Quel legame profondo tra “Communio” e Ratzinger

“Anche se da molto tempo non faccio più parte della redazione, ma sono solo un lettore, mi sento tuttavia legato, per tutta la vita, a questo organismo sin dalla sua fondazione”. Con questa singolare espressione Papa Benedetto XVI dichiarava il profondo legame con la Rivista Teologica “Communio” (nata nel 1972 da una intuizione del teologo svizzero H.U. von Balthasar) indirizzando una lettera (agli inizi del 2012) al prof. Jan-Heiner Tück, direttore dell’edizione tedesca della Rivista Cattolica Internazionale Communio, in occasione del quarantesimo anniversario di fondazione nelle due edizioni in lingua italiana e tedeca.

“Riproponiamo ora questa lettera – scrive P. Aldino Cazzago, direttore di Communio italiana, edita da Jaca Book –  in riconoscenza  al Papa che ha rinunciato al servizio petrino  in un gesto di  estremo amore  alla Chiesa. […] A Communio egli lascia il dono della  sua testimonianza coraggiosa,  della sua amicizia e della sua paternità, insieme con l’invito ad attingere alla luce che viene dalla parola della Scrittura ricevuta dalla tradizione viva della Chiesa, a trasmetterla ai lettori non in una ripetizione stanca, bensì in una ricchezza e pluralità capace di raggiungere i diversi ambiti della vita, di vivificare l’impegno del cristiano nel mondo”.

Papa Ratzinger nel testo della sua lettera ricorda l’amicizia con Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac, Loui Bouyer, Marie-Joseph Le Guillou e altri teologi appartenenti alla Commissione Teologica Internazionale, che nel 1969 si riuniva annualmente e cercava di mettere in relazione il lavoro dei teologi con l’opera del Magistero, pensarono di realizzare una rivista internazionale

“Eravamo – spiega Benedetto XVI – proprio nel mezzo della drammaticità degli anni del Sessantotto, in cui pareva non ci fosse più alcuna misura, ma che tutto fosse a disposizione, che si dovesse rifare da capo il mondo, in generale, e con esso anche la Chiesa. Già in questi colloqui ci era chiaro che l’internazionalità – o, meglio, la cattolicità – non poteva significare uniformità. Sebbene lo tsunami degli anni del Sessantotto investisse l’intero Occidente, le situazioni culturali concrete erano molto diverse”.

Tre erano i capisaldi della teologia di quegli anni: Balthasar, de Lubac e Ratzinger. La rivista che stava per nascere intendeva guardare – con modalità nuove – “oltre i confini particolari della teologia, spingendoci negli ambiti essenziali dell’esistenza umana, in cui la fede si concretizza”. “L’idea da noi perseguita, – prosegue Papa Ratzinger – particolarmente su insistenza di Franz Greiner, era di fare una Rivista non limitata all’invio a un’anomima cerchia di lettori. Volevamo costituire nelle località più grandi dei gruppi di Communio.  Essi avrebbero dovuto, da un lato, discutere la Rivista e porla in una relazione efficace con i loro ambiti di vita, dall’altro, essere per noi fonte di ispirazione e aiutarci nel confronto con la realtà in cui essi si muovevano. Doveva essere uno scambio vitale, così che non fossimo solo noi a parlare ai nostri lettori, ma questi ultimi a noi, e in questo dialogo ci raggiungesse, di volta in volta, la loro realtà”.

Papa Benedetto ritorna indietro negli anni e constata con grata soddisfazione che il seme di “Communio” non si è perduto; “Quel che allora ci ha mosso nel profondo era la passione per la fede, che minacciava di essere sepolta sotto i moralismi e le avventure intellettuali. Allo stesso tempo, noi sapevamo che è proprio essa la forza capace di generare realmente il futuro”.

E’ possibile realizzare anche oggi un simile dialogo tra lettori e ascoltatori? Far uscire una Rivista dall’ambito puramente intellettuale e farla divenire una forza capace di plasmare la vita ecclesiale? Sono queste le sfide che “Communio” è chiamata ad accogliere e alle quali lo stesso Ratzinger fa riferimento nella sua lettera.

“Da alcuni anni – dichiara a tal proposito Padre Aldino Cazzago – i responsabili  di Communio sono impegnati a entrare in dialogo con i lettori, a lasciarsi stimolare da loro in uno scambio di dottrina e di sapienza, di visione cristiana del mondo che prende le mosse dal centro comune, lì dove nella liturgia si celebra l’offerta sacrificale del Signore morto e risorto e per opera dello Spirito Santo assunto al cielo dove siede alla destra del Padre e  prepara la dimora a tutti  quelli che non si chiudono al suo amore”.

Il testo della lettera di Papa Benedetto XVI è stato pubblicato nel n. 235 della rivista Communio, edita dalla Jaca Book e attualmente in edicola.

Pubblicato su Vatican Insider

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