Aparecida 2007: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi”

aparecida_abbraccioIl terzo pontefice dell’era moderna – dopo le visite di Giovanni Paolo II (1980) e Benedetto XVI (2007) – sta per giungere presso il famoso santuario latinoamericano di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile. Un santuario – il secondo più visitato al mondo dopo quello di Lourdes – che in un solo mese è capace di accogliere un milione di pellegrini, e che nel corso del 2012 ha registrato la presenza totale di 11.114.639 visitatori.

La Vergine Aparecida (Apparsa), sotto il nome di Immacolata Concezione, divenne patrona della città di San Paolo in seguito ad un episodio risalente al XVIII secolo, quando alcuni pescatori, gettando le reti nel fiume Paraiba, portarono in superfice una statua decapitata della Vergine Nera (come il colore di chi era stato costretto in schiavitù) e in un secondo momento la testa. La devozione alla Vergine Immacolata Concezione “Aparecida” con il passare degli anni divenne sempre più grande, tanto da suggerire nel 1737 la costruzione di una cappella per accogliere i numerosi fedeli che iniziavano a provenire da ogni parte del mondo.

“Che cosa cercavano gli antichi pellegrini? – Ricordò Giovanni Paolo II durante la prima storica visita – Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto la riconciliazione con Dio e l’alimento eucaristico. E ripartono fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra”.
Fu Papa Pio XI, il 16 giugno del 1930, a dichiarare Nostra Signora Aparecida patrona del Brasile, mentre nel 1946 iniziarono i lavori di costruzione dell’attuale Basilica, consacrata il 4 luglio del 1980 da Giovanni Paolo II. Due rose d’oro sono ancora conservate nel famoso Santuario, dono di Paolo VI (inviata nel 1967 per commemorare il 250° anniversario del rinvenimento dell’immagine) e di Benedetto XVI (personalmente offerta durante la visita del 2007).
Come dicevamo prima, nel maggio 2007 anche Papa Benedetto XVI si recava in Brasile per venerare il simulacro della Vergine Aparecida e per inaugurare la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, che proprio in quei giorni avrebbe dovuto tracciare le linee guida del futuro decennio pastorale. Nel corso della sua visita Benedetto XVI aveva offerto delle indicazioni forti per la stesura del documento finale che sarebbe stato redatto dal suo successore, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, chiamato a presiedere il comitato di redazione del documento finale. “Nel mondo di oggi – ricordava Papa Ratzinger – c’è il fenomeno della globalizzazione come un intreccio di relazioni a livello planetario”. Esso comporta “il rischio dei grandi monopoli e di trasformare il lucro in valore supremo. Come in tutti i campi dell’attività umana, anche la globalizzazione deve essere guidata dall’etica, mettendo tutto al servizio della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio”.
“Davanti al fallimento di tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi” bisogna imparare a riconoscere Dio, per conoscere la realtà e per risponderle in modo adeguatamente umano. Benedetto XVI indicava, così, all’episcopato latinoamericano, i fondamenti evangelici che bisognava percorrere: educare il popolo alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, perché diventi il suo vero alimento; i pastori si sforzino di trasmettere, in forma semplice e sostanziosa, il messaggio di Cristo; si intensifichino la catechesi e la formazione nella fede, tanto dei bambini quanto dei giovani e degli adulti, attraverso il contributo del Catechismo della Chiesa Cattolica, e la celebrazione eucaristica domenicale diventi l’appuntamento principale di ogni famiglia. “In questo campo – osservava il Pontefice – non bisogna limitarsi solo alle omelie, conferenze, corsi di Bibbia o teologia, ma si deve ricorrere anche ai mezzi di comunicazione: stampa, radio e televisione, siti di internet, fori e tanti altri sistemi per comunicare efficacemente il messaggio di Cristo ad un gran numero di persone”.
Bisognava anche dare risposta alla grande sfida della povertà e della miseria, a quelle molteplici e complesse situazioni di ingiustizia (in America Latina come nel resto del mondo) che non è possibile  affrontare con programmazioni generiche, e verso le quali le promesse ideologiche del capitalismo e del marxismo si sono dimostrate false. “I fatti lo hanno evidenziato. Il sistema marxista, – afferma il Papa – dove è andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa oppressione delle anime. E la stessa cosa vediamo anche all’ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un’inquietante degradazione della dignità personale con la droga, l’alcool e gli ingannevoli miraggi di felicità”.

