Da Luciani a Bergoglio, il richiamo alla preghiera

Uno dei passaggi principali contenuti nel tradizionale messaggio “Urbi et Orbi” di Papa Francesco, in occasione del suo primo Natale da pontefice, riguarda il fondamento della preghiera. Lo sguardo del Pontefice continua ad essere rivolto verso quelle nazioni che vivono quotidianamente il dramma della guerra, in Siria, Repubblica Centroafricana, Sud-Sudan, Nigeria, Palestina, Iraq, Corno d’Africa e nell’est della Repubblica Democratica del Congo. “Le guerre – dichiara il Papa – spezzano e feriscono tante vite! Troppe ne ha spezzate negli ultimi tempi il conflitto in Siria, fomentando odio e vendetta. Continuiamo a pregare il Signore perché risparmi all’amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l’accesso agli aiuti umanitari”.

“Abbiamo visto quanto è potente la preghiera!” – prosegue Papa Francesco – e il pensiero va subito a quella memorabile giornata di Digiuno e Preghiera indetta dal Papa, nel settembre scorso, per la pace in Siria, nel Medio oriente e nel mondo intero. Una preghiera (che interruppe gli esiti di una guerra ritenuta ormai imminente) a cui presero parte non solo le comunità cristiane presenti nel mondo, ma tutti coloro che – a diverso titolo e credo religioso – contribuirono con il desiderio interiore della pace. “Quel desiderio – lo ribadisce nel suo messaggio Papa Francesco – che allarga il cuore: tutti uniti, o con la preghiera o con il desiderio. Ma tutti, per la pace”.

Ancora cardinale, Papa Luciani osservava: “La preghiera è mezzo di comunicazione con Dio, ma i mezzi di comunicazione tra gli uomini (tv, radio, cinema, stampa) oggi prevalgono sfacciatamente e sembrano voler far fuori la preghiera del tutto; ceci tuera cela (questo ucciderà quello) è stato detto; pare si verifichi. Non sono io, ma Karl Rahner, che ha scritto: «E’ in atto anche all’interno della Chiesa un impegno esclusivo dell’uomo per le realtà temporali, che non è più una scelta legittima, ma apostasia e caduta totale della fede»”. Una preoccupazione legittima, questa, e nello stesso tempo un invito a riprogrammare lo stile di vita di ogni essere umano.

L’arte della preghiera! Ecco cosa dovremmo imparare a praticare. Ce lo ricordava già, dodici anni orsono, il Beato Giovanni Paolo II nella splendida Lettera apostolica Novo millennio ineunte. Le nostre comunità cristiane – affermava il Papa polacco – “devono diventare autentiche «scuole» di preghiera, dove l’incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero «invaghimento» del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall’impegno nella storia: aprendo il cuore all’amore di Dio, lo apre anche all’amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio” (NMI, 33).

Anche Papa Benedetto XVI riprese questo tema per rilanciarlo – nelle catechesi del Mercoledì – ed offrirlo all’attenzione di tutti i cristiani. “I Vangeli – diceva il Papa teologo – ci descrivono Gesù in dialogo intimo e costante con il Padre: è una comunione profonda di colui che è venuto nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre che lo ha inviato per la salvezza dell’uomo”; e ancora: “La preghiera non va data per scontata: occorre imparare a pregare, quasi acquisendo sempre di nuovo quest’arte; anche coloro che sono molto avanzati nella vita spirituale sentono sempre il bisogno di mettersi alla scuola di Gesù per apprendere a pregare con autenticità” (Benedetto XVI – Udienza Generale, 4 maggio 2011).

“E sono contento – ritorniamo alle parole di Papa Francesco – che oggi si uniscano a questa nostra implorazione per la pace in Siria anche credenti di diverse confessioni religiose. Non perdiamo mai il coraggio della preghiera! Il coraggio di dire: Signore, dona la tua pace alla Siria e al mondo intero”.

Certamente anche noi abbiamo bisogno di ritornare alla sorgente del nostro dialogo con Dio. La preghiera è un lasciarsi ammaestrare dal di dentro, una prerogativa fondamentale per la vita di tutti i giorni. In un mondo pieno di contraddizioni, ricercare una solitudine spirituale diventa assolutamente necessario. Abbiamo bisogno di sicurezze interiori per evitare di essere trascinati nel vorticoso sistema del non senso.

“Una sorella – raccontava Gandhi – mi disse: – Pregavo, ma ormai non lo faccio più. / Le chiesi: – Perché non lo fai più? / – Perché ingannavo me stessa – rispose. / Questa è, senza dubbio, una riposta giusta; ma io vorrei dirle: – Cessa di ingannare te stessa e rimettiti a pregare”.

Scritto per Vatican Insider

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