Il diritto di scegliere il genere di educazione da impartire ai nostri figli

a_scuolaL’art. 26, comma 3, della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (Approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948) afferma che “i genitori hanno in primo luogo il diritto di scegliere il genere di educazione da impartire ai loro figli”. Quest’articolo venne esplicitamente introdotto nel testo della Dichiarazione perché non si ripetesse quanto accaduto negli anni della seconda guerra mondiale, l’indottrinamento cioè dei giovani da parte del sistema di istruzione statale pubblico del Terzo Reich. Dopo 70 anni – dichiara a Radio Vaticana, Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la Vita –, “siamo costretti a invocare di nuovo lo stesso principio. Bisogna protestare, opporsi, fino a che questo è consentito, perché voglio ricordare che se dovesse passare la legge contro l’omofobia, poi l’opposizione a ricorsi di questo tipo sarà un problema, in quanto potrà essere considerata una forma di omofobia e quindi perseguita legalmente”.

Il richiamo riguarda la discussione sul disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia e l’inquietante la propaganda, a proposito del gender, che è già iniziata in alcuni ambiti scolastico-educativi. In molte scuole materne ed elementari, infatti, verrà applicato il documento dell’Organizzazione mondiale della santità intitolato “Standard per l’educazione sessuale in Europa”. Questo documento – dichiara Gianfranco Amato – “divide la popolazione in fasce di età: da zero a quattro anni, da quattro a sei, da sei a dodici, e così via e, nella fascia delicatissima – cioè quella che va dai quattro ai sei anni – si dice, tra l’altro, che i bambini devono essere introdotti alla masturbazione infantile precoce, alla capacità di identificare i genitali fin nei dettagli e soprattutto all’identità di genere, cioè dire: «Non siete maschietti e femminucce ma dovete decidere cosa essere». Purtroppo in moltissime scuole materne ed elementari d’Italia si sta diffondendo con applicazioni aberranti; ricordiamo scuole dove i bambini vengono vestiti da bambine e viceversa, dove i bambini vengono truccati da donna con il rossetto, scuole dove – ricordiamo anche a Roma – la festa del papà viene abolita per non discriminare bambine che hanno due mamme lesbiche”.

Il presidente dell’associazione Giuristi per la Vita, ricorda anche il decalogo per i giornalisti – riguardo ai temi “Lgbt” – emanato dall’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale, un ufficio del Dipartimento delle pari opportunità presso la presidenza del Consiglio dei ministri del nostro Paese. “Ad esempio – prosegue Amato ai microfoni di radio Vaticana –, si dice che non potrà essere più utilizzata l’espressione «famiglia naturale», pena essere deferiti al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti; non potrà più essere utilizzata l’espressione «famiglia tradizionale»; non si potrà più scrivere che un bambino per un suo completo sviluppo ha bisogno di un padre e una madre; non si potrà più utilizzare l’espressione «utero in affitto», perché dispregiativa ed andrà sostituita con «gestazione di sostegno»”.

I genitori, pertanto, sono chiamati a vigilare sul contenuto culturale che viene proposto ai figli nei diversi ambiti scolastici, in forza di quel diritto di “scelta educativa” sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a cui prima facevamo riferimento. Sono i genitori che – proprio nell’ambito della programmazione scolastica – hanno una notevole voce in capitolo e sulla quale, purtroppo, non si scommette abbastanza. Il “Testo unico in materia di istruzione” (decreto legislativo 297/1994) dedica, infatti, un’ampia attenzione alla partecipazione dei genitori alla vita della scuola; vere e proprie regole che si applicano alle scuole di ogni ordine e grado, attraverso gli organi collegiali. I genitori possono persino chiedere al dirigente scolastico di riunirsi in assemblea di classe o di scuola per discutere e valutare questioni inerenti la scuola frequentata dai propri figli.

Si può proporre e discutere tutto… se si è presenti e se ci si mette in gioco. Le elezioni dei rappresentanti di classe, d’istituto ecc. (per fare un semplice esempio) – indetti ad inizio d’anno in tutte le scuole del territorio nazionale – sono, infatti, un importantissima occasione per contribuire all’arricchimento dell’offerta formativa destinata ai nostri figli. Ma quanti sono i genitori che raccolgono con responsabilità questo importantissimo invito sancito dalla legislazione scolastica? I tempi non sono più quelli di una volta, se non vogliamo perdere tutto converrà darsi una mossa!

Scritto per Korazym.org

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