Rompere gli schemi noiosi

logo_magisPapa Francesco ne è assolutamente convinto: “Il bene tende sempre a comunicarsi… Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada che riconoscere l’altro e cercare il suo bene” (Evangelii Gaudium, 9). Poi, a proposito degli evangelizzatori – tutti quelli che a diverso titolo hanno il compito di annunciare e testimoniare il Vangelo – il Pontefice ricorda che “un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale… «Possa (scriveva Paolo VI) il mondo del nostro tempo – che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza – ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo” (Evangelii Gaudium, 10).

L’annuncio del Vangelo porta in sé gli elementi sorprendenti della creatività di Dio; Egli può rompere gli schemi (“noiosi” dice il Papa) nei quali pretendiamo di imprigionarlo. E così “ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realtà, ogni autentica azione evangelizzatrice è sempre «nuova»” (Evangelii Gaudium, 11).

Tali precisazioni dovrebbero aiutarci a non considerare l’efficacia dell’annuncio evangelico in base alle nostre abilità oratorie; “l’opera – dice a chiare lettere Papa Francesco – è prima di tutto sua, al di là di quanto possiamo scoprire e intendere. Gesù è «il primo e il più grande evangelizzatore». In qualunque forma di evangelizzazione il primato è sempre di Dio, che ha voluto chiamarci a collaborare con Lui e stimolarci con la forza del suo Spirito. La vera novità è quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, quella che Egli ispira, quella che Egli provoca, quella che Egli orienta e accompagna in mille modi” (Evangelii Gaudium, 12).

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