“È ora di abbandonare l’ipocrisia”

“Ai fedeli e agli uomini di buona volontà all’indomani della tragedia di Lampedusa”. Si chiama così il testo del messaggio che i Vescovi della Sicilia hanno redatto in questi giorni, nella sessione autunnale della Conferenza Episcopale Siciliana (CESI), in occasione 60esimo anniversario della lacrimazione della Madonna di Siracusa. “Ci siamo lasciati interrogare – spiegano i Vescovi – dalle migliaia di persone morte nel nostro mare Mediterraneo, provocati dai gesti e dalle parole di Papa Francesco nel corso della sua visita a Lampedusa dell’8 luglio scorso. Il Papa continua a riproporci l’interrogativo: «Dov’è tuo fratello?» e torna a metterci in guardia dalla «globalizzazione dell’indifferenza che ci rende tutti «innominati», responsabili senza nome e senza volto». E di fronte a tanti morti non ci siamo sottratti alla nostra responsabilità pastorale per rivolgere una parola accorata ai fedeli e alle persone di buona volontà” (CESI).

La catastrofe umanitaria consumatasi nelle acque del Mediterraneo, a Lampedusa, ha spinto la Chiesa siciliana non solo ad offrire gli aiuti necessari per i superstiti e per i familiari delle 363 persone che hanno perduto la vita nel tentativo di portarsi in salvo, ma a prendere – con fermezza – una posizione di fronte all’opinione pubblica internazionale. “Questi morti, e le migliaia che negli anni sono stati travolti in queste acque, – prosegue la nota della CESI – chiedono verità, giustizia e solidarietà. È ora di abbandonare l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza che si auspica ancora di breve durata. La consapevolezza che spregiudicati criminali speculano sul dolore di persone in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre non può far pagare a questi ultimi la malvagità dei mercanti di morte. Il grido di aiuto e la domanda di soccorso non possono lasciare freddi o indifferenti noi e quanti, per cultura e per sensibilità, sentiamo forte a partire dal Vangelo il senso dell’accoglienza e del dialogo”.

I toni sono forti (non potrebbe essere altrimenti), e la nota dell’episcopato siciliano non manca di autorevolezza e vigore nel richiamare tutti ad una migliore e dignitosa risoluzione nei confronti di chi “fugge” dalla propria terra per garantire alle generazioni una vita migliore; “Di fronte a tanto dolore, che sembra non aver fine, occorre cambiare atteggiamento a partire dalle nostre comunità e coinvolgendo quanti si sentono interrogati da questa sfida umanitaria. […] Gli innumerevoli morti (uomini, donne, bambini), che sono seppelliti nel Mediterraneo con la loro speranza di vita e di libertà, scuotono le nostre coscienze con il loro grido di giustizia. Che il nostro silenzio e la nostra inerzia non vanifichino il loro sacrificio”. E’ diventato ormai urgente approfondire la conoscenza del fenomeno migratorio, “liberandosi – dichiarano i vescovi delle diciotto diocesi siciliane – da pregiudizi e luoghi comuni; per studiare forme possibili di aiuto e di solidarietà verso gli immigrati; per sollecitare interventi politici ai diversi livelli che contribuiscano ad affrontare realisticamente il problema e a elaborare soluzioni efficaci”.

I Vescovi siciliani, non dimenticano – nel redigere la nota – il valore dei lampedusani, impegnati ormai da anni alla cura e all’accoglienza degli immigrati: “La gente di Lampedusa, alla quale va la nostra gratitudine e la nostra ammirazione per l’instancabile apertura di cuore nei confronti di quanti hanno cercato approdo tra loro, ha mostrato al mondo il valore e l’efficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza”; e nello stesso tempo – i Vescovi – non dimenticano “l’inutilità controproducente di talune risposte istituzionali che non hanno contribuito a risolvere il problema, ma anzi hanno moltiplicato il numero delle vittime”.

Scritto per Vatican Insider

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