I “nostri” sacerdoti

sacerdosPapa Francesco, durante l’omelia della Messa crismale del Giovedi Santo, parla ai fratelli nel sacerdozio, lasciando ai contenuti della sua riflessione (davvero bella) il compito di raccontare con paterna semplicità la preziosità del ministero sacerdotale. Il più delle volte i “nostri” sacerdoti – quelli che svolgono con passione e amore il loro ministero, quelli che non hanno mai infranto la purezza dei bambini e custodito il dono della propria verginità, quelli che sono sempre disposti ad ascoltarti e a valorizzarti, quelli che non vanno mai oltre il confine della propria vocazione per saccheggiare anche quella dei laici, quelli che pregano e ci insegnano a pregare – svolgono il loro servizio, completamente esposti (e talvolta consegnati) all’inesorabile giudizio del mondo. Bisogna ritornare a guardare il presbitero con rinnovato entusiasmo e incoraggiare i giovani a valutare seriamente la possibilità di raccoglierne l’eredità vocazionale; se non vi fossero più preti nel mondo, non ci sarebbero più celebrazioni eucaristiche, e la presenza reale di Cristo in mezzo a noi sarebbe solo lo sforzo psicologico della nostra mente! Il Santo Curato d’Ars diceva: “Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie…”. Qualcuno vorrebbe che questa triste premonizione diventasse realtà. Le “bestie” da onorare, quelle sono già pronte… i sacerdoti, invece, grazie a Dio sono ancora tanti!!!

Di seguito alcuni estratti dell’omelia di Papa Francesco:

Non esageriamo se diciamo che il sacerdote è una persona molto piccola: l’incommensurabile grandezza del dono che ci è dato per il ministero ci relega tra i più piccoli degli uomini. Il sacerdote è il più povero degli uomini se Gesù non lo arricchisce con la sua povertà, è il più inutile servo se Gesù non lo chiama amico, il più stolto degli uomini se Gesù non lo istruisce pazientemente come Pietro, il più indifeso dei cristiani se il Buon Pastore non lo fortifica in mezzo al gregge. Nessuno è più piccolo di un sacerdote lasciato alle sue sole forze; perciò la nostra preghiera di difesa contro ogni insidia del Maligno è la preghiera di nostra Madre: sono sacerdote perché Lui ha guardato con bontà la mia piccolezza (cfr Lc 1,48). E a partire da tale piccolezza accogliamo la nostra gioia. Gioia nella nostra piccolezza!

La gioia del sacerdote è una gioia che ha come sorella la povertà. Il sacerdote è povero di gioia meramente umana: ha rinunciato a tanto! E poiché è povero, lui, che dà tante cose agli altri, la sua gioia deve chiederla al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé.

La gioia sacerdotale è una gioia che ha come sorella la fedeltà. Non tanto nel senso che saremmo tutti “immacolati” (magari con la grazia di Dio lo fossimo!) perché siamo peccatori, ma piuttosto nel senso di una sempre nuova fedeltà all’unica Sposa, la Chiesa.

E’ la Chiesa viva, con nome e cognome, di cui il sacerdote si prende cura nella sua parrocchia o nella missione affidatagli, è essa che gli dà gioia quando le è fedele, quando fa tutto ciò che deve fare e lascia tutto ciò che deve lasciare pur di rimanere in mezzo alle pecore che il Signore gli ha affidato: «Pasci le mie pecore» (Gv 21,16.17). La gioia sacerdotale è una gioia che ha come sorella l’obbedienza. Obbedienza alla Chiesa nella Gerarchia che ci dà, per così dire, non solo l’ambito più esterno dell’obbedienza: la parrocchia alla quale sono inviato, le facoltà del ministero, quell’incarico particolare… bensì anche l’unione con Dio Padre, dal quale deriva ogni paternità. Ma anche l’obbedienza alla Chiesa nel servizio: disponibilità e prontezza per servire tutti, sempre e nel modo migliore […]. La disponibilità del sacerdote fa della Chiesa la Casa dalle porte aperte, rifugio per i peccatori, focolare per quanti vivono per strada, casa di cura per i malati, campeggio per i giovani, aula di catechesi per i piccoli della prima Comunione… Dove il popolo di Dio ha un desiderio o una necessità, là c’è il sacerdote che sa ascoltare (ob-audire) e sente un mandato amoroso di Cristo che lo manda a soccorrere con misericordia quella necessità o a sostenere quei buoni desideri con carità creativa.

Qui per leggere il testo integrale dell’omelia del Papa

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