Al telefono con il Papa

Sono trascorsi quindici anni dal 13 ottobre del 1998, quando per la prima volta nella storia del giornalismo e della televisione un Papa telefonò in diretta durante un talk show televisivo. La Rai aveva dedicato a Giovanni Paolo II l’intera trasmissione di “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa, per celebrare i vent’anni del suo pontificato, e in quella stessa occasione il Papa volle ringraziare tutti per la particolare attenzione. Tre milioni di telespettatori (con uno share del 12,63 % nella prima parte e del 15,14 % nella seconda) assistevano ad un vero e proprio evento mediatico, e il volto del giornalista Bruno Vespa – un misto tra commozione e incredulità – sembrava destinato a rimanere l’icona di un prestigioso e irripetibile primato.

Con il Pontificato di Francesco, però, anche altre persone hanno provato l’analoga  emozione di parlare al telefono con il Papa. Tra i primi contatti telefonici di Papa Bergoglio, infatti, – a pochissime ore dall’elezione a Romano Pontefice – ricordiamo quella indirizzata a due amici giornalisti romani, Gianni Valente e Stefania Falasca; all’edicolante di calle Bolivar, a pochi passi dalla cattedrale di Buenos Aires, per disdire l’abbonamento al quotidiano “La Nacion”; recentemente a Rosalba Tomassoni, la mamma di Andrea, l’imprenditore assassinato a Pesaro lo scorso 3 giugno a colpi di pistola mentre saliva sulla sua auto. Qualche giorno prima il Papa aveva telefonato all’altro figlio di Rosalba, Michele, che gli aveva scritto una lettera; a Padova, a uno studente in ingegneria di diciannove anni Stefano Cabizza; ad una connazionale, una donna argentina, Alejandra Pereyra, vittima di uno stupro da parte di un poliziotto; a Juan José, chiamato “Il corvo” perché tifoso della squadra di calcio San Lorenzo.

Quella adottata da Bergoglio non è una mera strategia per sorprendere i fedeli e regalare loro la semplice emozione di aver parlato con il Papa; molte di queste telefonate sottolineano, infatti, lo sguardo particolare che il Pontefice rivolge a chi vive una particolare condizione di sofferenza. Una sensibilità questa che bisognerebbe riscoprire un po’ di più nella nostra vita quotidiana! “La propria testimonianza di fede nel Signore risorto e la propria missione si esprimono in modo privilegiato con il servizio nella carità”, si legge nella nota pastorale della Cei, “Il giorno del Signore”, pubblicata nel luglio del 1984. “Se il frutto dell’Eucaristia – prosegue il documento – è la conformazione al Cristo, l’attenzione ai più infelici, ai poveri, ai malati, a chi è nella solitudine, sarà certo uno dei segni più trasparenti della sua efficacia. Una visita, un dono, una telefonata, ma anche un impegno più serio e perseverante là dove c’è bisogno, possono portare luce in una giornata altrimenti triste e grigia”.

Questa “linea diretta” con Papa Francesco, nel frattempo, è diventata il desiderio comune di tantissime persone. Tutti vorrebbero parlare con lui. E così anche nonna Concetta, che sta per festeggiare il suo 107esimo compleanno, attraverso la nipote Maria De Nicola, scrive alle redazioni dei media umbri per rivolgere un appello al Papa: “Mia nonna ci racconta sempre – si legge nella lettera – che durante la Seconda Guerra mondiale è riuscita a nascondere alcuni ebrei nel suo casolare per diversi giorni salvandogli così la vita. Per il suo compleanno la famiglia ha organizzato una festa molto ristretta, però, – scrive Maria – vorremmo tanto che si realizzasse il sogno di mia nonna: incontrare o ricevere prima di morire una telefonata da Papa Francesco che lei stima tantissimo”.

Chissà, magari se non si intasano le linee telefoniche del Vaticano, anche per nonna Concetta – che attende da oltre un secolo – il sogno di abbracciare o parlare con il Papa potrebbe diventare realtà!

Scritto per Korazym.org

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