Papa Francesco: Nessuno prenda a pretesto la religione per mortificare la dignità degli uomini

albania“Io ho sentito che dovevo andare: è vicino, in un giorno si può fare”, diceva Papa Francesco – sul volo di ritorno dalla Corea del Sud – ai giornalisti, confermando l’intenzione di recarsi in Albania. Perché – proseguiva il Pontefice – sono riusciti a costruire un governo di unità nazionale tra islamici, ortodossi, cattolici con un consiglio interreligioso che aiuta tanto ed è equilibrato. L’Albania è il primo Paese europeo, fuori dall’Italia, che il Papa va a visitare, una Terra – dal punto di vista religioso – rasa al suolo dal sistema comunista estremamente isolazionista e stalinista del 1946. Considerata la “cenerentola d’Europa”, l’Albania vide scomparire dal proprio tessuto culturale ogni espressione religiosa, in nome di un ateismo radicale e totalizzante.

Il 25 aprile 1993, fu Giovanni Paolo II – artefice della caduta dei regimi comunisti dell’Europa orientale – a raccogliere i cocci di un’umanità tormentata e schiacciata, per quasi cinquant’anni, dalla dittatura. Durante il viaggio apostolico in Albania, il Papa polacco disse ai fedeli: “Siete risaliti quasi miracolosamente da un baratro di tirannia e di morte. Quando pareva ormai spegnersi ogni ragionevole motivo di fiducia, è spuntata l’alba della liberazione. È rinata la vita. È riemerso il coraggio di esistere, si è accesa nuovamente la luce della speranza. Ma la libertà religiosa, di cui oggi finalmente voi godete, non è solo un prezioso dono del Signore per quanti hanno la grazia della fede: è un dono per tutti, perché è garanzia basilare d’ogni altra espressione di libertà”.

La Chiesa che oggi accoglie Papa Francesco ha assunto un volto nuovo. L’Albania, attualmente, è una repubblica parlamentare. Tre le etnie religiose presenti: l’Islam (sunnita e sufi bektashi) (60% circa), il Cristianesimo, cattolici (15,91%); ortodosso e protestante.
Papa Francesco atterra all’Aeroporto Internazionale “Madre Teresa” di Tirana alle 9,00     in punto e viene accolto dal Primo Ministro albanese, Edi Rama, dal Ministro degli Esteri e della Cultura e dal Segretario Generale della Presidenza, insieme con altre Autorità civili, i Vescovi albanesi ed un gruppo di fedeli. Edi Rama – uomo di comunicazione, giornalista esperto in migrazioni, economia e finanze albanesi, artista e politico – parla al Pontefice in lingua italiana. Entrambi si soffermano nella sala dell’Aereoporto per un brevissimo dialogo.
Il Santo Padre si trasferisce subito al Palazzo Presidenziale di Tirana per la cerimonia di benvenuto; attraversa il Viale dei Martiri della Nazione tra due ali di folla festanti. Dopo gli onori militari e l’esecuzione degli inni nazionali, vengono presentate le rispettive Delegazioni, quindi il Presidente della Repubblica di Albania, Bujar Nishani, accompagna il Papa nello Studio Verde per l’incontro privato. Al termine, il Presidente presenta al Papa i suoi familiari ed avviene lo scambio dei doni.
Conclusa la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Papa Francesco incontra, nel salone Scanderbeg del Palazzo Presidenziale di Tirana, le Autorità civili, il Corpo Diplomatico e alcuni Capi religiosi del Paese.

Il Presidente della Repubblica di Albania, Bujar Nishani, (in un discorso davvero bello) saluta il Papa considerando un privilegio e un onore la Sua presenza in Albania. “Un grande evento storico per tutti gli albanesi. Grazie per averci scelto per il primo viaggio in Europa. Le nostre fedi sono islamica, cattolica, ortodossa e sono capaci di dialogare. Fra noi non c’è intolleranza o estremismo ma rispetto reciproco, armonia garantito dal nostro statuto. La dittatura voleva cambiare l’antropologia umana creando una nazione senza Dio. Io e i miei connazionali pensiamo che la Chiesa e il suo clero, insieme alle altre religioni hanno resistito in modo eroico contro la dittatura del passato, con martiri degni per questo stato. Le ultime parole pronunciate dagli ultimi martiri furono: «Viva l’Albania! Viva il Papa»”. Bujar Nishani ringrazia il Vaticano per gli aiuti e la solidarietà della Santa Sede nel periodo del comunismo. “Abbiamo ricevuto da voi la voce della speranza”.

“Sono molto lieto di essere qui con voi – afferma il Papa all’inizio del suo discorso –, nella nobile terra di Albania, terra di eroi, che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza del Paese, e terra di martiri, che hanno testimoniato la loro fede nei tempi difficili della persecuzione”. Il cammino verso la conquista della libertà è stato faticoso ed è costato la vita di molte persone, permettendo però di guardare al futuro con fiduciosa speranza, “di avviare progetti – dice Francesco – e di ritessere relazioni di amicizia con nazioni vicine e lontane”. Il rispetto dei diritti umani è la condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un Paese. “Quando la dignità dell’uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creatività e l’intraprendenza e la personalità umana può dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune”.
Il Papa – riferendosi alla pacifica convivenza e alla collaborazione tra appartenenti a diverse religioni – mette in rilievo, nel suo discorso, la particolare caratteristica che contraddistingue la natura culturale e religiosa della terra albanese “che va preservata con ogni cura e attenzione”. Papa Francesco ricorda, infatti, che “il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il Paese e acquista un rilievo speciale in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone un pericoloso fattore di scontro e di violenza, anziché occasione di dialogo aperto e rispettoso e di riflessione comune su ciò che significa credere in Dio e seguire la sua legge”.

Poi il Pontefice pronuncia parole forti contro le guerre e gli attacchi alla dignità delle persone: “Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!”. L’esperienza vissuta in Albania dimostra – ricorda Francesco – che “la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile”. Questa particolare convivenza tra comunità religiose diverse “è un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo. E’ un valore che va custodito e incrementato ogni giorno, con l’educazione al rispetto delle differenze e delle specifiche identità aperte al dialogo ed alla collaborazione per il bene di tutti, con l’esercizio della
conoscenza e della stima gli uni degli altri”.

Oggi, dopo la conquista della libertà, si presentano nuove sfide per il popolo albanese. “In un mondo che tende alla globalizzazione economica e culturale – afferma il Papa –, occorre fare ogni sforzo perché la crescita e lo sviluppo siano posti a disposizione di tutti e non solo di una parte della popolazione. Inoltre, tale sviluppo non sarà autentico se non sarà anche sostenibile ed equo, vale a dire se non terrà ben presenti i diritti dei poveri e non rispetterà l’ambiente”. Papa Francesco ricorda che “alla globalizzazione dei mercati è necessario che corrisponda una globalizzazione della solidarietà; alla crescita economica deve accompagnarsi un maggior rispetto del creato; insieme ai diritti individuali vanno tutelati quelli delle realtà intermedie tra l’individuo e lo Stato, prima fra tutte la famiglia. L’Albania oggi può affrontare queste sfide in una cornice di libertà e di stabilità, che vanno consolidate e che fanno ben sperare per il futuro”.

Terminato il suo discorso, e lasciato il Palazzo Presidenziale dopo l’incontro con le Autorità, Papa Francesco si dirige verso Piazza Madre Teresa per la Celebrazione Eucaristica. Ad attenderlo oltre un milione di fedeli.

Scritto per Korazym.org

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