Allo specchio!

narciso«Se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s’è osservato, se ne va, e subito dimentica com’era» (Giacomo 1, 23-24).

L’immagine proposta nella lettera di Giacomo ci è familiare. L’azione, infatti, di guardarsi allo specchio – almeno una volta al giorno – la compiamo tutti. In quella lastra di vetro è possibile scrutare i tratti del viso, i lineamenti del proprio sguardo e le inevitabili rughe che iniziano a solcare (ahimè) il nostro volto. In questo caso sostiamo davanti allo specchio tutto il tempo necessario per cercare di curare tutti i dettagli del volto.

Talvolta, però, è proprio davanti ad uno specchio che certe domande catturano la nostra attenzione.  Lo scrittore statunitense Julien Green (1900 – 1998) scriveva: “Mi guardavo ieri nello specchio del salotto. Il mio viso è simile a migliaia di altri visi umani, con tratti che la vita, l’eredità, le passioni hanno segnato a modo loro: questo è il casuale. Ma ciò che resta eternamente e non varierà mai è lo sguardo con la sua muta domanda, antica come il mondo: chi sono?”. In questo secondo caso la tentazione di voltarsi e guardare da un’altra parte è sicuramente maggiore!

“Chi sono?”. E’ una domanda scomoda alla quale non sempre siamo disposti a rispondere. Una domanda che immediatamente ne richiamerebbe altre: “qual è il senso della vita; perché esisto, soffro e amo?…”.

Due simpatiche citazioni… prima di decidere che cosa fare del proprio specchio!

“Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino prima di riflettere le immagini” (Jean Cocteau)

“Il volto è lo specchio della mente, e gli occhi senza parlare confessano i segreti del cuore” (Sofronio Eusebio Girolamo)

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