Un popolo capace di riconoscere i suoi Santi

santosub“Santo subito!”. Bisogna ritornare indietro nel tempo (aprile 2005) per rintracciare l’input iniziale – inaspettato e unanime – che ha portato in breve tempo (meno di 10 anni) Giovanni Paolo II agli onori degli altari. Era la folla radunata in Piazza San Pietro, per prendere parte ai funerali del gande pontefice polacco, ad acclamare e a riconosce con dirompente convinzione la santità di Giovanni Paolo II. E’ a partire da questo particolare avvenimento – per nulla scontato nella storia della Chiesa – che mons. Slawomir Oder, postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II, risponde alle domande di Radio Vaticana. “Effettivamente – dichiara mons. Oder – quel giorno, l’8 aprile 2005, fu quasi un’acclamazione secondo le antiche tradizioni della Chiesa, da parte del popolo che gridava: «Santo! E’ morto un Santo!». Se inizialmente forse qualcuno è rimasto meravigliato e stupito dinanzi alla decisione di svolgere comunque l’inchiesta canonica, oggi penso – a distanza di questi nove anni, ormai a processo compiuto – che questa sia stata una scelta illuminata dallo Spirito Santo: un grande dono fatto per la memoria di Giovanni Paolo II e per la Chiesa”.

La Chiesa ha tenuto conto di quella sorprendente richiesta di santità, non ha considerato il grido, “Santo subito”, espresso dai fedeli, come un momento di effimera commozione collettiva. Il Popolo di Dio, infatti, – come accaduto in passato nella storia della Chiesa – diventa talvolta espressione del cosiddetto “sentire comune” generato da Dio. Gesù stesso – ricorda l’evangelista Giovanni – rivelava ai discepoli: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16, 13). “Infatti – prosegue mons. Oder –, quel grido che abbiamo sentito non era soltanto un grido momentaneo, non era un’atmosfera particolare che si è creata nella città in quei giorni di sofferenza, di lutto ma anche di una percezione del soffio dello Spirito Santo. Quel grido – «Santo subito!» – ha la sua consistenza storica, ha un riscontro oggettivo, ha una identità che è iscritta nella vita di Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II, ed è piena di segni, manifestazioni di questa santità”.

In questi anni – immediatamente dopo l’apertura del processo di beatificazione e canonizzazione – sono pervenute alla postulazione migliaia di testimonianze. “La cosa che mi ha colpito – afferma Slawomir Oder – è che Giovanni Paolo II continua ad essere presente: non è una storia compiuta, un capitolo chiuso, qualcosa demandato ormai soltanto alla memoria. E’ una presenza che ancora continua ad ispirare molte persone, una persona che continua a ripetere con l’esempio della sua vita e con il dono di santità: «Non abbiate paura! Aprite, spalancate le porte a Cristo!»” (Radio Vaticana). La gente trova nel Pontefice polacco un indiscutibile punto di riferimento spirituale, soprattutto nei momenti più difficili della vita. Wojtyla – prima da cardinale e poi da papa – ha ispirato e generato amicizie, vocazioni al matrimonio e al sacerdozio, ma soprattutto ha ridotto le distanze e favorito l’incontro di molte persone con Cristo.

Giovanni Paolo II – nel ricordo di Papa Benedetto XVI – “sin da giovane si mostrò intrepido e ardito difensore di Cristo: per Lui non esitò a spendere ogni energia al fine di diffonderne dappertutto la luce; non accettò di scendere a compromessi quando si trattava di proclamare e difendere la sua Verità; non si stancò mai di diffondere il suo amore. Dall’inizio del pontificato sino al 2 aprile del 2005, non ebbe paura di proclamare, a tutti e sempre, che solo Gesù è il Salvatore e il vero Liberatore dell’uomo e di tutto l’uomo”. Per Papa Francesco “Giovanni Paolo II si è fatto tutto a tutti. Ringrazio il popolo polacco e la Chiesa in Polonia per il dono di Giovanni Paolo II. Tutti siamo stati arricchiti da questo dono. Giovanni Paolo II continua ad ispirarci. Ci ispirano le sue parole, i suoi scritti, i suoi gesti, il suo stile di servizio. Ci ispira la sua sofferenza vissuta con speranza eroica. Ci ispira il suo totale affidarsi a Cristo, Redentore dell’uomo, e alla Madre di Dio”.

Scritto per Korazym.org

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