Il presepe dei migranti

Mani imploranti rivolte verso l’alto e corpi umani (alcuni privi di vita) addossati l’uno accanto all’altro, tra la zattera e il mare; centinaia di volti colorati di terrore, in cerca di nuove terre… per continuare a vivere, fuggire dalla guerra portando in salvo i propri figli e restituire dignità al miracolo dell’esistenza. É questa la riflessione che ti viene in mente osservando “il presepe dei migranti”, realizzato nella parrocchia Sant’Antonio di Padova – in un quartiere periferico di Mazara del Vallo, in Sicilia – da un gruppo di volontari del Movimento adulti scout cattolici italiani (Masci).

“Dentro una vera zattera in dotazione a un peschereccio – si legge nel sito della diocesi mazarese – statue di cartone e colla raffigurano gli uomini di colore e una donna con in braccio il proprio bambino. La Natività è stata rappresentata in stile classico e sulla stella cometa c’è scritto Lampedusa. All’ingresso della grotta la simbologia è quella marinara: tipiche imbarcazioni congolesi e ghanesi si trovano davanti ai fari rosso e verde, come all’imbocco di un porto. E a fianco della Natività c’è il faro a luce bianca: simbolo di speranza ma anche di sicurezza per chi naviga per mare”.

Mazara del Vallo, considerata una città multietnica per la sua particolare posizione geografica, distante meno di 200 km dalle coste tunisine del Nord Africa, vive in primissima persona tutte le problematiche relative all’immigrazione. “Quest’anno – spiega Salvatore Abate, uno dei componenti del Masci siciliano – abbiamo voluto dedicare il presepe ai nostri fratelli immigrati che attraversano il Canale di Sicilia. Alcuni sono riusciti ad approdare a Lampedusa, altri, purtroppo, non ce l’hanno fatta. I personaggi non hanno volti definiti proprio per rappresentare tutti: donne, uomini e bambini”.

In prima linea, per la difesa dei diritti umani dei migranti, il vescovo di Mazara, monsignor Domenico Mogavero, delegato per le migrazioni della Conferenza episcopale siciliana. Mogavero ha più volte sottolineato l’urgenza di spendere maggiori energie per realizzare una seria politica d’accoglienza. “L’Unione Europea – lo dichiarava all’indomani della tragedia di Lampedusa – deve intervenire, così come il governo italiano, affinché i flussi migratori non siano affidati ai singoli territori, come Lampedusa o la Sicilia stessa. (…) Se qualcuno pensa di trovarsi di fronte a emergenze limitate nel tempo che spera di scongiurare in breve, si sbaglia. Ci troviamo di fronte a un fenomeno più complesso che durerà negli anni, legato all’intrinseca condizione dell’uomo. È normale che ciascuno voglia migliorare se stesso, occupando gli spazi più liberi” (castelvetranoselinunte.it).

Lo spirito di accoglienza dei mazaresi nei confronti degli immigrati – a volerlo misurare – lo si incontra nella disponibilità a non negare il soccorso quando i pescherecci siciliani incrociano, nelle acque del Mediterraneo, le imbarcazioni di fortuna stracolme di vite umane; nelle strade, da un balcone all’altro del vicinato, durante il lavoro, a scuola… quando il colore diverso della pelle non rappresenta un ostacolo al dialogo e alla condivisione; nelle parole del Vescovo – che rappresenta la Chiesa locale – quando (nel libro intervista a Mogavero di Giacomo Galeazzi) racconta: “Dai mazaresi, in particolare, ho imparato a guardare all’altro, diverso da me, senza sospetto e senza atteggiamenti di autodifesa; a saper vivere accanto a chi è venuto nella nostra terra, per cercare di realizzarsi come persona, costruendo un futuro di benessere per sé e per la propria famiglia, senza togliere nulla a chi lo ha accolto”.

Scritto per Vatican Insider

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