“Mai uccidere il prossimo con la nostra lingua”

pa_fra_nceTerminata la pausa estiva, Papa Francesco riprende le riflessioni quotidiane nella Cappella della Domus Sanctae Marthae per i piccoli gruppi di persone che nel corso di questi ultimi sei mesi (da quando Bergoglio è diventato Pontefice) si sono avvicendati e hanno avuto la possibilità di condividere con il Papa l’appuntamento quotidiano della celebrazione eucaristica. Una novità questa, rispetto, al passato che continua a riscuote l’attenzione di moltissimi fedeli, in attesa delle parole del Papa prima di iniziare la giornata.

Papa Francesco, nel corso della sua omelia odierna prende le mosse dal racconto evangelico proposto dalla Liturgia, che parla dell’incontro di Gesù con i propri conterranei. I nazaretani ammirano Gesù – osserva il Pontefice – ma aspettano da lui un qualcosa di strabiliante: “volevano un miracolo, volevano lo spettacolo” per credere in lui. Così Gesù dice che non hanno fede e “loro si sono arrabbiati, tanto. Si sono alzati, e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù, per ucciderlo”. “Ma guardate com’è cambiata la cosa: – prosegue il Pontefice – cominciarono con bellezza, con ammirazione, e finivano con un crimine: volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste cose … Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità. Quando in una comunità si dice: «Ah, che buono, questo che è venuto da noi!». Se ne parla bene il primo giorno; il secondo, non tanto; e il terzo si incomincia a spettegolare e finiscono spellandolo”.

Ritorna così d’attualità un antico problema spesso presente nella vita dell’uomo, il cicaleccio di discorsi vani e il mero pettegolezzo nei confronti degli altri che diventa spesso calunnia. Il Papa afferma: “Quelli che in una comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono uccidere. (…) Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua!”.

Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia e non ci devono essere quelle chiacchiere che uccidono i fratelli. “Una comunità, una famiglia – ha proseguito il Papa – viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell’altro, e così si distrugga”. “In questi giorni – ha sottolineato – stiamo parlando tanto della pace”, vediamo le vittime delle armi, ma bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane: “la lingua, le chiacchiere, lo spettegolare” (Radio Vaticana). Ogni comunità – ha concluso il Papa – deve vivere invece con il Signore ed essere “come il Cielo”: “Perché sia pace in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo, dobbiamo incominciare così: essere con il Signore. E dov’è il Signore non c’è l’invidia, non c’è la criminalità, non c’è l’odio, non ci sono le gelosie. C’è fratellanza”.

Mai uccidere il prossimo con la nostra lingua, e stare con il Signore. Diventa questo il principale impegno suggerito dal Pontefice alla ripresa di queste meditazioni, che dalla casa di Santa Marta raggiungono – o dovrebbero raggiungere – la sensibilità di tutti.

Scritto per Vatican Insider

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