Medicina e libertà di coscienza

Se venisse modificato l’articolo 22 del Codice di Deontologia Medica, la libertà all’obiezione di coscienza verrebbe significativamente limitata. La modifica – spiega il vicepresidente dell’Associazione Medica Ebraica – Italia (AME), Renato Caviglia, ai microfoni di Radio Vaticana – “prevede l’eliminazione della possibilità di scegliere tra scienza o coscienza, imponendo di attenersi scrupolosamente a quelle che sono le linee guida delle società scientifiche internazionali, seguendo pedissequamente i dettami dell’etica e della tecnologia scientifica. Si tende ad inquadrare il medico all’interno di paletti, lasciando pochissima libertà di scelta”.

Sono i temi del dibattito proposto in questi giorni all’Università Campus Bio-Medico di Roma a cui hanno preso parte anche mons. Lorenzo Leuzzi, medico e vescovo ausiliare di Roma, e Riccardo di Segni medico e rabbino capo della Comunità ebraica romana. “Nella bozza del nuovo codice – affermava alcuni mesi fa la Dott.ssa Lucrezia Piccolomini Adami su www.fiamc.org – si attenta infatti alla libertà di coscienza del medico che diverrebbe un mero fornitore di servizi in balia delle richieste e dei capricci dell’assistito. L’operazione messa in atto è tanto più subdola perchè sfrutta quelle che sembrano piccole modifiche grammaticali, ma non lo sono affato”.

Osservando nel dettaglio la problematica presa in esame nei recenti dibattiti, il testo dell’art. 22 del Codice di Deontologia Medica 2006 dice che: “Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”. La bozza del nuovo documento, atteso per il 2014, sostituisce la parola “coscienza” con l’espressione “convincimenti etici”. Una modifica sostanziale espressa così nell’elaborazione del nuovo Codice: “il rifiuto di prestazione professionale anche al di fuori dei casi previsti dalle leggi vigenti è consentito al medico quando vengano richiesti interventi che contrastino con i suoi convincimenti etici e tecnico-scientifici”. L’atto medico – precisa la Dott.ssa Piccolomini Adami – verrà quindi praticato non più in scienza e coscienza ma solo in scienza. In sintesi sarà obbligo del medico praticare tutto ciò che è e diverrà scientificamente possibile. (E desiderabile dall’assistito)”.

Dal punto di vista etico-religioso mons. Andrea Manto, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Italiana, osserva: “Il medico in scienza certo, ma anche in coscienza e cioè in una visione dell’umano, del senso del suo agire, del rispetto della dignità della persona, è chiamato ad intervenire prendendosi cura e non a esaudire la volontà del paziente, quasi che fosse sempre e soltanto un «tecnico» della salute”.

Non poca preoccupazione destano anche altri articoli contenuti della bozza del nuovo Codice, proposti con adattamenti linguistici che mettono in discussione i “doveri” del medico. Dire, infatti, che “il medico… presta soccorso o cure d’urgenza, adoperandosi comunque tempestivamente per assicurare l’assistenza” (come proposto nella bozza del nuovo Codice), non ha la stessa valenza e perentorietà linguistica de: “Il medico… non può mai rifiutarsi di prestare soccorso o cure d’urgenza” (Vecchio Codice).

Anche la nuova formulazione dell’art. 4 desta molte perplessità; “Sul piano tecnico operativo – si legge nella bozza – il medico è tenuto ad adeguarsi alle più aggiornate evidenze scientifiche, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza mai sottostare a interessi, imposizioni o subire suggestioni di qualsiasi natura”. Il medico verrebbe così costretto ad adeguarsi alle evidenze scientifiche, ponendo – ovviamente – in secondo piano il ruolo della coscienza, il cui contributo, oggi, risulterebbe scomodo e malsopportato.

Scritto per Vatican Insider

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