. Ha introdotto così la sua riflessione mons. Josè Rodríguez Carballo, Segretario generale della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica. Bisogna “smettere di stare a guardare dalla finestra”, come dice il Papa, e “scendere nella strada antistante o limitrofa, creare ponti, vincoli, assumere le situazioni di povertà, di ingiustizia, di una dura realtà di esclusione che nega la dignità della persona, dove si soffre violenza e discriminazione”. “Siamo cercatori, del volto di Dio – ricorda ai Provinciali – in quelli deformati di tanti fratelli e sorelle”. La solidarietà è la determinazione di impegnarsi per il bene comune, di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo responsabili di tutti”. Le presenze dei religiosi sono nelle Chiese particolari autentiche frontiere: educazione, sanità, servizi sociali, dove frontiera sta per quella che maggiormente è urgente soddisfare. “Non ci spaventi la complessità nella quale ci muoviamo. Celebriamo il dono della nostra vocazione, buona notizia per il mondo di oggi”.

Il bilancio della 54° Assemblea Generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, risulta, in definitiva, positivo. Con ulteriore consapevolezza la realtà della vita consacrata si interroga sul bagaglio di potenzialità pastorali che le sono proprie, in vista anche del prossimo anno dedicato alla vita consacratae, e prova a rispondere alle principali provocazioni del nostro tempo. “Le persone consacrate – affermava Papa Francesco nel corso dell’Angelus del 2 febbraio scorso – sono segno di Dio nei diversi ambienti di vita, sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna, sono profezia di condivisione con i piccoli e i poveri. Così intesa e vissuta, la vita consacrata ci appare proprio come essa è realmente: è un dono di Dio, un dono di Dio alla Chiesa, un dono di Dio al suo Popolo! Ogni persona consacrata è un dono per il Popolo di Dio in cammino. C’è tanto bisogno di queste presenze, che rafforzano e rinnovano l’impegno della diffusione del Vangelo, dell’educazione cristiana, della carità verso i più bisognosi, della preghiera contemplativa; l’impegno della formazione umana, della formazione spirituale dei giovani, delle famiglie”.

Scritto per Korazym.org

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