Fra le altre priorità messe in luce dal Pontefice: l’attenzione verso la famiglia – “patrimonio dell’umanità, scuola della fede, palestra di valori umani e civili, focolare nel quale la vita umana nasce e viene accolta generosamente e responsabilmente” – messa in ginocchio dal secolarismo e dal relativismo etico, dalla povertà “dall’instabilità sociale e dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l’aborto, minacciano il futuro dei popoli”; i sacerdoti, promotori del discepolato che “devono ricevere, in modo preferenziale, l’attenzione e la cura paterna dei loro Vescovi, perché sono i primi operatori di un autentico rinnovamento della vita cristiana nel Popolo di Dio. […] Per compiere il suo alto compito, il sacerdote deve avere una solida struttura spirituale e vivere tutta la sua vita animato dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Deve essere, come Gesù, un uomo che cerchi, attraverso la preghiera, il volto e la volontà di Dio, e che curi anche la sua preparazione culturale ed intellettuale”; i laici, chiamati ad essere “corresponsabili nella costruzione della società secondo i criteri del Vangelo, con entusiasmo ed audacia, in comunione con i loro Pastori. […] A portare al mondo la testimonianza di Gesù Cristo ed essere fermento dell’amore di Dio tra gli altri”; infine i giovani, chiamati ad “affrontare la vita come una continua scoperta, senza lasciarsi irretire dalle mode o dalle mentalità correnti, ma procedendo con una profonda curiosità sul senso della vita e sul mistero Dio […], e “opporsi ai facili miraggi della felicità immediata ed ai paradisi ingannevoli della droga, del piacere, dell’alcool, così come ad ogni forma di violenza”.

Nel momento in cui venne pubblicato il documento finale della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, non mancarono alcune polemiche e l’accusa di manipolazione del testo in alcune delle sue parti. A tali insinuazioni rispose anche il card. Jorge Mario Bergoglio che aveva presieduto il comitato di redazione del documento finale. In una intervista, pubblicata dal mensile internazionale “30Giorni”, il futuro pontefice dichiarava: “Il documento conclusivo, che è un atto del magistero della Chiesa latinoamericana, non ha subito nessuna manipolazione. Né da parte nostra né da parte della Santa Sede. Ci sono stati alcuni piccoli ritocchi di stile, di forma, e alcune cose che sono state tolte da una parte sono state rimesse dall’altra; la sostanza, quindi, è rimasta identica, non è assolutamente cambiata. Questo perché il clima che ha portato alla redazione del documento è stato un clima di autentica e fraterna collaborazione, di rispetto reciproco, che ne ha caratterizzato il lavoro, un lavoro che si è mosso dal basso verso l’alto, non viceversa. […] È forse la prima volta che una nostra Conferenza generale non parte da un testo base preconfezionato ma da un dialogo aperto, che era già iniziato prima tra il Celam e le Conferenze episcopali, e che è continuato poi” (30Giorni, 11/2007).

Il Documento finale è strutturato in tre grandi parti: “La vita dei nostri popoli”, con uno sguardo teologale e pastorale verso i grandi cambiamenti che stanno accadendo nel continente latinoamericano e nel mondo, e che interpellano l’evangelizzazione; “La vita di Gesù Cristo nei discepoli missionari”, che mostra “la bellezza della fede in Gesù Cristo come fonte di vita per gli uomini e le donne che si uniscono a Lui e percorrono il cammino verso il discepolato missionario”; “La vita di Gesù Cristo per i nostri popoli”, le principali azioni pastorali e il dinamismo missionario che aiuti a trasformare la Chiesa in una comunità più missionaria, coinvolgendo le Chiese particolari, le comunità ecclesiali e gli organismi pastorali.
Nelle pagine del Documento di Aparecida è possibile constatare un’armoniosa corrispondenza tra le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI durante la permanenza in Brasile e le conclusioni della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano. “Siamo qui convenuti – dichiarava, infatti, Benedetto XVI nella Messa di inaugurazione – per una riunione ecclesiale. Ci richiama il senso del discernimento comunitario intorno alle grandi problematiche che la Chiesa incontra lungo il suo cammino e che vengono chiarite dagli «apostoli» e dagli «anziani» con la luce dello Spirito Santo […]. I capi della Chiesa discutono e si confrontano, ma sempre in atteggiamento di religioso ascolto della Parola di Cristo nello Spirito Santo. Perciò alla fine possono affermare: «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…» (At 15,28). Questo è il «metodo» con cui operiamo nella Chiesa, nelle piccole come nelle grandi assemblee. Non è solo una questione di procedura; è il riflesso della natura stessa della Chiesa, mistero di comunione con Cristo nello Spirito Santo”. Analoghe le considerazioni espresse dal card. Jorge Mario Bergoglio sei mesi dopo il raduno di Aparecida: “«Armonia»… questo è il termine giusto. Nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo. […] Lui solo è autore al medesimo tempo della pluralità e dell’unità. Solo lo Spirito può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione. Ad Aparecida abbiamo collaborato a questo lavoro dello Spirito Santo. E il documento, se si legge bene, si vede che ha un pensiero circolare, armonico. Si percepisce quell’armonia non passiva, ma creativa, che spinge alla creatività perché è dello Spirito” (30Giorni, 11/2007).

Il Brasile e tutto il popolo latinoamericano attendono adesso il nuovo Pontefice, che ha scelto di dedicare la tappa più lunga del suo primo Viaggio Apostolico fuori dall’Italia al Santuario della Vergine Aparecida. Un pellegrinaggio – ha riferito in questi giorni il Direttore della Sala Stampa vaticana P. Federico Lombardi – “molto voluto” da Papa Francesco, da trascorrere in preghiera davanti all’immagine della Madonna Nera perché custodisca tutti i giovani della Gmg e il suo pontificato.

Scritto per Korazym.org

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