Francesco, il più italiano di tutti perché allevato dai nonni

“Io fui il più italiano di tutti perché venni allevato dai nonni. (…) In tutto siamo cinque [figli, ndr]. I nonni vivevano vicino e la nonna, per aiutare mia madre, veniva a prendermi la mattina e mi teneva in casa sua, per poi riportarmi verso sera. Tra di loro parlavano piemontese e così l’imparai anch’io. Volevano bene a tutti i miei fratelli, è chiaro, ma io ebbi il privilegio di condividere la lingua dei loro ricordi”. E’ un dettaglio, significativo, tratto dai ricordi d’infanzia dell’Arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, pubblicati nel libro intervista di Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti. Nella formazione pedagogica ed interiore del futuro Pontefice emerge – con evidente forza – l’importante impronta educativa ricevuta dai “nonni”; Bergoglio non solo ne conserva nel cuore il grato ricordo, ma – come arcivescovo prima e poi da pontefice – ne rilancia il ruolo fondamentale per la vita di ogni persona. “Ogni volta che abbandoniamo i nostri vecchi nelle case di riposo con tre palline di naftalina in tasca – ricorda l’Arcivescovo –, come se fossero un soprabito o un cappotto, vuol dire che c’è qualcosa che non va nella nostra dimensione nostalgica, perché mantenere un contatto con i propri nonni vuol dire tornare a incontrare il nostro passato”.

Il contesto sociologico attuale – ottimizzato e programmato per la conquista di “altri” valori – non ha dedicato molta attenzione al ruolo educativo esercitato dai nonni che, a poco a poco, sono stati costretti ad abbandonare la scena dell’economia familiare, un tempo fondamento e corona del focolare domestico. Soltanto adesso – puntualizza Bergoglio – la presenza dei nonni, “per colpa della crisi economica, è tornata d’attualità perché c’è bisogno di qualcuno che badi ai bambini”.

Il Pontefice latinoamericano ha ribadito più volte la grande devozione nutrita nei confronti della nonna paterna, Rosa Margherita Vasallo (nata nel 1884 in Valbormida), che ritrova accanto a sé in diverse ed importanti circostanze della sua vita; prima di entrare in seminario, per esempio, Nonna Rosa gli dirà: “Bene, se Dio ti chiama, che tu sia benedetto. (…) Per favore, non dimenticare che la porta di casa è sempre aperta e che nessuno avrà nulla da rimproverarti se deciderai di tornare indietro”. Tra i documenti più cari – custoditi da mons. Bergoglio nelle pagine del suo breviario – vi è il testamento della Nonna e alcune sue lettere. In uno di questi scritti, nel giorno dell’ordinazione presbiterale di Jorge Mario, Nonna Rosa scriverà: “In questo bellissimo giorno, in cui puoi tenere tra le tue mani consacrate il Cristo Salvatore e ti si apre un lungo cammino per l’apostolato più profondo, ti faccio questo modesto regalo di scarso valore materiale, ma immenso valore spirituale”; mentre nel testo del suo testamento, Rosa Margherita Vasallo dice: “Che i miei nipoti, a cui ho dedicato il meglio di me stessa, abbiano una vita lunga e felice. Ma se un giorno il dolore, la malattia o la perdita di una persona cara dovessero riempirli di afflizione, ricordino sempre che un sospiro al Tabernacolo, dove è custodito il martire più grande e augusto, e uno sguardo a Maria ai piedi della croce possono far cadere una goccia di balsamo sulle ferite più profonde e dolorose”.

In questi diciotto mesi di pontificato, Papa Francesco ha più volte fatto riferimento al ruolo educativo esercitato dai nonni. Anche dal punto di vista vocazionale – il Pontefice ne è pienamente convinto – “dietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c’è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità…” (Regina Coeli, 21 aprile 2013). Osservando, poi, con attenzione i discorsi e le omelie del Papa, non è difficile rintracciare numerosi ed espliciti richiami al valore dei nonni: “I nonni scommettono sulla vita e sul futuro e desiderano la cosa migliore per il nipote”, sono coloro che hanno il compito di trasmettere la sapienza per consegnarla in eredità alle nuove generazioni, “loro sono stati un anello nella vita”, di rispettare la saggezza che abbiamo ricevuto da chi è più grande di noi, “dai tuoi genitori, dai tuoi nonni, dagli anziani del tuo paese”. Anche i nonni possono diventare le vittime di quella “cultura dello scarto” spesso sottolineata dalle parole del Papa. “I nonni sono la saggezza della famiglia, sono la saggezza di un popolo. E un popolo che non ascolta i nonni, è un popolo che muore! (…) Ogni famiglia, come quella di Nazareth, è inserita nella storia di un popolo e non può esistere senza le generazioni precedenti” (26 ottobre 2013).

La figura dei nonni non è solo il personale ricordo vissuto dal Pontefice, ma una preziosa risorsa verso cui Papa Francesco intende orientare l’attenzione di tutti. Talvolta, nelle parole del Papa, il servizio dei nonni diventa uno spunto per aiutare a comprendere la fede. Così Francesco – in una delle meditazioni quotidiane dettate a Santa Marta – ricorda che la correzione fraterna (che è come un atto per guarire il corpo della Chiesa) è come ricucire “un buco nel tessuto della Chiesa”, e pertanto bisogna procedere “con tanta delicatezza, come le mamme e le nonne quando ricuciono”, ed è proprio questo lo stile con cui “si deve fare la correzione fraterna” (12 settembre 2014); oppure, a proposito dell’amore sponsale e familiare, anche di fronte a sacrifici e crisi, ricorda che “nel matrimonio ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce, confidando nella Provvidenza di Dio”. Un’esperienza questa – afferma Francesco – “che i giovani possono imparare dai genitori e dai nonni” (25 ottobre 2013).

Dove trovarono la forza i genitori, i nonni e i bisnonni di un tempo che vissero in condizioni economiche peggiori delle nostre? A questo interrogativo Papa Francesco – rivolgendosi ai giovani – risponde: “La trovavano nella certezza che il Signore era con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col Sacramento del matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle colonne che sostenevano il loro amore” (Assisi, 4 ottobre 2013). In diverse occasioni Papa Bergoglio ha poi sottolineato i rischi legati alla nostra società, che tende a conformarsi sempre più come “orfana” di una figura educante, “orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta…” (16 giugno 2014).

Una delle sottolineature più delicate, infine, riguardanti la figura dei nonni, Papa Francesco l’ha riservata al Pontefice emerito, Benedetto XVI, e durante il volo di ritorno dal Brasile ha rivelato ai giornalisti: “E’ come avere il nonno a casa, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno è a casa, è venerato, è amato, è ascoltato. Lui è un uomo di una prudenza! Non si immischia. (…) Per me è come avere il nonno a casa: il mio papà. Se io avessi una difficoltà o una cosa che non ho capito, gli telefonerei” (28 luglio 2013). Attestati di stima che Papa Francesco ha rinnovato anche in occasione del raduno odierno con gli anziani.

Scritto per Vatican Insider

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