Uscire dalla propria comodità!

logo_magisProseguendo la lettura dell’Esortazione Apostolica, Evangelii Gaudium, osserviamo l’importanza che Papa Francesco ha voluto dare al tema dell’evangelizzazione, connessa alla proclamazione del Vangelo verso chi non conosce o ha sempre rifiutato Cristo. Molti di loro – afferma il Papa – “cercano Dio segretamente mossi dalla nostalgia del suo volto”, e, pertanto, tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. In questa particolare forma di apostolato i cristiani sono chiamati ad annunciare Cristo senza escludere nessuno, “non – precisa il Pontefice – come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»” (cf. Evangelii Gaudium, 14).

Questa particolare consegna missionaria, “paradigma – dice il Papa – di ogni opera della Chiesa” dovrebbe portarci, in quanto cristiani, maggiormente allo scoperto! Anche il mio vicino di casa, o il collega con cui lavoro ogni giorno hanno bisogno di Cristo; è necessario “uscire – ricorda Papa Francesco – dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (20).

Che il cristiano sia chiamato ad una maggiore disponibilità missionaria non vuol dire, però, propagandare la fede come una qualsiasi proposta pubblicitaria. E’ la testimonianza di vita che diamo (coerentemente evangelica) ad aprire la strada per un confronto, a suscitare nell’altro l’opportunità di un dialogo, senza forzare la sensibilità e l’interiorità di chi ci sta di fronte. Non siamo certamente noi – è bene ricordarlo – il prototipo di verità da annunciare, ma la Parola di Dio che abita (o dovrebbe abitare) in noi è che non possiamo controllare a nostro piacimento! “La Parola – precisa il Pontefice – ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (cfr Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi” (22).

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