Dolan: “Abbiamo bisogno di laici competenti che rappresentino la Chiesa”

L’Arcivescovo di New York auspica un laicato maggiormente impegnato nel compito missionario

“Abbiamo bisogno di laici competenti che rappresentino la Chiesa”. Lo ha riferito il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, durante l’inaugurazione IX Seminario Professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, promosso dalla Facoltà di comunicazione istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. Le sfide culturali del nostro tempo chiedono un maggior impegno missionario da parte dei laici, “non dobbiamo aver mai paura di dire la verità”, – afferma Dolan – anche in situazioni spiacevoli per l’istituzione, perché “le persone vogliono e si aspettano trasparenza dalla Chiesa” (Sir). Per l’Arcivescovo statunitense bisogna possedere “un reale senso di professionalità in tutto ciò che facciamo”; “il modo in cui diciamo qualcosa è tanto importante quanto ciò che diciamo!”. “Sono passati – prosegue – i tempi in cui anziani, grassi e pelati vescovi come me erano i migliori portavoce della Chiesa: abbiamo bisogno di laici competenti che la rappresentino”.

L’argomento sviluppato dal card. Dolan risponde alle linee tematiche che verranno discusse in questi giorni (28-30 aprile) durante il Seminario Professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, dal titolo “Comunicazione della Chiesa: strategie creative per un cambiamento culturale”, per offrire esperienze positive e criteri per comunicare in modo creativo la fede nella sfera pubblica. “Il Vangelo – scrivono gli organizzatori -, quando è incarnato negli stili di vita, nelle idee e nella cultura, porta in sé una carica creativa capace di cambiare il mondo. La sfida per il comunicatore della Chiesa è quella di far risplendere l’attrattiva di questa carica innovatrice nelle pieghe multiformi della società pluralista e secolarizzata”.

A proposito della trasparenza della Chiesa e delle dinamiche della comunicazione, che devono tendere sempre verso la verità, il card. Dolan afferma: “Noi vescovi meritiamo critiche, ne abbiamo bisogno, le accogliamo di cuore, ma a patto che siano giuste, equanimi, civili”, però non possiamo cadere “nell’estremo opposto di pensare che tutto quello che fa un vescovo è sbagliato” (Sir). Di fronte ad eventuali attacchi – sottolinea il Porporato – “dobbiamo rispondere con carità e amore”, praticando “l’invito di Gesù a offrire l’altra guancia, senza rispondere alle invettive con parole dure da parte nostra”. Inoltre, è senz’altro utile non dimenticare che “la gente ha fame di senso nella propria vita”. In questo contesto, il cardinale ha confessato che si è promesso di non concedere mai un’intervista senza menzionare il nome di Gesù. In fondo, “se mi chiedono un’intervista, è perché sono un pastore, non perché sia il sindaco” (Sir).

Qualche mese fa anche l’arcivescovo di Manila, card Luis Antonio Tagle, invitava i laici ad un maggior slancio missionario. I laici – riferiva Tagle – possono trasformare il mondo “dall’interno”, impegnandosi nelle vicende materiali, anche in situazione di “frode e corruzione” per diventare esempio di onestà; i laici devono fare il loro ingresso “nelle istituzioni del mondo, dove è forte la tentazione, perché possano trasformarle secondo la presenza di Gesù” (AsiaNews). L’arcivescovo filippino ricordava, inoltre, che “l’apostolato laico è partecipazione attiva alla missione di salvezza della Chiesa. Bisogna accantonare l’idea che i laici “siano meno importanti perché non consacrati”, perché – conclude il porporato – ciascun battezzato è tutt’uno con Cristo […] e incardinato nella vita della Chiesa”.

Il richiamo al laicato è stata una delle riflessioni maggiormente discusse durante il Concilio Vaticano II. Papa Francesco, in occasione della Gmg scorsa ricordava ai più giovani: “Siamo parte della Chiesa, anzi, diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. Ragazzi e ragazze, per favore: non mettetevi nella «coda» della storia. Siate protagonisti. Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre!”; “Non rimanete al balcone, non mettetevi in fondo alla storia, siatene i protagonisti, andate avanti sempre”.

Scritto per Vatican Insider

3 thoughts on “Dolan: “Abbiamo bisogno di laici competenti che rappresentino la Chiesa”

  1. E’ sempre e solo una questione di amore al Signore l’avangelizzazione dei laici…ma anche dei consacrati.Detto spicciolo, più la tua anima è permeata da Cristo, più Lo testimoni, non c’è bisogno che qualcuno ti ci inviti a farlo,vien da sè, vien fuori da sè..La forza, la molla?Poche chiacchiere, tanta preghiera, Eucarestia, Confessione e preghiera quotidiana (Santo Rosario), il tutto mettendoci una buona dose di cuore…E’ semplice? No, affatto, ma non è impossibile, “tutto è possibile a Dio”, basta volerlo, decidersi, cominciare e dire : “voglio cambiare, voglio conoscerti meglio, di Te mi voglio innamorare”..e fa tutto Lui…noi solo lo dobbiamo voler veramente dal profondo…Lui sarà il vero protagonista della nostra vita, ed evangelizzeranno anche i tuoi sorrisi!..si evangelizza con la vita!!Sono le anime convertite, le naime in Dio che evangelizzano..senza conversione restan solo chiacchiere..

  2. …dimenticavo, io dico:”la vita prende vita e -dal bianco e nero- si colora”…E’ veramente tutta un altra vita la vita nella Sua vita, cambia tutto, Dio stavolge…lasciamoci stravolgere..La maggior parte delle anime pare che si lasci stravolgere,sì, ma da Satana, il menzognero..CHE STUPIDI CHE SIAMO CHE LGLIELO PERMETTIAMO, CHE CIECHI…MA CHE STIAMO ASPETTANDO??
    “IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI, FINO ALLA FINE DEL MONDO!”, la paura c’è da averla a non convertirsi, piuttosto!

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