Belgio, cinque obiezioni alla legge sull’eutanasia ai minori

I vescovi del Belgio tornano a discutere sul disegno di legge, attualmente in discussione alla Camera, che vorrebbe estendere l’eutanasia ai minori. Insieme ai componenti della Conferenza episcopale belga anche un gruppo di esperti in materie giuridiche, mediche, etiche e pastorali per approfondire l’annoso problema e valutare tutti i possibili interventi volti a garantire il valore e la dignità della vita umana. L’inquietante proposta di legge darebbe ai medici la facoltà di valutare caso per caso se la malattia è abbastanza grave da ammettere il ricorso all’eutanasia. Inoltre sarebbero sempre i medici a stabilire se il bambino è abbastanza maturo da decidere in autonomia se morire o no!

“Perché legiferare in una materia così delicata – affermano i vescovi del Belgio – quando sappiamo che nei Paesi Bassi una tale legge esiste dal 2006, ma è stata quasi mai applicata?”. I presuli – riuniti in Conferenza episcopale a Grimbergen – mettono così per iscritto cinque obiezioni: il primo problema è relativo al divieto di uccidere, fondamento della fede e di ogni società civile. “Aprendo la porta all’eutanasia dei minori – affermano i vescovi – c’è il pericolo di volerla estendere ai disabili, ai malati di mente e anche coloro che sono stanchi di vivere”. Questo cambierebbe il significato più profondo e il valore della vita umana, innescando l’assurdo ragionamento che potrebbe farci dire: merita di vivere solo chi è in grado di riconoscere la dignità della propria vita! “Abbiamo introdotto, dunque – scrivono i vescovi – il dubbio sul valore di certe altre vite umane”!

Il secondo problema riguarda l’ambito medico e la ricerca: quando la medicina, infatti, non riesce ad andare oltre le sue possibilità, in ultima analisi si è tentati di scegliere l’eutanasia; “Ci si dimentica – afferma la Chiesa belga – il ruolo della sedazione per calmare il dolore e l’importanza delle cure palliative, che preparano serenamente alla morte”, notano i vescovi, ricordando quindi – come terzo elemento, ripreso anche su Radio Vaticana – la necessità di una riflessione accurata sulla morte, affinché non sia “un tabù”, ma si possa raggiungere “con dignità, rispettando il valore della vita umana”. La quarta questione è quella della sofferenza. Il 70% dei belgi è a favore di una dolce morte. Questo è normale, affermano i vescovi, tutti noi cerchiamo di combattere le diverse forme di dolore per attenuare la sofferenza. Forse, però, ci sono altre domande alle quali dovremmo rispondere: “Come prepararsi ad affrontare la sofferenza come una prova che possiamo condividere e vivere insieme? In che modo possiamo sostenerci a vicenda nei momenti di sofferenza?”.

Il quinto tema è quello concernente la spiritualità. L’argomento “eutanasia” è giocato tutto sul significato della vita, e i vescovi si domandano in che modo “l’esperienza cristiana ci aiuta ad affrontare la morte e la sofferenza?”. Nel tempo di Pasqua il cristiano celebra, infatti, i misteri della passione, morte e resurrezione di Cristo, che è l’autore della vita. In che modo, dunque “il mistero pasquale ispira e illumina tutta la nostra vita? Di fronte a tali sfide, le istituzioni cristiane quale atteggiamento etico propongono?”.

Nel novembre scorso, papa Francesco affermava: “Ricordiamo che la vita umana conserva sempre il suo valore agli occhi di Dio, al di là di ogni visione discriminante. Il prolungamento delle aspettative di vita, intervenuto nel corso del XX secolo, comporta che un numero crescente di persone va incontro a patologie neurodegenerative, spesso accompagnate da un deterioramento delle capacità cognitive. Queste patologie investono il mondo socio-sanitario sia sul versante della ricerca, sia su quello dell’assistenza e della cura nelle strutture socio-assistenziali, come pure nella famiglia, che resta il luogo privilegiato di accoglienza e di vicinanza”.

Scritto per Vatican Insider

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