Papa Francesco: Verso la Luce di Cristo, oltre il fascino delle “sirene”

papa_francLa Chiesa oggi ci invita a riflettere su quella che potremmo considerare la destinazione e il significato della Natività di Cristo. Dio si manifesta (epifania) e si consegna all’intera umanità rappresentata – secondo la lettura evangelica di Matteo – dai Magi. Tali sapienti, scrutatori del cielo, cercano un di più dentro il mistero della creazione stessa. E’ la festa – scriveva il teologo K. Rahner – “del manifestarsi e rivelarsi della salvezza e del Salvatore agli uomini, al di là del proprio popolo, ai «pagani», cioè a tutti i popoli e agli uomini nel loro complesso”.

Papa Francesco celebra la Solennità dell’Epifania del Signore nella Basilica Vaticana, che può contenere però solo una piccola porzione degli oltre 6 milioni e 600mila pellegrini che – secondo alcune stime sommarie fornite dalla Prefettura della Casa Pontificia – dal marzo 2013 hanno partecipato ai vari incontri in Vaticano con Papa Francesco. Seguendo una luce – afferma il Pontefice durante l’omelia – i Magi ricercano la Luce. “La stella apparsa in cielo accende nella loro mente e nel loro cuore una luce che li muove alla ricerca della grande Luce di Cristo. I Magi seguono fedelmente quella luce che li pervade interiormente, e incontrano il Signore”.

I Magi raccontano in qualche modo la vita e il destino di ciascun uomo, un cammino talvolta impervio e faticoso, nonostante ciò – afferma il Papa – la nostra vita è un camminare, illuminati dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore, che noi cristiani riconosciamo in Gesù, Luce del mondo”. Il libro della creazione e il libro delle Sacre Scritture, ricorda Bergoglio, sono un prezioso punto di riferimento, rappresentano il nostro orientamento, ci invitano a vigilare, a stare attenti e ad ascoltare la Parola di Dio. “Specialmente ascoltare il Vangelo, leggerlo, meditarlo e farlo nostro nutrimento spirituale ci consente di incontrare Gesù vivo, di fare esperienza di Lui e del suo amore”.

«Alzati, rivestiti di luce!», afferma la Scrittura esortandoci, come nuova Gerusalemme, a riflettere sul mondo la luce di Dio. “Questa è la vocazione e la missione del Popolo di Dio nel mondo” dice il Papa. E’ facile, tuttavia, perdere l’orientamento! Il Vangelo ci ricorda, infatti, che quando i Magi “giunsero a Gerusalemme, persero per un po’ la vista della stella. In particolare, la sua luce è assente nel palazzo del re Erode: quella dimora è tenebrosa, vi regnano il buio, la diffidenza, la paura”. Erode è preoccupato per la nascita di questo Bambino, lo considera un rivale. “In realtà – afferma il Papa – Gesù non è venuto ad abbattere lui, misero fantoccio, ma il Principe di questo mondo! Tuttavia il re e i suoi consiglieri sentono scricchiolare le impalcature del loro potere, temono che vengano capovolte le regole del gioco, smascherate le apparenze. Tutto un mondo edificato sul dominio, sul successo, sull’avere e sulla corruzione, è messo in crisi da un Bambino!”. Erode inasprirà ulteriormente il suo rancore verso quella minaccia annunciata dai Magi e si macchierà del sangue di tanti bambini innocenti. “Tu uccidi i bambini nella carne perché la paura ti uccide il cuore” ricorda Papa Francesco citando i Padri della Chiesa. “I Magi seppero superare quel pericoloso momento di oscurità presso Erode, perché credettero alle Scritture, alla parola dei profeti che indicava in Betlemme il luogo della nascita del Messia. Così sfuggirono al torpore della notte del mondo, ripresero la strada verso Betlemme e là videro nuovamente la stella, provando «una gioia grandissima» (Mt 2,10)”.

Papa Francesco sottolinea un aspetto del cammino di fede compiuto dai Magi, si tratta di quella “santa furbizia” e “scaltrezza spirituale”, quasi una virtù (così come le definisce il Pontefice) che ci permettono di riconoscere i pericoli presenti nella vita ed evitarli. “I Magi seppero usare questa luce di «furbizia» quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada. Questi saggi venuti da Oriente ci insegnano come non cadere nelle insidie delle tenebre e come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita. Con questa santa furbizia hanno custodito la fede dal quel buio travestito di luci, perché il demonio talvolta si veste da angelo di luce. La santa furbizia per custodire la fede dalle «sirene» del mondo. Occorre accogliere nel nostro cuore la luce di Dio e, nello stesso tempo, coltivare quella furbizia spirituale che sa coniugare semplicità ed astuzia, come chiede Gesù ai discepoli: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16)”.

I Magi possono diventare i nostri compagni di viaggio, quei saggi compagni di strada che con il loro esempio – ricorda Papa Francesco – ci aiutano “ad alzare lo sguardo verso la stella e a seguire i grandi desideri del nostro cuore. Ci insegnano a non accontentarci di una vita mediocre, del «piccolo cabotaggio», ma a lasciarci sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello… da Dio, che tutto questo lo è in modo sempre più grande! E ci insegnano a non lasciarci ingannare dalle apparenze, da ciò che per il mondo è grande, sapiente, potente”.

E’ necessario andare oltre, non accontentarsi delle apparenze, delle facciate, oltre il fascino della mondanità e delle «sirene», bisogna proseguire verso Betlemme “là dove, nella semplicità di una casa di periferia, tra una mamma e un papà pieni d’amore e di fede, risplende il Sole sorto dall’alto, il Re dell’universo. Sull’esempio dei Magi, con le nostre piccole luci, cerchiamo la Luce”.

Scritto per Korazym.org

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