Un grande campione e un buon cristiano

Nei primi anni del dopoguerra l’Italia fu chiamata a risalire la china e a faticare non poco per ricostruire l’economia e il tessuto sociale di un’intera nazione, messa in ginocchio dall’ideologia nazista. Erano gli anni in cui ci si doveva accontentare di poco per andare avanti, ma erano anche gli anni di Bartali e Coppi, le due leggende del ciclismo mondiale, che proiettavano nell’immaginario comune un’Italia capace di volare e vincere a forza di “pedalate”.

Di leggendario, nella vita di Gino Bartali – oltre alla foto che lo ritrae insieme a Fausto Coppi mentre si passano una bottiglietta d’acqua durante una salita al Tour de France del 1952 – c’è qualcos’altro. Fra il settembre del 1943 e il giugno del 1944, infatti, Bartali compì numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi nascondendo (nei tubi del telaio della sua bicicletta) documenti e foto tessere per consentire ad una stamperia segreta di falsificare i documenti che sarebbero serviti per salvare circa 800 cittadini di nazionalità ebrea.

Un grande campione e un buon cristiano. Era questo, fino a ieri, il riconoscimento unanime di milioni di italiani attribuito a Gino Bartali, a cui il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, nel 2006, conferì la medaglia d’oro al merito civile per i gesto di grande solidarietà compiuto a favore degli ebrei con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti in Toscana, riuscendo a salvare circa 800 cittadini ebrei”. Da oggi, Gino Bartali è anche “Giusto tra le nazioni”.  Si tratta di un importantissimo riconoscimento proveniente dallo Yad Vashem, l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah fondato nel 1953.

Bartali, “un cattolico devoto, – spiega lo Yad Vashem – nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’Arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa (anch’egli riconosciuto Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem). Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato – prosegue Yad Vashem – centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia”.

Un uomo semplice, dunque , un campione del ciclismo e di umanità, che è stato capace di cose straordinarie, e che continuerà a vivere come esempio per la gente di ogni tempo. Bartali – spiega il presidente di Yad Vashem, Avner Shalev – ha agito “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto”.

La moglie di Gino Bartali e il figlio Andrea hanno accolto con grande commozione il prestigioso riconoscimento proveniente dalla cultura ebraica. “E’ una cosa magnifica – dichiara Andrea Bartali – aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa. Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme”.

“I miei figli – affermò una volta Gino Bartali – li ho visti poco. Mi consolo pensando di aver sostituito la presenza con l’esempio”.

Scritto per Vatican Insider

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